The Echo ChamberTEMPO DI LETTURA 5 min

The Echo Chamber
Recensione The Echo Chamber THE ECHO CHAMBER Cinema Venezia 83 · CONCORSO

Andrea Pallaoro porta a Venezia 83 l'ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci, ma il risultato è troppo lento, ridondante e incapace di valorizzarne il potenziale.

Logo di Venezia 83 - Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica 2026

Sinossi

Leo, affermato produttore musicale tormentato dal dolore fisico ed emotivo, incontra Anne, la fisioterapista incaricata di curarlo. Tra i due nasce un rapporto nel quale i confini fra cura e dipendenza, desiderio e controllo diventano sempre più labili, mentre la voce della cantante Ava continua a risuonare nelle stanze e nelle loro vite.

La prima volta che The Echo Chamber è finito al centro dell’attenzione pubblica è stata per la polemica relativa alla bocciatura della richiesta di contributi selettivi del Ministero della Cultura. Una decisione che aveva fatto discutere soprattutto perché il progetto nasce dall’ultima sceneggiatura scritta da Bernardo Bertolucci prima della morte nel 2018, insieme a Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi.
A raccogliere questa eredità è stato Andrea Pallaoro, che ha lavorato nuovamente sul copione con le due sceneggiatrici originali prima di portarlo sullo schermo. Inevitabile, quindi, che l’arrivo del film in concorso all’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia fosse accompagnato da aspettative particolarmente elevate.
Aspettative alimentate anche dal cast: Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon. Tre interpreti di altissimo livello alle prese con una storia d’amore, dipendenza e isolamento che sulla carta sembrava avere tutti gli ingredienti per lasciare il segno.

COS’È ANDATO STORTO?


Peccato che il risultato non riesca minimamente a essere all’altezza delle aspettative. Almeno la proiezione stampa seguita da Recenserie si è conclusa con una lunga sequenza di fischi e proteste, sintomo evidente di quanto la pellicola abbia faticato a conquistare parte del pubblico presente.
Complice una messa in scena pressoché minimale e claustrofobica: per 123 minuti si assiste a lunghe sequenze dominate da silenzi, sguardi e immobilità, intervallate da dialoghi che vorrebbero essere profondi e metaforici ma finiscono troppo spesso per risultare prolissi e inutilmente enfatici.
La dimensione chiusa dell’opera è in realtà perfettamente compatibile con il cinema dell’ultimo Bertolucci e con una sceneggiatura costruita intorno all’intimità, alla dipendenza e alla difficoltà di separarsi. Il problema è che Pallaoro non riesce a trasformare questa immobilità in tensione emotiva. Dove dovrebbe esserci inquietudine resta spesso soltanto distanza.

NELLA STANZA DELL’ECO


Il protagonista è Leo, interpretato da Luca Marinelli, un affermato produttore musicale tormentato da forti dolori alla schiena e da dipendenze che sembrano essere tanto fisiche quanto emotive. Ad assisterlo arriva la fisioterapista Anne, interpretata da Alicia Vikander, inizialmente quasi intimidita dalla casa di Leo, piena di dischi, opere d’arte e tracce di una vita apparentemente lontanissima dalla propria.
Tra i due nasce progressivamente una relazione ambigua. Anne dovrebbe essere la persona incaricata di curarlo, ma proprio attraverso la cura si instaura una forma di dipendenza reciproca. Lei gli procura gli analgesici, lui sembra aver bisogno sempre di più della sua presenza. Desiderio, possesso e assistenza iniziano così a confondersi.
A completare il triangolo c’è Ava, interpretata da Susan Sarandon, grande cantante a fine carriera che Leo convince a tornare in studio per quello che assume i contorni di un ultimo album-testamento. La sua voce diventa letteralmente l’eco che attraversa la casa e le vite dei protagonisti. Il materiale narrativo avrebbe quindi tutto il necessario per indagare in profondità la linea sottilissima che separa amore, cura e controllo, ma il film rimane troppo spesso in superficie.

UN FILM PIGRO


Gran parte della psicologia dei personaggi viene lasciata all’interpretazione dello spettatore attraverso piccoli gesti, silenzi e ripetizioni della quotidianità. Una scelta legittima, ma che alla lunga rende il film estenuante invece che magnetico. Nel finale, un importante ribaltamento narrativo sembra finalmente pronto a rimettere in discussione tutto ciò che è stato mostrato, ma proprio in quel momento la pellicola si interrompe, lasciando ancora una volta lo spettatore in sospeso.
È un peccato soprattutto considerando il cast artistico eccezionale. Marinelli e Vikander lavorano per sottrazione e riescono spesso a comunicare più con gli sguardi che con i dialoghi, mentre Susan Sarandon appare quasi sprecata per il minutaggio limitato, pur riuscendo a lasciare il segno anche attraverso la sua performance musicale.
Anche il comparto tecnico è di livello. Le musiche di Clément Ducol, già apprezzato su Recenserie per Emilia Pérez, avrebbero però meritato molto più spazio all’interno di un film che ruota proprio intorno al mondo della produzione musicale.
The Echo Chamber rimane così un’occasione sprecata. L’eredità dell’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci, un cast di primissimo livello e una premessa ricca di potenziale non bastano a compensare una regia che trasforma troppo spesso la lentezza in immobilismo e l’ambiguità in semplice vaghezza. Un film che sembra adagiarsi sulla propria prestigiosa origine invece di trovare una voce davvero capace di farla rivivere.

Scheda film
Titolo originaleTHE ECHO CHAMBER
RegiaAndrea Pallaoro
SceneggiaturaBernardo Bertolucci, Ilaria Bernardini, Ludovica Rampoldi
InterpretiLuca Marinelli, Alicia Vikander, Susan Sarandon, Ann Akinjirin, Peter Coonan, Aomi Muyock
Distribuzione01 Distribution – al cinema dal 10 settembre 2026
Durata123 minuti
OrigineItalia, Belgio, 2026
FestivalPresentato alla 83. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica
SezioneVENEZIA 83 / CONCORSO
PremiereWORLD PREMIERE · 6 SETTEMBRE 2026

Il giudizio di Recenserie

BURN THEM ALL

Un’occasione sprecata: l’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci, un cast straordinario e una premessa affascinante non bastano a evitare immobilismo, ridondanza e un finale incapace di dare vero peso a quanto costruito.

Valutazione finale: KILL THEM ALL
Valutazione finale: BURN THEM ALL
Valutazione finale: SLAP THEM ALL
Valutazione finale: SAVE THEM ALL
Valutazione finale: THANK THEM ALL
Valutazione finale: BLESS THEM ALL

Giacomo Marcheselli

Laureato presso l'Università di Bologna in "Cinema, televisione e produzioni multimediali". Nella vita di tutti i giorni fa l'addetto museale. Con il calare delle tenebre, e nel tempo libero in generale, si trasforma in critico cinematografico e seriale nonché podcaster dilettante trattando gli argomenti più disparati ma sempre in ambito culturale e mediatico.

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