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Inside No. 9 8×03 – ParaskevidekatriaphobiaTEMPO DI LETTURA 3 min

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“Non c’entra la fortuna, Gareth! Non si passa sotto la scala per evitare che qualcosa ti cada in testa. Non si mettono le scarpe sulla tavola perché ci si mangia sopra. Agli attori non piace dire ‘Macbeth’ perché ci sono combattimenti di spade e la gente finisce per farsi male!”

Paraskevidekatriaphobia, oltre a dare il titolo alla puntata, rappresenta di fatto il riassunto estremo di ciò che viene raccontato: il terrore spasmodico per venerdì 13. Un terrore spasmodico e viscerale (anche se giustificato dal racconto del passato che avverrà in chiusura di puntata) che divora Gareth (Shearsmith).
L’uomo finge la malattia per restare al sicuro all’interno della propria casa ma tutto sembra girare nel verso sbagliato: un pacco per lui; una penna introvabile; la postina che resta bloccata in bagno; l’arrivo di un fabbro (Pemberton) che crea ulteriore confusione più che risolvere il problema della porta. Poi, la rivelazione: si tratta di una seduta orchestrata dalla moglie di Gareth per divincolare il marito da questo sciocca superstizione (di cui la puntata mette in mostra ogni cliché).
Inside No.9 presenta al pubblico una puntata leggermente sottotono rispetto a “Mother’s Ruin” forse perché le vibrazioni riguardanti eventuali colpi di scena rimangono tali fino all’ultimo, fatidico, secondo. Ma è forse troppo tardi visto che nei precedenti poco c’era stato per far sussultare lo spettatore.

UN PICCOLO PASSO INDIETRO


Sia chiaro: le lodi intessute nella precedente recensione restano valide e vanno ulteriormente sottolineate. E forse, proprio perché lo show della BBC ha abituato ad alti livelli di intrattenimentom quando il livello si abbassa anche solo di un tono risulta ancor più evidente. “Paraskevidekatriaphobia” risente di una mancanza di effettiva tensione. Le situazioni che avvengono a casa di Gareth risultano talmente paradossali e poco credibili da non colpire più di tanto, nonostante il crescente pericolo di cui il protagonista diventa vittima minuto dopo minuto.
Da annotare poi come Inside No.9 abbia costruito, proprio attorno a trame surreali e paradossali, alcuni dei migliori episodi dello show. Purtroppo, “Paraskevidekatriaphobia” non è tra questi, nonostante resti un episodio più che godibile e accentri l’attenzione su uno solo del duo Shearsmith-Pemberton, lasciando il secondo in disparte.

L’INCIDENTE CHE NON TI ASPETTI


Mentre tutto sembra volgere nel peggiore dei modi a casa di Gareth, l’intera vicenda si tramuta in farsa nel giro di pochissimi secondi. La moglie gli ha infatti organizzato una vera e propria terapia d’urto mettendolo a diretto contatto con tutti i cliché del genere: camminare sotto una scala; un gatto nero; ferro di cavallo al contrario; scarpe sul tavolo; sale da gettare alle spalle; non aprire un ombrello in casa ecc ecc. Tutto per portarlo fuori dalla sua comfort zone e cercare di fargli superare il trauma che ha portato a questa fobia di venerdì 13.
La commedia torna drama per una manciata di minuti, resta debolmente in una zona congiunta tra i due generi e, proprio mentre sgancia il colpo di scena finale (lo sfortunato incidente in cui incorre la moglie uscendo di casa), riaccompagna lo spettatore nei territori delle comedy. Una scelta coraggiosa, ma “tipica” degli scenari narrativi di Inside No.9.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Gareth e la sua fobia
  • Il racconto da cui deriva la paura del venerdì 13
  • La marea di cliché gettati addosso a Gareth per cercare di curarlo
  • La vincita della lotteria, vero colpo di scena
  • La moglie investita negli ultimi, fatali, secondi
  • Una puntata meno di intrattenimento rispetto alla precedente
  • Colpo di scena troppo rimandato?

 

“Paraskevidekatriaphobia” cerca di nascondere il proprio colpo di scena fino all’ultimo secondo, mascherandolo quasi in una comedy. Si tratta di una puntata meno coinvolgente di altre, ma è veramente come cercare il pelo nell’uovo perché come direbbero i boomer là fuori (di cui noi di Recenserie iniziamo ad essere parte): “show come Inside No. 9 non li fanno più oggi giorno“.

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Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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