Winning Time: The Rise Of The Lakers Dynasty 2×02 – The Magic Is BackTEMPO DI LETTURA 4 min

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Winning Time The Rise of The Lakers Dynasty 2x02 recensioneUltimamente nel panorama calcistico si sta assistendo ad un cambiamento che sta procedendo in maniera esponenziale con calciatori professionisti, etichettabili molto spesso con il titolo di “fuoriclasse”, che emigrano in Arabia Saudita per giocare in un campionato non molto competitivo (eufemismo) in cambio di una svalangata di soldi.
Anche se può sembrare un paragone piuttosto lontano, quello che ha proposto (e poi fatto) Jerry Buss nella scorsa puntata, ovvero di strapagare i propri giocatori per legarli a vita ai colori dei Los Angeles Lakers, sta venendo copiato e incollato dai vari sceicchi, con l’ambizione di creare un campionato competitivo e generare del valore in una competizione che attualmente non ha alcun valore mediatico a livello internazionale. Si prendono quindi diversi talenti, gli si ricopre d’oro e gli si fa giocare insieme ad altri giocatori mediamente scarsi con il risultato attuale di un potpourri che è molto distante dal risultato sperato.
Il paragone saudita con quello dei Lakers di Buss ha senso quando lo si guarda da questo punto di vista ma anche da quello dei fuoriclasse che, volontariamente o meno, si adagiano sugli allori e pensano di poter mantenere la propria classe anche senza allenarsi e semplicemente grazie alla fama che li circonda. Nel 1981  Earvin “Magic” Johnson Jr. deve aver avuto più o meno la stessa sensazione, supportata ovviamente dal titolo di MVP al suo debutto nel NBA e dalla vittoria del NBA World Championship Series. E così la debacle con gli Houston Rockets è ampiamente spiegata.

MAGIC IS NOT BACK


Parte del motivo per cui questa puntata non funziona esattamente come dovrebbe è legata alla gestione temporale dell’intera annata di campionato. Certo, Max BorensteinRodney Barnes hanno avuto un compito molto difficile, specialmente considerando che Magic Johnson ha giocato solo 37 partite su 82 a causa del suo infortunio e che è uno dei protagonisti principali dello show, però qui forse qualche errore è stato commesso.
Se da un lato si capisce la difficoltà nel gestire una stagione di soli 7 episodi e quindi l’annosa questione relativa a quanti episodi si deve/può avere Quincy Isaiah “in panchina”, dall’altro lato sembra esserci stato un effetto boomerang dal punto di vista della gestione dei tempi e dell’impatto, non approfondito come si avrebbe potuto, di alcune situazioni interne alla squadra. Ad esempio il conflitto causato dal ritorno di Magic nel team è ovviamente ben percebile ed interessante ma avrebbe potuto essere arricchito da altri momenti e da altre situazioni semplicemente aggiungendo un’altra puntata. Invece Borenstein e Barnes hanno costruito questa seconda annata pensando di coprire un arco temporale che va dal 1980 al 1984 e quindi molti dettagli potrebbero essere sono stati saltati di proposito. Purtroppo.

PAUL VS PAT


Paul: Friends do not sneak around behind friends’ backs. Friends do not hide important facts! Important facts from friends. Friends do not betray friends’ trusts, especially when one friend is the head coach and the other friend is his assistant!
Pat:
What exactly did I do?
Paul:Your little secret practice sessions.
Pat:What?
Paul:Pat.
Pat:What?
Paul:Working on his knee because it’s worse than he let on. You held out on me, Pat.
Pat:He needed confidence.
Paul:I needed the truth.
Pat:He needed help.
Paul:He needed his fսck¡ng coach!

Un litigio in aereo tra i due allenatori di una squadra non è qualcosa che si vede di frequente ed il fatto che la causa di tutto sia Magic non aiuta ovviamente. Se Pat ha allenato in segreto Magic per aiutarlo a ritornare ai livelli di un tempo proteggendo la qualità delle sue prestazioni, dall’altro, a visione postuma, può venire anche facilmente da questionare come la sua performance potesse essere ben visibile da Paul.
Il vero punto che Borenstein e Barnes vogliono portare alla luce però è un altro, ovvero un Paul Westhead che si sta isolando sempre di più all’interno del Team Lakers, anche considerando l’altro litigio visto durante la puntata con Jerry West per lo scambio di giocatori che Paul non ha voluto fare. Qualcosa si è ovviamente incrinato durante questa stagione e l’eliminazione con gli Houston Rockets è un qualcosa che non può essere non affrontata e ha delle conseguenze.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Molto interessante lo scontro in aereo tra Paul Westhead e Pat Riley
  • Il declino di Magic a causa della cartilagine lacerata nel ginocchio sinistro molto rappresentativo del “percorso dell’eroe”
  • Gli scontri in spogliatoio rendono benissimo il clima interno
  • Onestamente, per quanto il character di John C. Reilly sia amabile, la sua vita sentimentale non interessa moltissimo
  • Il salto temporale potrebbe non essere stata la mossa più corretta
  • Ritmo migliorabile

 

Pur avendo dei momenti piuttosto validi, l’episodio in sè si perde tra tante piccolezze e i vari salti temporali non aiutano a dare tutta la profondità necessaria alla trama per risplendere. E così in soli due episodi l’annata 1980-1981 si chiude velocemente in un bagno di sangue, vergogna e sufficienza.

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Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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