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Echo 1×05 – MayaTEMPO DI LETTURA 4 min

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Echo 1x05 recensioneFugando subito ogni dubbio, questo finale di serie sfortunatamente sancisce la paura che si era già provata sin dal momento dell’annuncio della miniserie: ci si trova di fronte all’ennesimo fallimento Marvel/Disney+.
Un’affermazione che deriva da un’altalena di voti e di puntate che sono state chiaramente tagliuzzate e incollate tra loro a volte con la saldatrice e altre con un chewing-gum, portando a fare ritocchi importanti ad una serie che da un lato si è vista tagliare un episodio in fase di montaggio e dall’altro è andata sotto pesanti sessioni di reshooting per sopperire allo schifo partorito inizialmente sotto la gestione scellerata di Bob Chapek.
Chiunque avesse sperato in un “ritorno alle origini” del MCU in stile Daredevil dopo essere stato abbagliato con i fanali come un cervo in una strada di montagna con il pilot, ha poi sbattuto il muso contro un albero e contro il guardrail con “Lowak” e “Taloa“, riprendendosi parzialmente con le scene d’azione viste in “Tuklo“.

#COSEACASO


L’internet è un posto meraviglioso dove si possono trovare meme su qualsiasi cosa, specialmente su quelle che si rivelano un fallimento. Non è quindi un caso che, anche non volendo, ci si imbatta in questi giorni su meme con Wilson Fisk inginocchiato al cospetto di Maya Lopez con quest’ultima che mette le mani sopra la sua testa mentre vengono eliminate cose a caso dalla sua memoria o altri in cui Kingpin picchia il gelataio perché non gli aveva dato il gusto di gelato che voleva. E ce ne sono molti altri.
A dirla tutta, se si confrontano alcuni meme non si è nemmeno così distanti da una possibile realtà, specialmente se si considera la quantità abnorme di cose a caso a cui si è dovuto assistere in “Maya”. Basterebbe citare il sicario di Kingpin che arriva vestito da camperista con un lanciarazzi, oppure lo zio di Maya che gli spara da distanza siderale senza farsi troppi problemi, o ancora la trasmissione dei superpoteri a Bonnie e a nonna Lopez che immediatamente sanno come usarli. Il tutto senza dimenticare le costanti scorribande di Maya in moto per le campagne dell’Oklahoma.
Specialmente la questione dei superpoteri è un qualcosa che, sebbene spieghi l’esistenza dei vari flashback, dall’altro non è assolutamente giustificata dal risultato finale che distanzia il character sia dalla sua versione fumettistica che dalla sua appartenenza al lato “urban” del MCU e non aggiunge assolutamente niente alla storia. Poi se ci si sofferma a riflettere per mezzo secondo, la distribuzione a piacimento dei superpoteri sembra non sorprendere nessuno, quasi come se fosse un qualcosa di assolutamente naturale e non un evento eccezionale da interiorizzare. Ci voleva veramente così poco per produrre un risultato decente.

NEMMENO WILSON FISK RIESCE A TENERE LA BARCA A GALLA


Vincent D’Onofrio fa quello che può in questo series finale ma nemmeno lui può salvare una puntata la cui sceneggiatura è stata scritta su una groviera. Il confronto con Maya dura forse 90 secondi e poi viene addirittura tagliato in fase di montaggio e si passa a lui che entra in macchina impaurito: niente confronto, niente spiegazione del perché Maya lo lasci andare prima dell’arrivo della polizia, niente. E ovviamente anche l’arrivo stesso della polizia è un evento che viene cancellato dalla memoria del pubblico in mezzo secondo, d’altronde non era stato lanciato un razzo in cielo e il cugino Biscuits non aveva distrutto due auto alla sagra indiana di paese. Tutte cose normali in Oklahoma, tanto è il pranzo della domenica che importa veramente.
Ad aggiungere benzina sul fuoco ci pensa poi la scena dopo i titoli di coda che accompagna lo spettatore verso una nuova trama (già vista nei fumetti) in cui Kingpin si candiderà per diventare sindaco di New York. Verosimilmente una trama che potrebbe coinvolgere sia Spider-Man che Daredevil. Purtroppo però anche qui si deve guardare il bicchiere mezzo vuoto perché il modo in cui viene presentato non è accettabile: anche se apprezzabile per l’utilizzo di una vera intervista, l’idea arriva come una di quelle classiche lampadine che si accendono sulla testa dei personaggi nei cartoni animati. Eccessiva.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Vincent D’Onofrio
  • Una sofferenza che dura solo 34 minuti, titoli di coda inclusi
  • Superpoteri che vanno e vengono come se si fosse al supermercato
  • Finale veramente troppo veloce e, di conseguenza, superficiale
  • Personaggi secondari che compiono decisioni a caso, vedasi il cugino che a caso distrugge due auto
  • Maya che continua a girare in moto senza uno scopo
  • Il pranzo della domenica con tutti felici e contenti
  • Confronto Fisk-Maya che viene interrotto dal montaggio
  • Scena dopo i titoli di coda che arriva come “rivelazione dal cielo”

 

Nonostante uno stuolo di sceneggiatori che hanno provato a mettere toppe a destra e a manca, il risultato finale di “Maya” distrugge il poco di buono che era stato fatto in precedenza e mina ulteriormente le già basse aspettative dei futuri show MCU. In tutto ciò, Echo si conferma, sfortunatamente, l’ennesima serie Marvel che non doveva nemmeno vedere la luce e che può essere serenamente saltata a piè pari.

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Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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