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Squid Game 1×07 – I VIPTEMPO DI LETTURA 3 min

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Squid Game 1x07 VIP recensione Pur non avendo mai lesinato su violenze, interessanti risvolti comportamentali ed in generale su una storia molto forte, con questo settimo episodio Squid Game raggiunge il suo massimo splendore. L’arrivo di nuovi personaggi mascherati da animali e denominati VIP, la comparsata del fantomatico Host che, di fatto, “sminuisce” il Frontman ed un gioco che continua a spingere i vari giocatori a comportarsi in maniera imprevedibile sono le motivazioni principali che portano “I VIP” a guadagnarsi (per ora) il primo posto tra tutte le puntate di Squid Game.

Greetings. I hope your long trip here has not been too difficult. I am the Front Man who operates and oversees all matters here. It’s a true honor to welcome you here.

VIPs, HOST & FRONT MAN


Tra la fase di scrittura e quella dell’impostazione degli episodi, il factotum Hwang Dong-hyuk non può non essersi domandato quale fosse il miglior modo per presentare al pubblico la struttura dietro lo Squid Game. Se la risposta più facile è sicuramente arrivata dall’utilizzo del poliziotto Jun-ho, si può anche asserire che la sua presenza sia stata proprio del tutto necessaria. Certo, non si sarebbe venuto a scoprire che lo Squid Game viene ripetuto da diverse decadi nel più assoluto riserbo, ma l’arrivo dei VIP sull’isola, così come il loro salotto, non avrebbe necessitato della presenza di Jun-ho che, comunque, ha migliorato il tutto con il suo l’utilizzo.
Una delle domande a cui “I VIP” sembra rispondere è quella circa l’origine del gioco. Era infatti ipotizzabile che il pubblico ludibrio, con tanto di posta in palio troppo bella per essere vera, servisse ad un fine ultimo che non è né il riscatto sociale né l’utopia di una gara vinta nella piena uguaglianza sociale, ed infatti eccolo qui che arriva materializzato dietro la forma di maschere di animali dorate. Chiaramente non arriva una risposta definitiva ma sembra abbastanza chiara l’origine del gioco, ovvero per puro piacere dei miliardari “animali”.
Vige ancora un certo riserbo su chi sia l’Host del gioco e, soprattutto, se, come si evince dalla maschera dorata che gli appartiene, anche lui sia un VIP che a turno deve ospitare lo Squid Game. Una teoria valida a cui Dong-hyuk forse non risponderà mai.

E NE RIMASERO SOLO TRE… ED UN POLIZIOTTO IN ALTO MARE


Nonostante si sia percepita una certa tensione in tutte i giochi messi in scena finora, l’attraversamento del ponte (che non è un gioco per bambini) ha dato prova di essere di tutt’altro livello. A livello registico la cura maniacale del dettaglio visivo è encomiabile, la tensione continua a salire costantemente e nel mentre Hwang Dong-hyuk (ricordiamo che è sia regista che sceneggiatore) riesce serenamente ad inframezzare il tutto con scene sporadiche di VIP eccitati dal sangue o da VIP semplicemente eccitati. Il ritmo è sicuramente un valore aggiunto dell’episodio e dimostra quanto possa fare la differenza soprattutto se confrontato con “Gganbu“, affossato dal suo minutaggio.
In tutto ciò si riconferma come mero spettatore, supportato da una certa fortuna, Seong Gi-hun, sopravvissuto anche a questa gara non per le sue particolari abilità ma per una serie di coincidenze. Hwang Dong-hyuk ha però dimostrato più volte nelle scorse recensioni che c’è molta morale nascosta nelle sue gare. Quindi ora che sono rimasti solo tre contendenti e due episodi, è difficile non immaginare che Seong Gi-hun verrà messo effettivamente alla prova.
A margine degli eventi principali continua a muoversi, stavolta nuotando, Jun-ho, ma ora che è braccato dal Front Man sarà difficile non concedergli più attenzione di quella che si è guadagnato fino ad ora.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’arrivo dei VIP
  • Le maschere fanno la loro porca figura
  • La regia è veramente tanta roba, compreso il ralenti finale molto kitsch
  • Jun-ho ed il VIP
  • La prova del ponte
  • Omicidio-suicidio degli “innamorati” sul ponte
  • Molte più informazioni sulla struttura dello Squid Game
  • Niente

 

Un mezzo capolavoro. Semplicemente.

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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