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Ozark 4×14 – A Hard Way To GoTEMPO DI LETTURA 11 min

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Ozark-4x14 Quindi, dopo quattro stagioni, Ozark cosa è stata veramente? Guardando ora il passato dello show si ha la chiara percezione della storia di una famiglia disposta a tutto pur di sopravvivere ed in grado di superare qualsiasi tipo di difficoltà o problema con la propria forza e riuscendo a rimanere uniti, nonostante tutto.
Durante “Nest Box”, settimo episodio della prima stagione (altri tempi, lì il problema maggiore erano gli Snell e la loro cocciutaggine), l’arrivo dei Byrde ad Ozark viene paragonato all’interno di diversi dialoghi come le invasioni animali, di natura antropica, all’interno di un diverso ecosistema. Quest’ultimo finisce per includere la nuova specie, ma l’intero habitat deve essere riscritto per la sua sopravvivenza: ad Osage Beach i Byrde lasciano dietro di loro una scia di morti quasi impronosticabile all’inizio dello show. Da sottolineare come il contraltare della famiglia di Chicago, rappresentato dai Langmore, venga stagione dopo stagione decimato. E quest’ultimo episodio, con la morte di Ruth, rappresenta l’ultimo capitolo di questa pulizia sociale avvenuta ad Osage Beach.
La morte di Ruth risulta essere stata trasposta con estrema rapidità e nonchalance da parte della regia, ma rappresenta questo un modus operandi tipico di Ozark (si veda per esempio la morte di Darlene e Wyatt). I punti deboli, purtroppo, sono da ricercare altrove: Nathan Davis, il ritorno di Rachel e la sospensione narrativa di alcune porzioni di trama.

“Chris always talked about the idea that the show being about the Byrdes and the Langmores and the idea that, obviously, you know, the sort of the plot engine of the show is money laundering, but that that’s not the heartbeat of the show. It’s a show about two families that come from very different circumstances and seeing how they work with each other, how they’re rivals of each other, how they play off of each other.” (A Farewell to Ozark)

RUTH LANGMORE E LA SUA FAMIGLIA


Ruth Langmore ha da sempre manifestato il desiderio di abbandonare la città di Osage Beach, di abbandonare Ozark e cercare la propria fortuna altrove. Eppure qualcosa l’ha sempre bloccata, tenuta incatenata ad un passato e ad un nome che non sembrava in grado di scrollarsi di dosso. L’arrivo di Marty ed i suoi insegnamenti hanno permesso alla ragazza di crescere e di staccarsi dalla propria famiglia, o quanto meno dalla parte nociva e tossica. Marty rappresentava quella figura paterna, con tutte le limitazioni del caso, che la ragazza avrebbe voluto avere.
Ma la morte di Wyatt ha rappresentato la rottura definitiva di questo (già non idilliaco) rapporto. La recitazione di Julia Garner durante lo sfogo nell’episodio “Sanctified” fa raggelare il sangue nelle vene tanta è la passione ed il realismo che trasmette. E in questa seconda parte di stagione questa rabbia si è tramutata in un percorso di pulizia del proprio passato (e della fedina penale) unitamente ad un accordo con l’FBI per riciclare il denaro del Cartello al posto dei Byrde. Finalmente tutto sembra girare per il verso giusto: la costruzione della casa sognata da Wyatt è l’ultimo tassello di una evoluzione portata avanti da quattro stagioni. E quel dialogo con Three, che riprende quello tra Ruth e Wyatt in “The Cousin of Death”, a posteriori fa rabbrividire visto che inizia a portare in scena il fantasma della morte, penetrato nel racconto all’insaputa dello spettatore.

“The Langmore family, which would be the kind of low-rent version of the Byrde family. And they end up always scrapping to keep their family together, despite all the difficulty, the violence and the crime that’s been in their life.” (A Farewell to Ozark)

CAMILA E OMAR NAVARRO E IL CARTELLO


Dopo il faccia a faccia della precedente puntata, Camila è nuovamente alla ricerca del reale assassino di Javi. Ma i Byrde gettano del fumo sulla questione cambiando soggetto del discorso (raccontando l’ennesima falsa versione dell’accaduto) e predisponendo tutto affinché Camila diventi il nuovo capo del Cartello e stringa un nuovo patto (l’ennesimo) con l’FBI.
Un patto che prevede la morte di Omar per evitare ulteriori problematiche future, caldeggiato dagli stessi Byrde, entrambi convinti che Camila rappresenti la scelta migliore. Considerata anche l’impossibilità, unitamente al non voler entrare in affari con Randall Schafer, di inserire Omar Navarro in una SDN list.
Da citare l’incontro che avviene tra Wendy, Marty ed Omar in cui all’ex leader del Cartello viene mentito spudoratamente e l’uomo, scosso dalla paura di una ormai imminente vendetta di Camila (crede sia stata lei ad aver eliminato Nelson) ripone la sua totale fiducia nei Byrde. Che, per la prima volta all’interno della puntata, sono a conoscenza di un possibile risvolto negativo e semplicemente non agiscono. Una decisione, quella dei Byrde, che si rivelerà fatale.

I BYRDE


Ultimo tassello del puzzle, ma quello più importante: i Byrde. Il virus che ha infettato Osage Beach estirpando Snell e Langmore. La piaga che ha distrutto l’ecosistema. La famiglia che lascia alle proprie spalle un quantitativo di morte e distruzione senza precedenti. La stessa attrice che interpreta Charlotte, Sofia Hublitz, ha puntualizzato nel breve documentario A Farewell To Ozark: “Ozark is a murder and mayhem show. And what more do you want in a murder and mayhem show besides chaos and excitement?”.
Un caos ed una imprevedibilità narrativa sintomatica di un accurato lavoro di sceneggiatura. Eppure tutto sembrava filare liscio: la festa della Fondazione ha un gran successo ed i soldi piovono all’interno delle casse; l’FBI ha trovato un accordo con Camila; Charlotte e Jonah sono finalmente tornati a casa.
Quest’ultimo punto, in particolare, viene presentato con interesse all’interno dell’episodio: Ruth, ingaggiata da Marty, porta alla luce le reali motivazioni per cui Nathan sta lottando strenuamente per allontanare i due ragazzi dai genitori (vendicarsi di Wendy). Una rivelazione che porta Wendy a mostrare un lato umano che fino a questo momento sembrava essere scomparso: prima con Ruth; poi in un accorato monologo con Jonah e Charlotte. Un’interpretazione che scalda il cuore e che rappresenta una sicura nomination agli Emmy per Laura Linney. Se così non fosse sarebbe veramente uno scandalo.
Anche il rapporto con Marty sembra essersi definitivamente rinsaldato, un amore riscoperto nel cupo pericolo della morte di Osage Beach.
A consolidare la famiglia avviene poi l’incidente che ha rappresentato l’opening di questa stagione. Un incidente terribile in cui, fortunosamente l’intera famiglia riesce ad uscirne indenne (salvo qualche livido e ferita superficiale). Un avvertimento che la loro fortuna si è esaurita (come presuppone padre Benitez) oppure il segnale che sono “immortali” ed “inattaccabili” (come sostiene invece Wendy)? Una duplice lettura che lascia il dubbio a ridosso del finale di puntata, ma che finirà per dare ragione a Wendy.

LA VARIABILE IMPAZZITA


Eppure tutto precipita nel momento esatto in cui l’unica variabile non tenuta in considerazione da Marty cede alla paura: Clare Shaw, in preda al panico e spaventata dalle minacce di Camila, rivela che ad uccidere Javi è stata Ruth. La sensazione di pace svanisce in un istante e tutto si tramuta in un terribile incubo sia per Marty e Wendy, sia per lo spettatore.
Informare direttamente Ruth significherebbe condannare a morte Charlotte e Jonah, minacciati da Camila.
L’alternativa a questo punto sarebbe uccidere Camila e salvare Omar. Tuttavia il trasferimento di Omar è già stato avviato e, soprattutto, i Byrde non hanno più l’appoggio di Schafer per poterlo inserire in una SDN list. Una alternativa potrebbe essere quella di uccidere Camila e lasciar morire Omar, ma questo significa tagliare tutte le teste del Cartello dei Navarro senza possibilità alcuna di trovare qualcuno all’interno dell’organizzazione così carismatico e capace come loro disposto a trattare con l’FBI (unico modo per i Byrde di ottenere l’immunità).
Marty riassume perfettamente la situazione: “You really need me to say it? Anything we try to do, Wendy, is gonna be suicide”. Per la seconda volta nella puntata, quindi, i Byrde semplicemente fanno un passo indietro e restano a guardare senza agire pur sapendo quanto la loro omertà stia costando. Una scelta drastica, soprattutto per Marty, ma che sottolinea ancora una volta come il fine ultimo dei Byrde sia stato sempre e solo la sopravvivenza della famiglia. A discapito di tutto e tutti. E Ruth in questo caso è l’ultima pedina sacrificabile per ottenere la tanto agognata immunità. Egoismo? Forse, ma il fine ultimo prevale.
L’uccisione di Ruth è abbastanza rapida, forse perché anche in fase di sceneggiatura si son resi conto essere l’unica opzione valida da mettere in campo, l’unica strada percorribile. Il candore del vestito che indossa Ruth, un bianco sintomatico di una persona totalmente riabilitata nella società, viene sporcato per l’ultima volta da una macchia di sangue che lentamente si allarga. Una morte quasi annunciata, una predestinazione per i Langmore dall’arrivo dei Byrde.

“There was a point where, all of a sudden, it’s where the story was going. There couldn’t be no consequences. And in some ways, the Byrdes had been this invasive species. They came in, and they wiped out. All the Langmores are gone. I think it would have been untrue if Ruth didn’t go.” (A Farewell to Ozark, Chris Mundy)

IL MONDO NON FUNZIONA COSÌ…OPPURE SÌ?


Un sacrificio che sembra concludere la storia: il patto con l’FBI intatto, Omar morto, immunità ancora valida. Eppure un personaggio, incapace di tornare alla realtà, torna a disturbare i Byrde: Mel Sattem. L’ex detective privato, scosso da una supposizione a cui era giunto poco prima di lasciare Osage Beach, si introduce in casa della famiglia, sottrae il vaso in cui sono contenute le ceneri di Ben e arringa la famiglia.
Non si tratta di un tentativo di estorsione o di semplici minacce, no: Mel li sta semplicemente informando che la loro fortuna si esaurisce lì e che la verità verrà a galla finalmente perché “il mondo non funziona così”. E invece è proprio così che il mondo funziona perché a lato spuntano Charlotte e Jonah armato di fucile, puntato dritto contro Mel, mentre carica in canna un colpo.
Schermo nero.
Uno sparo.
Potrebbe risultare una soluzione esagerata quella di aver fatto eliminare l’ultimo problema dei Byrde proprio da Jonah, il più restio della famiglia. Eppure la sceneggiatura aveva imbastito una “pistola di Čechov” con Jonah e un’arma fin dalla prima stagione. Unitamente a ciò (e sorvolando che un finale di questo tipo ricorda lo snervante finale di Bloodline) andrebbe poi segnalato come la “questione Ruth” venga data per conclusa mentre alcune questioni risultano lasciate a se stesse come per esempio la gestione del Missouri Belle, probabilmente data in capo solo a Rachel (già in crisi dopo l’uccisione di Nelson). Ma si tratta di questioni e problematiche laterali, pure e semplici appendici alla narrazione principale, per cui la sceneggiatura lascia aperta la strada dando modo allo spettatore di immaginare la conclusione viste anche le risicate alternative.
I Byrde sono pronti a lasciare Osage Beach per fare ritorno a Chicago. Un viaggio di ritorno che li trova più uniti, più affiatati e più “famiglia” di quanto fossero prime della loro partenza. Una trasformazione avvenuta ai danni di intere famiglie della zona di Ozark, bagnata dal sangue di decine e decine di persone. “Adapt or die” aveva detto Helen nella terza stagione. I Byrde sono riusciti ad adattarsi, incarnando alla perfezione lo spirito di sopravvivenza di Ozark.

Mel: “You don’t get it, do you? You don’t get to win. You don’t get to be the Kochs or the Kennedys or whatever fucking royalty you people think you are. World doesn’t work like that.”
Wendy: “Since when?”

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Occorrerebbe elencare tutto punto per punto e si è occupato già fin troppo spazio con questa disamina dell’episodio. Una che racchiude alla perfezione ciò che è stato Ozark, uno show di una bellezza e di un coinvolgimento eclatante, grazie anche ad un comparto tecnico (sceneggiatura, regia e cast di attori) d’altissimo livello
  • Qualche piccola sottotrama, ma briciole nel contesto generale dello show

 

Ancora una volta Ozark regala un finale di stagione (in questo caso addirittura di serie) di tutto rispetto. Diretto da Jason Bateman e scritto da Chris Mundy, “A Hard Way To Go”, mostra alcune debolezze già palesatesi durante le precedenti puntate, ma chiude la storia dei Byrde e la scia di sangue che si sono lasciati dietro di loro ad Osage Beach. Si apre un nuovo capitolo per loro, lontani da un mondo di criminalità e morte a cui non erano abituati ma a cui si sono velocemente adattati per poter sopravvivere.
Miglior produzione di Netflix? Quello lo lasciamo decidere a voi, noi il nostro punto di vista lo abbiamo ampiamente espresso nel corso degli ultimi cinque anni.

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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