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American Horror Story 11×09 – 11×10 – Requiem 1981/1987 Part One – Part Two

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requiem part 1Lo si dirà fin dall’inizio: stavolta il finale di stagione di AHS, dopo annate sempre deludenti (dove spesso si mandava tutto in vacca in soluzioni senza senso), risulta essere soddisfacente.
Niente di avvicinabile al capolavoro ma è chiaro come stavolta il “cosa si vuole dire” vada a braccetto col “come” viene trattato”, ed è apprezzabile che ci sia un finale che possa essere definito tale. È il tutto che funziona, ovviamente alla maniera di Murphy e Falchuk, mentre le firme di questi ultimi due episodi sono delle sei mani appartenenti a Our Lady J, Ned Martel e Charlie Carver.

I FANTASMI DEI (NATALI) PASSATI


Utilizzando un escamotage reso famoso da Dickens nel suo racconto Christmas Carrol, la morte mistica di Theo e il suo funerale permettono di esplorare cos’è successo e cosa accadrà a due dei personaggi principali di questa stagione: Sam e Patrick. Entrambi emersi come figure estremamente controversoe lungo gli 8 episodi precedenti, attraverso questo mezzo narrativo si riesce ad inquadrarli in maniera più profonda grazie ad episodi formativi della loro storia personale.
Le caratteristiche che li accumunano sono essenzialmente due:

  • il primo è quello di ammalarsi di AIDS nel periodo clou della sua diffusione, quello degli anni ’80, soprattutto nella prima fase che interessava solo gli omosessuali; entrambi verranno uccisi (Sam quasi subito mentre Patrick molto lentamente) e questo li porterà ad affrontare i propri demoni e a vivere la malattia come punizione dei propri peccati;
  • al di là delle loro backstory (entrambi con padri problematici), è evidente che la seconda caratteristica comune sia come siano sempre stati guidati dal loro egoismo nelle decisioni importanti della propria vita e di come questo li abbia in definitiva spezzati e allontanati del resto dell’umanità; in maniera crudele per Sam mentre per Patrick l’incontro con Gino permette un certo grado di redenzione.

È interessante come la narrazione giochi con l’empatia verso queste due figure tendenti al negativo di cui lo spettatore è portato a provare pietà, proprio perché l’essere stronzi (e omosessuali) non li renda meritevoli di morire in quel modo, cioè isolati da tutti e in cerca di perdono.
Stranamente le loro morti non sono cruente come AHS abitua di solito ma anzi si illuminano di una luce e di una pietà che innalza la narrazione verso un senso più profondo: la sostanziale crudeltà degli arrivisti anni ’80 verso chi non è allineato e debole. Per Sam l’incontro con Big Daddy sarà quasi liberatorio mentre per Patrick dimostrerà a se stesso di poter essere amato da qualcuno.

requiem part 2

COSA È STATO L’AIDS


Nell’episodio nove per la prima (ed unica) volta viene nominata la parola AIDS per spiegare cosa sta uccidendo Patrick. Nell’ultima puntata vengono mostrate le conseguenze sociali della malattia. Farmacie deserte dedicate solo alla somministrazione dell’AZT, il primo farmaco per gestirla (e non curarla) o dottori che ignorano la gravità del problema deviando su altre malattie con sintomatologie apparentemente simili.
In quest’ultimo episodio sono Gino e Adam i protagonisti, entrambi impegnati a combattere per far riconoscere il problema e per sensibilizzare il pubblico. Veramente toccante tutta la sequenza con in sottofondo i Kraftwerk dove letteralmente degli uomini si buttano direttamente in una tomba del cimitero o vengono serviti con un Mai Tai direttamente da Big Daddy, tutti contagiati da quel male misterioso e inizialmente discriminante che era l’AIDS.
Il tutto immerso in un’atmosfera tragica, quasi senza speranza, dove la natura umana viene fuori nella sua essenza.
Risulta quindi evidente dal carico emotivo presentato come questa stagione sia stata vissuta dagli autori in maniera diversa, mettendo da parte l’aspetto più strettamente orrendo ma anche, e qui lo stupore, la facile soluzione ad effetto piena di barocchismi. È vero, la raffigurazione di Big Daddy è quella tipica dell’immaginario BDSM che qui si tramuta nella personificazione della morte stessa, che può anche essere vista solo da un gruppo di persone, sembrando quasi esistere solo per loro, avvertendole del proprio destino. Lo stesso Gino la vede attraverso lo specchio, consapevole della sua prossima venuta ma nonostante questo, da mettere in attesa per continuare la battaglia, fino all’ultimo giorno.
La scena finale è esemplificativa di quanto si sia voluto narrare: Adam non riesce a trovare le parole da dire al funerale di Gino. Un chiaro riferimento all’incapacità di fronteggiare una situazione che, personalmente e socialmente, ha devastato un intero gruppo sociale fatto di persone tremendamente umane.

UNA STAGIONE TUTTO SOMMATO BUONA


Quanto detto finora potrebbe portare a dare un pieno voto di apprezzamento ma va segnalato come la narrazione sia stata troppo discontinua e squilibrata, soprattutto nelle parti più dinamica. Questi due episodi sono sostanzialmente privi di azione, totalmente votati a spiegare alcune sfaccettature dei personaggi che potevano essere gestite meglio lungo la narrazione della storyline principale.
Due episodi molto densi drammaticamente ma totalmente slegati ed indipendenti dal resto. Questo li rende in teoria anche in qualche modo “inutili”. Apprezzabili ma inutili.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La sequenza finale del decimo episodio è un strappo al cuore per tragicità e intensità emotiva
  • Tutti bravissimi e in parte
  • Due episodi belli ma troppo slegati dal resto. Sarebbe stato meglio integrare questa parte drammatica alla parte più thriller della stagione

 

Si può dire finalmente che AHS abbia prodotto una stagione meritevole di essere vista e che offre uno sguardo da dentro ad un periodo storico troppo poco approfondito nella narrazione mainstream.

Dopo miliardi di ore passate a vedere cartoni giapponesi e altra robaccia pop anni ’80 americana, la folgorazione arriva con la visione di Twin Peaks. Da allora nulla è stato più lo stesso. La serialità è entrata nella sua vita e, complici anche i supereroi con le loro trame infinite, ora vive solo per assecondare le sue droghe. Per compensare prova a fare l’ingegnere ma è evidentemente un'illusione. Sogna un giorno di produrre, o magari scrivere, qualche serie, per qualche disperata tv via cavo o canale streaming. Segue qualsiasi cosa scriva Sorkin o Kelley ma, per non essere troppo snob, non si nega qualche guilty pleasure ogni tanto.

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