);

The Walking Dead: Daryl Dixon 1×01 – L’Ame PerdueTEMPO DI LETTURA 4 min

/
()

The Walking Dead: Daryl Dixon 1x01 recensioneBisogna dire quello che si pensa: non c’era nessun bisogno di fare uno spin-off su Daryl Dixon e meno che meno uno ambientato in Francia. Non è l’odio verso il popolo transalpino la causa di questo pensiero, quanto piuttosto la sensazione di essere arrivati ad un punto d’arrivo per l’intero franchise di The Walking Dead.
Qualitativamente si è anni luce lontani da prodotti decenti (Fear The Walking Dead è ancora lammerda l’emblema dello schifo seriale) e anche se l’idea di spin-off su alcuni character principali stuzzica, poi i risultati di The Walking Dead: Dead City hanno ampiamente evidenziato il divario tra teaser trailer e realtà.
Sulla carta The Walking Dead: Daryl Dixon ha tutto ciò che serve per essere etichettato come l’ennesimo preannunciato insulto all’intelligenza dello spettatore, specialmente visto che Daryl si ritrova improvvisamente in Francia, però, con sorpresa collettiva (e specialmente di chi scrive), il pilot non è malvagio. Ovviamente non si sta urlando al miracolo o al capolavoro, ma già una sufficienza piena per un prodotto del franchise di questi anni è un’anomalia.

PETIT SPIN-OFF


Annunciata come una miniserie nel Settembre 2020, ha cambiato natura per volere della AMC che, come si è detto più volte, ormai è completamente allo sbando e privata di nuovi franchise o serie che la tengano in vita. A Luglio di quest’anno, AMC ha infatti annunciato il rinnovo per una seconda stagione (stessa sorte capitata all’altro spin-off newyorkese) riuscendo ad ottenere anche un nullaosta da parte del sindacato degli sceneggiatori e degli attori per continuare le riprese della nuova stagione in Europa.
Praticamente un monito per chiunque avesse avuto l’idea di approcciarsi allo show: potrebbe non finire poi così tanto presto.
L’incipit iniziale è tanto assurdo quanto intrigante: come diavolo è arrivato Daryl Dixon sulle coste francesi (e per essere più precisi fuori Marsiglia)? Una domanda a cui il pilot prova a dare una risposta sul finire dell’episodio, anticipato da un encomiabile “a series of bad decisions” che poi viene spiegato meglio pur rimanendo un grossissimo punto interrogativo.
Ma se si sta guardando questo episodio o un qualsiasi altro spin-off di The Walking Dead non ci si pone nemmeno più questo genere di domande realistiche e si accetta praticamente tutto ciò che alla buona può avere vagamente senso, ed un viaggio in barca per attraversare l’oceano controvoglia a quanto pare un vaghissimo senso di realismo ancora ce l’ha. Anche se magari arrivare sulle spiagge tra Nantes e Bordeaux avrebbe avuto molto più senso invece che arrivare vicino a Marsiglia.
Norman Reedus è ovviamente il protagonista della serie, un protagonista che non mastica nemmeno vagamente il francese ma che ha l’assurda fortuna di trovare praticamente chiunque che parla bene inglese in Francia, e questo è quanto di più assurdo si possa immaginare. Addirittura più assurdo del viaggio coast-to-coast dell’Atlantico o della profezia che vuole un undicenne (tra l’altro anche molto bravo nel parlare inglese) essere il Messia salvatore e Daryl il suo angelo custode.
Senza dimenticarsi di una congrega di suore esperte nell’utilizzo di mazze ferrate, baionette, spade medievali e agricoltura.

EAU DE TOILETTE


Questa è praticamente la trama della serie: Daryl vuole tornare da dove è venuto e per farlo deve raggiungere un porto che però non sa dov’è localizzato, una suora ossessionata dalla profezia di questo Messia ragazzino lo scorterà in questo famigerato porto ma solo dopo che Daryl porterà lei ed il Messia francese in qualche altro posto verso Le Havre.
Da come se ne sta scrivendo sembra che le premesse della serie siano imbarazzanti ma al termine dell’ora di visione, anche per merito di bassissime aspettative, ci si ritrova quasi a voler vedere come proseguirà la narrazione. Una sensazione nuova per uno show del franchise ma una sensazione che non è completamente senza senso, vuoi per merito di un cast tutto sommato non affatto malvagio, vuoi per il fascino diverso emanato dalla location europea (fascino che verrà preso meno, tempo un paio di episodi) che dona un tocco diverso alla trama.
A tal proposito bisogna citare Clémence Poésy che supporta Reedus più che dignitosamente nel ruolo della suora guerriera e Louis Puech Scigliuzzi nei panni del ragazzino Messia a cui si vorrebbe tagliare subito i capelli.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Apprezzabile il tentativo di presentare una nuova variante zombie
  • Norman Reedus fa il suo come al solito
  • Recitazione del cast tutto sommato non malvagia
  • Il fascino francese riesce effettivamente a migliorare la puntata
  • Le suore guerriere
  • La geografia francese per gli americani è chiaramente un mistero
  • L’ennesimo ragazzino predestinato a salvare l’umanità non è una trovata geniale
  • Durata forse eccessiva vista il contenuto
  • Realismo, questo sconosciuto…
  • Francesi che sanno parlare in inglese

 

Poteva essere molto peggio, oppure ormai lo spettatore medio ha perso le papille gustative dopo tutta la merda vista in questo franchise (questo è molto possibile), sta di fatto che in qualche modo il pilot di The Walking Dead: Daryl Dixon si riesce a portare a casa una sufficienza nonostante un ragazzino-Messia, suore guerriere, la geografia sconclusionata della Francia e Norman Reedus. O forse grazie a tutte queste cose non-sense messe insieme.

Quanto ti è piaciuta la puntata?

Nessun voto per ora

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

Rispondi

Precedente

Ahsoka 1×04 – Part Four: Fallen Jedi

Prossima

Winning Time: The Rise Of The Lakers Dynasty 2×06 – ‘Beat L.A.’

error: Nice try :) Abbiamo disabilitato il tasto destro e la copiatura per proteggere il frutto del nostro duro lavoro.