);
Spencer-2021-Larrain
/

Spencer

Nel 1991, durante le vacanze di Natale con la famiglia reale a Sandringham House, nel Norfolk, Diana Spencer decide di porre fine al suo matrimonio da tempo in crisi con Carlo, principe del Galles.

Nel 1991, durante le vacanze di Natale con la famiglia reale a Sandringham House, nel Norfolk, Diana Spencer decide di porre fine al suo matrimonio da tempo in crisi con Carlo, principe del Galles.

 

Spencer è una delicata ed intimista rappresentazione di Diana Spencer nell’immaginaria ricostruzione dei giorni a cavallo del Natale 1991 quando la donna prese la decisione di divorziare dal Principe Carlo.
Un biopic quello di Pablo Larraín (sceneggiato da Steven Knight) che ricorda molto la pellicola del 2016 Jackie (sempre del regista cileno). Spencer è uno spaccato su una figura complessa e profondamente turbata da un ambiente, quello aristocratico, che la opprime e sembra voglia rinchiuderla in gabbia privandola di quella semplice libertà a cui tanto anela.

Le loro lenti sono più simili a microscopi, in realtà. E io sono l’insetto nel piatto. Vede, mi stanno strappando le ali e le gambe. Uno ad uno. Prendendo appunti su come reagisco. ‘Oh, lei crea davvero scompiglio questa volta, vero?’ Non come Anna Bolena… che ha offerto la sua testa alle pinze con tanta grazia.

Il film è facilmente suddivisibile in tre distinte sezioni coincidenti con le tre giornate di dicembre: Vigilia, Natale e Santo Stefano (o Boxing Day nei Paesi del Commonwealth). La spaccatura permette di vivere il crescendo di ansia e di pressione psicologica a cui Diana si ritrova costretta tra cene regali, confronti tra figure imponenti, uscite pubbliche, hobby di dubbio interesse per la donna.
Attorno a questi singoli avvenimenti, Larraín presenta la propria Diana Spencer: una donna che ha fatto della semplicità il proprio mantra anche in avvenimenti ufficiali e solitamente costretti ad un rigido regolamento. Una figura, tuttavia, affranta e portata ad una progressiva privazione della propria libertà che sta letteralmente contando i giorni che le mancano per potersi allontanare da quella “gabbia dorata” in cui si è ritrovata, volente o nolente, rinchiusa.
Alternati ai momenti di pura e semplice quotidianità, Larraín cerca di inserire spaccati di vero e proprio cinema d’autore quale per esempio la prima cena in cui Diana si ritrova ad immaginarsi osservata dal fantasma di Anna Bolena mentre mangia le perle della propria collana oppure la sequenza con molteplici Diana, di età differente, nella stessa inquadratura intente a godersi la vita e a gioirne di conseguenza.
Un altro dettaglio su cui si è evidentemente lavorato sono i piatti dello Chef Darren McGrady, conoscente di Diana: nonostante vengano raramente mostrati in scena durante la fase vera e propria del pasto, regia e sceneggiatura tendono a sottolinearne la presenza facendo declamare l’ampio menù di ogni singola consumazione. L’interesse nel dettaglio, quindi, si circoscrive prettamente alla parte descrittiva più che a quella visiva. Ma tanto basta visto e considerato che un focus eccessivo sui pasti avrebbe fatto perdere prezioso minutaggio alla Diana di Kristen Stewart.

Sai che a scuola fate i tempi? C’è il passato, il presente, il futuro. Bene, qui c’è solo un tempo. Non c’è il futuro. Il passato e il presente sono la stessa cosa.

Il film è adornato di diverse metafore narrative.
La più evidente, complice un alto minutaggio ad esso dedicato, è sicuramente il parallelismo che viene a crearsi tra la figura di Anna Bolena e quella di Diana Spencer. La seconda moglie di Enrico VIII viene portata in scena sotto forma di fantasma (interpretato da Amy Manson) che compare in alcune delle visioni di Diana mentre, progressivamente, perde contatto con la realtà. L’isolamento dal mondo a cui si trova costretta all’interno del palazzo di Sandringham House impedisce a Diana di trovare qualcosa a cui appigliarsi per resistere. L’unico fattore che sembra farla rimanere con la mente salda e lucida è il rapporto umano che vanta con pochissimi personaggi: Maggie, la guardarobiera; Darren, lo Chef; i figli Harry e William.
Un senso di solitudine ben espresso non solo dalla claustrofobica chiusura all’interno del palazzo, ma anche dal gelido clima in cui si ritrova calata. Il freddo che Diana (ed i figli) percepiscono all’interno del palazzo è sì tangibile a causa del basso riscaldamento, ma lo si può anche leggere come metafora di una persona che sa di ritrovarsi in compagnia di persone con le quali non ha nulla a che fare, nulla da condividere. Gelidi rapporti non riscaldati dalle umane emozioni che invece, Diana, ricerca smodatamente nel contatto con le persone e con la gente.
Il ritratto di Diana fatto da Larraín porta alla luce tutti problemi con cui la Principessa ha convissuto per anni: bulimia nervosa, depressione, autolesionismo. Sarebbe stato facile contrapporre la regalità della Corte con la figura umana, compassionevole, caritatevole e carismatica di Lady D. nei confronti del popolo. Il regista, invece, cerca di scavare in quella regalità portando la contrapposizione all’interno di quella “gabbia dorata”: ecco quindi che i gelidi rapporti di cui sopra vengono mostrati in parallelo alle lacrime, agli sguardi e alle emozioni di Diana. Un’umanità lontana, sospesa nel tempo, che si ritrova a dover affrontare una predestinazione ed una vita costantemente prestabilita e ferreamente bloccata in tempistiche, tradizioni, ordini.
La pellicola si sofferma anche sulla privacy inesistente per la donna mostrando come fosse costantemente osservata sia all’interno (Gregory), sia all’esterno (polizia e sicurezza), sia nella vita privata lontana dalla corte (i giornalisti): una pressione costante che finisce per tarpare le ali di Diana, costringendola ad una vita fatta di privazioni.

Oh Morte, cullami mentre mi addormento| Portami alla tranquillità del sonno eterno| Consenti al mio stanco fantasma innocente di passare| Fuori dal mio petto attento.| Suona, tu la campana del trapasso| Risuona il mio doloroso rintocco funebre| Lascia che il tuo suono racconti la mia morte. (O Death Rock Me Asleep, poesia attribuita ad Anna Bolena)

I dubbi sull’affidare il ruolo di interpretare Diana Spencer a Kristen Stewart potevano sembrare legittimi solamente a chi è solito soffermarsi alla carriera dell’attrice circoscrivendola ai film del ciclo di Twilight (oltretutto non contestualizzandolo minimamente), dimenticandosi degli altri ottimi lavori della Stewart quali per esempio Panic Room, Still Alice, Café Society, Happiest Season.
Già dal trailer era percepibile l’enorme lavoro fatto per riadattare l’iconica Lady D. sia per quanto concerne il lato costumi, sia per quanto riguarda la Stewart. Sensazioni poi confermate dalle quasi due ore di film che catturano fin da subito abbandonando lo spettatore, a fine visione, con il primo piano di Kristen Stewart flebilmente sorridente, ma con uno sguardo perso in una vasta malinconia senza confini.
L’interpretazione dell’attrice statunitense è ineccepibile sia per la fedele ricostruzione, sia per l’eleganza e la semplicità con cui cerca di riportare in scena il tenue accento della Principessa, unitamente al portamento della camminata. Una Diana nostalgica costretta a vivere nei giorni più felici dell’anno il parallelismo tra presente e passato.
Da un lato un presente triste fatto di privazioni e con un marito che fatica a dimostrarle semplice affetto, figurarsi amore. Dall’altra un passato gioioso, felice, disincantato e semplice, esattamente come lei.
La corsa immaginaria e liberatoria sottolinea il desiderio di libertà della donna che vuole qualcosa di più semplice per sé e per i propri figli, innocenti figure che si ritrovano anch’essi rinchiusi all’interno di quella stessa gabbia.
Da annotare anche l’ottima scelta delle tracce musicali che tendono a sottolineare con veemenza le sequenze ad alto tasso di suspense, ma riuscendo comunque ad addolcirsi in perfetta musica d’accompagnamento durante diverse sequenze esenti da dialoghi con oggetto Diana. Ad impreziosire, la fuga in auto con All I Need Is A Miracle dei Mike & The Mechanics.

Oh, avanti. Vola via. Prima che sia troppo tardi. Se hai intenzione di volare da qualche parte, posso consigliarti Kensington? Non ti sparerebbero lì. Farebbero un gran rumore per le tue bellissime piume. Guarda i colori, direbbero. E tutti inizierebbero a portare le piume proprio come le tue. Sei così fortunato, perché puoi indossare lo stesso vestito.

Agli altri personaggi spetta l’ingrato compito del comprimario considerato il minutaggio cannibalizzato da Kristen Stewart.
Ma bisogna annotare che, nonostante tutto, il cast regge decisamente bene. Jack Farthing finisce per restare nell’ombra della moglie (e della madre nelle altre scene), ma anche per lui è da segnalare un ottimo lavoro nell’interpretazione.
Della Regina Elisabetta II, interpretata da Stella Gonet, ci sarebbe ben poco da dire considerate le battute concesse al personaggio, ma a far risaltare il personaggio è il perenne sguardo carico di giudizio che osserva con fare distaccato figlio, nuora e nipoti. Un’imponente figura che raggiunge Diana, la sradica dalla propria normalità e contribuisce alla percezione di oppressione che la donna sente.
L’aspetto più toccante del rapporto con gli altri personaggi che ha Diana si ha con Maggie, la guardarobiera che le rimane costantemente accanto supportandola ed aiutandola ed i figli con cui si ritrova spesso e volentieri ad essere sincera anche se, forse, dentro di sé avrebbe preferito proteggerli dal suo instabile carattere e dai problemi che la affliggono. Molto coinvolgente il gioco che Diana fa con Harry e William durante la notte tra Vigilia e Natale: commovente lo scambio di battute e la naturalezza della recitazione.

Oh, Maggie, è solo divertente, vero? Uomini. Mariti. Sesso. Amanti. Inganno. Successione. È attualità. Questo è tutto ciò che siamo. Mi piacciono le cose belle, che sono semplici, ordinarie. Ma cose che sono reali. Sai, mi piacciono molto le cose che sono abbastanza borghesi, fuori moda. Amo Les Mis, amo… Il Fantasma Dell’Opera. Amo il fast food. Mi dispiace per i fagiani. Non c’è speranza per me. Non con loro.


Spencer è un film che merita la visione e delinea uno spaccato di Diana Spencer lontano dai consueti pettegolezzi per cui viene solitamente ricordata. Di Camilla c’è solo la presenza in alcune scene ed una simpatica battuta di Diana che la presenta come “Jane Seymour“, la terza moglie di Enrico VII con cui il re si sposò dopo che Anna Bolena venne giustiziata.
Il film è quindi un racconto romanzato del lato più umano e carico di emozioni della donna. Ed il risultato è quasi eccellente, complice anche una Kristen Stewart con un’interpretazione coinvolgente e commovente in più di un’occasione. Una corsa verso una libertà sempre più distante che si conclude con un sorriso malinconico. Must watch.

 

TITOLO ORIGINALE: Spencer
REGIA: Pablo Larraín
SCENEGGIATURA: Steven Knight
INTERPRETI: Kristen Stewart, Timothy Spall, Jack Farthing, Sean Harris, Sally Hawkins, Stella Gonet, Amy Manson
DISTRIBUZIONE: Cinema
DURATA: 111′
ORIGINE: UK-USA-Germania-Cile 2021
DATA DI USCITA: 03/09/2021, 78ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia; 05/11/2021 UK e USA; 20/01/2022 Italia

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

Rispondi

Precedente

Gomorra 5×03 – Episodio 3TEMPO DI LETTURA 3 min

Prossima

Fear The Walking Dead 7×07 – The PortraitTEMPO DI LETTURA 5 min

error: Nice try :) Abbiamo disabilitato il tasto destro e la copiatura per proteggere il frutto del nostro duro lavoro.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: