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From 2×03 – TetherTEMPO DI LETTURA 3 min

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From 2x03 recensioneIn una stagione c’è sempre almeno un episodio più tranquillo degli altri, utile principalmente per affrontare le conseguenze psicologiche sui vari personaggi dopo i drammi avvenuti nelle prime due puntate e le varie morti ma utilissimo per gli sceneggiatori per concedere spazio a tutti e vedere a che punto siano tutte le relazioni tra i character. Specialmente alla luce dei nuovi arrivi.
Bisogna chiarire fin da subito che “Tether” sia strutturalmente un episodio di passaggio, volutamente non eccelso viste le limitazioni su cui si erge la sceneggiatura, e quindi probabilmente al di sotto delle aspettative dello spettatore medio che avrebbe preferito più carne sul fuoco e il ritorno di quella tensione costante che ha accompagnato l’inizio di questa stagione. Invece c’è relax piuttosto che tensione e gli unici momenti vagamente horror sono quelli in cui Tabitha vede le due bambine morte in momenti quasi casuali (perché quando Ethan completa il gioco con i blocchi di legno il collegamento con la loro apparizione è evidente). Però non è abbastanza per soddisfare le aspettative.

C’È PUZZA DI SERIE TV GENERALISTA


Quante volte guardando una puntata si è pensato “questa cosa si risolverebbe subito e non in settordici puntate se si parlassero un attimo invece che ignorarsi“? Un pensiero che verosimilmente si è palesato guardando Supernatural o uno dei tanti prodotti di un canale generalista (ABC, CBS, FOX, NBC, The CW) che deve (comprensibilmente) allungare il brodo per produrre quelle 20-22 puntate annuali. Ovviamente From, con metà degli episodi, non dovrebbe ricadere in questo circolo vizioso ma d’altronde la componente di mistero mista a quella del “puzzle da risolvere” regna sovrana e quindi welcome back anni ’90 – ’00.
Si scrive tutto questo pensando principalmente a due occasioni in cui From avrebbe potuto ergersi dalla massa per dimostrarsi diverso, ovvero nei confronti tra Boyd e Donna e tra Victor e Jade. Due momenti chiave che invece di portare avanti la trama la rallentano creando frustrazione impattando sulla valutazione generale.
Se da un lato si può anche capire il comportamento di Victor in quanto Victor e quindi tutte le sue problematiche derivate dal vivere da solo nella cittadina per decenni, dall’altro il rifiuto di Boyd nel raccontare la sua esperienza a Donna è ancora più pesante e disarmante. Non solo perché Donna si apre a lui confessando la sua fragilità e il suo bisogno di avere Boyd ad suo fianco come co-leader, ma perché quest’ultimo, rifiutando di aprirsi, fa un passo indietro nella loro relazione diventando il classico leader solitario che non condivide i segreti ma è pronto al sacrificio per il bene di tutti. Francamente evitabile visto che una coalizione tra i due avrebbe creato un’altra dinamica interessante e invece si è virato sui binari di un prodotto.

Looks like you are having a shit day too.

Chiaramente ci sono anche dei lati positivi della puntata, tipo la lenta costruzione delle visioni di Tabitha che si ricollegano a quanto visto nelle grotte in “Strangers In A Strange Land“, visioni che hanno del potenziale ma che dovranno essere sviluppate in futuro per non tramutarsi in quel facile effetto sorpresa (stile orso polare o i ragni della prima stagione) che poi non porterà a niente di importante per la trama orizzontale.
E a tal proposito tra i nuovi arrivati nella cittadina, finora solo il ragazzo che ha vomitato sull’autobus sembra essere qualcuno che possa dare un valore aggiunto allo show dal punto di vista della sua mitologia. Certo è che, anche in questo caso, bisogna sperare che John Griffin e Jeff Pinkner (nuova aggiunta direttamente da Lost e Fringe) abbiano effettivamente un piano a lungo termine.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Le visioni di Tabitha potenzialmente utili nel lungo termine
  • Alcune nuove dinamiche tra i personaggi
  • Confronto Victor-Jade potenzialmente migliorabile
  • Confronto Boyd-Donna, molto disarmante sotto tutti i punti di vista
  • Ritmo estremamente blando
  • Veramente inutile la storyline della nuova arrivata con una spranga nel cervello

 

Inizialmente c’era l’intenzione di concedere una sufficienza striminzita, però l’astio e il fastidio accumulato scrivendo hanno portato ad abbassare il voto. Ed è il primo schiaffo che si da alla serie.

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Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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