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From 1×07 – All Good ThingsTEMPO DI LETTURA 5 min

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From-1x07Lo spettatore degli anni ’20 di questo ventunesimo secolo sembra essere ormai disabituato alla visione di serie tv lunghe e con numero maggiore di episodi. Proprio per questo motivo le produzioni che sposano questa politica ormai arcaica sono sempre meno mentre invece sembrano moltiplicarsi le miniserie o addirittura le serie tv che elaborano il proprio sceneggiato attorno a pochissimi episodi (4-6) a stagione.
Prodotti di più facile fruizione per lo spettatore e, in un mondo dove il tempo è uno degli elementi più scarsi presenti in natura, accattivanti.
Anni fa, invece, era più che normale imbattersi (sui canali generici) in produzione dal mastodontico numero di 20 o più episodi. Sceneggiature che spesso e volentieri richiedevano diversi episodi filler o una diluizione della sceneggiatura con diversi cul-de-sac narrativi giusto per fare minutaggio. Ma è indubbio che con venti episodi a disposizione si abbia più tempo per creare quella che nelle nostre recensioni, molto ampollosamente, chiamiamo empatia con i personaggi. Oltre che maggior tempo, nonostante le diluizioni, per raccontare la propria storia.
Questa tediosa premessa solamente per appuntare che se From fosse andato in onda una decina di anni fa sarebbe stata una produzione da venti episodi, magari su un canale generico, rischiando così di essere etichettato “il nuovo Lost” considerata la vicinanza con il prodotto ABC e venendo bruciato prima ancora di aver effettivamente espresso le proprie qualità. Una equazione senza soluzione, quindi.

I CLICHÈ CHE MOVIMENTANO LA STORIA


Accantonata l’anacronistico pensiero di vedere From sotto forma di produzione televisiva di oltre dieci anni fa, bisogna fare i conti con lo show che ci si ritrova di fronte. E questo From, con questo “All Good Things”, va a regalare un episodio che finalmente smuove le acque fin troppo placide all’interno della città da incubo soggetto della storia. Sono presenti alcuni cliché narrativi e qualche sviluppo a favor di trama, ma nella storia recente della televisione si contano sulle dita di una mano quelle serie tv in grado di creare una propria personale mitologia mostrandosi in modo accattivante al proprio pubblico. Se poi il finale fallirà nel rispondere ai quesiti principali e non dovesse esserci un rinnovo per una seconda stagione la valutazione sarà sicuramente diversa, ma c’è sempre tempo per tornare sui propri passi.
Il “previously on” raccoglie tutti i vari quesiti sollevati durante le precedenti puntate ed è un utile espediente per rinfrescare la memoria allo spettatore considerato il quantitativo di elementi carichi di interesse presentati.
In città, nella Colony House, si celebra la sopravvivenza della comunità, un modo per fuggire dal senso di impotenza rispetto a quanto sta avvenendo. Un giorno sì di celebrazione, ma anche di ricordo per tutte quelle persone (amici e parenti) che sono morte con il passare del tempo. Una serata molto intensa perché, come era lecito attendersi dopo il finale di “Book 74”, i mostri-vampiri fanno irruzione all’interno dell’edificio seminando panico e morte distruggendo l’apparente equilibrio che sembrava essersi instaurato in città dopo la fuga/sparizione di Sara. Un cliché narrativo degno di un horror di classe B, ma che fa il suo dovere smuovendo le acque e che movimenta la narrazione.
In primis Colony House sembra cessare di esistere come entità autoproclamata all’interno della città; Victor e Julie si recano presso il famoso albero già presentato nel corso della stagione, possibile passaggio dimensionale/temporale; ulteriore cliché e coincidenza estrema la ferita mortale che subisce Khatri, ma considerata la circostanza si può anche parlare di chiusura del personaggio visto che il prete sembrava aver ormai detto tutto quello che poteva dire allo show, cedendo il testimone a Boyd.

DOMANDE, DOMANDE E ANCORA DOMANDE


From si sta mostrando sempre molto avida nel fornire le risposte che il pubblico si aspetta, preferendo piuttosto rincarare la dose delle domande rischiando di ritrovarsi a ridosso del finale di stagione con una matassa talmente aggrovigliata da non sapere da che parte iniziare a districare il tutto.
In ordine sparso, infatti:

  • le comunicazioni radio sono un aspetto molto importante se si riuscisse a comunicare con l’esterno, tuttavia l’energia elettrica non si capisce bene come funzioni nella città;
  • l’allucinazione di Jade (con un soldato in stile Jumanji che lo ha inseguito a colpi di fucile) era solo un’allucinazione oppure era parte di un qualcosa di più ampio (linee temporali)?
  • quale è il vero significato dell’albero che Victor sembra conoscere bene e a cosa è collegato con precisione?
  • questo albero ed il bunker al cui interno è comparsa Julie come sono collegati?
  • il corpo schiacciato da un masso, poi scomparso, visto da Jade era un’altra allucinazione oppure era qualcosa di reale?
  • albero e bunker possono essere visti come una sorta di oggetti paralleli alla stazione Orchidea in Lost o alla caverna di Winden in Dark?
  • il buco scavato da Tabitha dove condurrà o cosa farà riaffiorare?

Altro fattore che suscita interesse è il background di determinati personaggi che suscita a suo modo interesse. Victor, come mostrato dai flashback e dalla foto recuperata da Kenny, sembra essere presente in città fin dall’inizio, quindi per quanto stralunato l’impacciato Arthur Fleck di quartiere è evidentemente a conoscenza di molte più informazioni rispetto a quelle che tenta di condividere con gli abitanti. Tendenza poi invertitasi con l’arrivo dei Matthews.
Figura fondamentale per il finale, considerata anche la dipartita di Khatri, è sicuramente quella dello sceriffo Boyd Stevens di cui occorrerà valutare le intenzioni verso Sara ora che è l’unico a conoscenza della sua ubicazione. Questo sarà un risvolto che porterà ad una rottura tra Jim e Boyd, considerando il tentativo da parte di Sara di uccidere il piccolo Ethan.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Victor e le sue pesche
  • Confronto tra sceriffo e prete
  • Tabula rasa rispetto a chi erano prima di arrivare in città
  • Julie, Victor e l’albero
  • La radio e la possibilità di mettersi in comunicazione con qualcuno
  • Domande e ancora domande
  • Clichè, cliché e ancora clichè

 

Un Bless conquistato grazie a fragorosi cliché che movimentano la storia, richiamano in azione i tanto agognati mostri e che catapultano lo spettatore in un finale di stagione con ancora più incertezze di prima.

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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