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The Walking Dead: Daryl Dixon 1×04 – La Dame De FerTEMPO DI LETTURA 3 min

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The Walking Dead: Daryl Dixon 1x04 recensioneQuella che era iniziata come una miniserie (prestissimo già tramutatasi in una 1° stagione) decente (il pilot non era male), già prima della metà della stagione si è tramutata nell’ennesima cafonata scritta male e recitata peggio così e così.
E così con “La Dame De Fer” The Walking Dead: Daryl Dixon tocca il suo punto più basso tra scivoloni incredibili nella sceneggiatura, scelte totalmente immotivate e la classica riproposizione di una facilità incredibile di muoversi da un punto all’altro della città quando nel mezzo ci sono svariati kilometri e un qualche migliaio di zombie.
L’abilità inspiegabile dei personaggi di percorrere centinaia di kilometri in pochissimo tempo potrebbe spiegare (in tutto il suo irrealismo) il perché Messiah Laurent sia capace di andare dal cimitero di Montmartre alla Torre Eiffel in brevissimo tempo percorrendo facilmente 5km. Lo stesso si può dire di Daryl e di Suor Isabelle che hanno gli stessi superpoteri del bambino messianico e di chiunque altro character sopravvissuto nell’universo di The Walking Dead.
Ma questo è solo il punto più dimenticabile tra tutte le castronerie partorite in questo episodio che di bello ha principalmente solo la location ed un paio di inquadrature perché il resto è alquanto dimenticabile.

#FORZATURE


Shannon Goss (The Terror, Outlander) è la penna che ha firmato questa sceneggiatura che di decente ha solo il titolo. La sensazione che la Goss non sia stata libera di scrivere in totale libertà arriva principalmente dalle scelte messe in piedi nel finale, visto che Quinn (villain altamente discutibile e improvvisato padre biologico del nuovo messia del mondo) viene affiancato da una Suor Isabelle che decide spontaneamente di rimanere a Parigi al suo fianco perché troppo preoccupata dal suo potere.
E qui però le necessità dello showrunner David Zabel non possono fungere da giustificazione per il pessimo lavoro della sceneggiatrice che trova il più futile dei motivi per sottostare alle regole dettate nella stanza degli sceneggiatori.

Suor Isabelle:The Guerrier are overtaking the city. I need someone with influence. Someone who can make sure that they let him pass.
Daryl:What are you talking about?
Suor Isabelle:He knows how to make things happen. He’ll do it for me. He’ll do it for me if I stay.

Il dialogo riportato qui sopra è tutto ciò di cui lo spettatore ha bisogno per giustificare la “bizzarra” scelta di Isabelle secondo la Goss, ovvero concedersi di nuovo in una relazione con il suo ex fidanzato che ha messo incinta sua sorella minorenne a sua insaputa. Come se non bastasse, ora sembra avere il potere necessario per negoziare con un gruppo di villain, tali Guerrier, che pur essendo in quattro gatti sembrano essere in grado di controllare l’intera Parigi, la cui area urbana è di 2.853,5 kilometri quadrati.
Un non-sense di dimensioni gigantesche che si è visto solamente in Fear The Walking Dead tra birra ed esplosioni nucleari, comunque un qualcosa di cui non essere fieri.
E su queste note arriva poi il più classico degli escamotage narrativi che vede il nucleo centrale di protagonisti dividersi in due quest separate per poi, prevedibilmente, rincontrarsi più avanti, verosimilmente in una situazione in cui l’arrivo di uno dei due metterà in salvo l’altro. Tutto già visto, tutto molto prevedibile, tutto molto discutibile.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • La regia e le inquadrature sono una delle poche cose decenti di questo episodio
  • Character che continuano a muoversi in maniera irrealistica tra i diversi punti della città
  • Scelta completamente immotivata di Suor Isabelle di rimanere al servizio del suo ex Quinn
  • Un messia senza carisma e senza cervello che continua ad andare in giro e ascoltare tutti senza fiatare
  • Scena iniziale nelle condutture
  • Altri buchi di trama tipo la cantante che punta la pistola contro Daryl e Laurent e poi l’abbassa ripensandoci

 

“La Dame De Fer” segna il punto più basso raggiunto dallo spin-off, partorendo un episodio facilmente migliorabile sotto moltissimi punti di vista ma che cade ripetutamente sotto i colpi di una trama orizzontale che costringe la sceneggiatrice di turno a tenere in vita un villain dimenticabile affiancandolo alla protagonista.

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Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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