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Outlander 6×08 – I Am Not AloneTEMPO DI LETTURA 4 min

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Outlander 6x08 recensioneSenza girarci troppo intorno, bisogna dire che questa sesta stagione, sicuramente penalizzata dai problemi di produzione legati al Covid-19 e da un numero esiguo di puntate, è la peggiore di quelle trasmesse sino ad ora.
Raramente Outlander in casa Recenserie era stato valutato negativamente, mentre questo sesto ciclo stagionale ha ricevuto diverse insufficienze. Il problema di fondo risiede nell’aver tralasciato completamente il background storico (salvo qualche accenno) puntando tutto su liaison e problemi famigliari. Una scelta che non ha pagato, perché la caratterizzazione storica è sempre stato un punto di forza della serie di casa Starz.
Anche aumentare il minutaggio dei singoli episodi, compensando così il loro numero ridotto, non è stata una scelta vincente in quanto ha solo appesantito oltremodo la narrazione, visto che diverse puntate non hanno certo brillato per dinamicità, a differenza invece di quest’ultima che, almeno, non ha annoiato gli spettatori.

I DISASTRI DI CLAIRE


Già a partire dal precedente episodio si poteva facilmente comprendere che la situazione sarebbe degenerata in fretta e così è stato. All’interno della colonia ormai da un po’ la popolarità del character interpretato da Caitrìona Balfe è ai minimi storici e la maggior parte degli abitanti si schiera apertamente contro di lei.
Si è già detto nella recensione del sesto episodio che Claire, per quanto sia la vittima della situazione, con il suo atteggiamento irresponsabile e fuori luogo per un contesto sociale di fine 1700 abbia attirato su di sé valanghe di problemi evitabili, sin dalla comparsa del “Dr. Rawlings“.
Si assiste così al classico dei ribaltoni, con la vita felice da proprietari terrieri di Jamie e Claire che finisce con l’ennesima accusa di omicidio e stregoneria, con probabile processo a seguire, imprigionamento e fughe di entrambi i coniugi tanto per non farsi mancare nulla.
Almeno questa situazione ha il merito di restituire dinamicità alla narrazione, ferma al palo da diverso tempo, con un buon ritmo narrativo e diversi capovolgimenti di fronte che rimescolano la storia e rendono piacevole la visione della puntata.

“L’ASSEDIO”


“I told you I would fight with you, Bearkiller.”

Con la diminuzione del numero di episodi questa sesta stagione è stata privata anche della classica puntata inerente una grande battaglia campale, di solito presente in ogni ciclo stagionale.
Di conseguenza, per vedere un po’ di azione degna di tal nome si è dovuto aspettare il season finale e “l’assedio della casa” di Jamie e Claire: se da una parte finalmente si vede qualche scena action, dall’altra è lecito usare le virgolette in quanto una dozzina di uomini armati che assaltano una casa non è certo quello che ci si aspettava. E lo stesso dicasi per quanto successo dopo.
A non convincere, inoltre, è tutta la storyline dedicata a Roger e Brianna, visto che Jemmy, casting volutamente ambiguo, è la fotocopia del pirata Bennet mentre qui, a quanto pare, risulta figlio di Roger (non è questa la sede opportuna ma sembra una teoria un po’ forzata). Tra accoppiamenti e pidocchi si ha la sensazione che si sia voluta forzare la mano per arrivare alla rivelazione sulla paternità, ma questo screen time poteva essere utilizzato meglio vista la situazione parallela dei coniugi Fraser.
Da segnalare inoltre il personaggio di Ian, ancora bloccato al suo passato tra i Mohawk che, oltre lamentarsi ed esprimere dubbi sulla propria esistenza, finalmente si ricorda di essere anche un guerriero e salva lo zio prima che venga riportato in Scozia, risultando artefice della prima cosa utile dai tempi di “Man Of Worth“. Meglio tardi che mai.
Rimane però il problema di fondo menzionato all’inizio, ossia la completa sparizione di qualsiasi accenno all’imminente Rivoluzione Americana, lasciando una narrazione che ruota unicamente sulle disavventure degli abitanti di River Run.

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Finalmente un po’ di azione…
  • Diversi capovolgimenti di fronte che rimescolano la storia, ormai ferma da tempo, portando ad inevitabili cambiamenti
  • Buon ritmo narrativo, puntata gradevole da guardare
  • Finalmente Ian serve a qualcosa
  • …ma “l’assedio” alla casa è ben poco
  • Molto tirata tutta la parentesi dedicata a Roger e Brianna
  • Scomparso ogni riferimento alla Rivoluzione Americana
  • Claire portata via per essere processata, accusata di stregoneria e omicidio… dèjà-vu?

 

Un buon episodio tutto sommato, ma abbastanza deludente per essere un finale di stagione. Per quanto non manchino scontri e colpi di scena, complessivamente questo ottavo appuntamento stagionale racchiude le diverse criticità che hanno caratterizzato l’intera stagione. Una puntata che chiude un sesto ciclo poco brillante della serie creata da Ronald D. Moore e si aggiudica una sufficienza, seppur piena. Tuttavia, sembrano lontani i tempi in cui Outlander sfornava puntate da massimo dei voti, con la speranza che la settimana stagione, che conterà ben sedici episodi, possa ribaltare questa situazione.

Venera due antiche divinità: Sergio Leone e Gian Maria Volontè.
Lostiano intransigente, zerocalcariano, il suo spirito guida è un mix tra Alessandro Barbero e Franco Battiato.

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