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Stateless 1×04 – Run Sofie RunTEMPO DI LETTURA 3 min

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Passato il giro di boa, Stateless per la prima volta riesce ad andare oltre la mera sufficienza, vuoi per un’accelerazione nella trama che non fa mai male, vuoi perché finalmente racconta la storia che doveva raccontare sin dal principio. Chiaramente, per non smentire quanto fatto nella prima metà della serie, la confusione e la mancanza di spiegazioni circa Sofie rimangono e regnano sovrane, però il focus di “Run Sofie Run” è altrove e, soprattutto, su altri character che hanno chiaramente più da dire della protagonista.

Javad:Why do you lie about who you are? In my country, it is normal to tell lies to the authority. You know, it’s a dictatorship. But here… You’re a white girl. I don’t understand.
Sofie:It isn’t safe for me to say who I really am.
Javad:Why not?
Sofie:Because someone might find me.
Javad:Mmm. So you would rather be in prison than tell the truth?
Sofie:Yes, if it… it meant that they would deport me, yes.
Javad:So all you want to do is leave, and all we want to do is stay.

Detta in maniera più franca possibile: Sofie Werner è l’antagonista della serie. Il character interpretato da Yvonne Strahovski, pur risaltando ed essendo riconosciuta sulla carta come la protagonista della serie, è scritto in una maniera estremamente superficiale ed è costruito per lo più da flashback ingombranti e uno sguardo generalmente vuoto. La schizofrenia del personaggio emerge solo per il distaccamento dalla realtà che raggiunge dei picchi solo in alcuni momenti, per il resto le sue azioni ed i suoi atteggiamenti non hanno granché senso. La conseguenza di tutto ciò è una palese mancanza di empatia nei confronti di un character che ha chiaramente un problema comportamentale ma ne ha un altro ben più grande dal punto di vista creativo e di scrittura.
Tutto quello che non va in Sofie Werner però funziona in Claire Kowitz (e anche in Sandford) che, vuoi anche per una più che discreta interpretazione di Asher Keddie, sulla carta dovrebbe ricoprire più il ruolo da villain. Le conversazioni spesso velate e lo sguardo sofferente, ma sempre seguito da una frase autoritaria degna del ruolo che rappresenta, sono dei chiari segnali di una tridimensionalizzazione ben più elaborata di quella di Sofie e da sole bastano a risollevare la qualità dello show.
Lo stesso, come detto, vale anche per Sandford perché sin da subito ha dimostrato una discreta conflittualità tra il “(non) dire” ed il “fare”. Dopo il tentativo di fare la cosa giusta non andato a buon fine, in questo episodio emerge ancora di più il dilemma interiore che lo porta alla fine a denunciare la sorella ed il piano per far fuggire alcuni migranti. C’è del chiaro dolore nel personaggio ma c’è anche una ferma credenza nelle istituzioni, nonostante quanto abbia visto finora porti ad avere un ragionevole dubbio.
In tutto ciò è palese che la narrazione di “Run Sofie Run”, ma anche più in generale della serie, si erga su un certo livello qualitativo quando la protagonista non sia in scena e, sfortunatamente, sprofondi alla prima occasione di propinare l’ennesimo flashback allo spettatore. Anche se in questo episodio in stile Prison Break bisogna ammettere che ci siano più alti che bassi.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Asher Keddie nel ruolo di Claire Kowitz è molto più efficace di Yvonne Strahovski nei panni di Sofie Werner
  • Il dilemma famigliare di Sandford è reso veramente bene
  • La regia non dispiace affatto
  • La protesta con tanto di fuga orchestrata dalle suore
  • I continui flashback di Sofie non aiutano lo spettatore a capire il suo status mentale ma solo a chiudere il cerchio tra il “post-setta gestita da Cate Blanchett e compagno” ed il “pre-campo di detenzione migranti clandestini”
  • Sfortunatamente la protagonista continua ad essere più odiabile che amabile

 

Questo “Run Sofie Run” è il primo vero episodio di Stateless che si guarda con piacere senza digrignare troppo i denti. Certo ci sono ancora dei colossali problemi per quanto riguarda la caratterizzazione della protagonista ma il focus sul restante parco di personaggi sopperisce più che bene a questi difetti.

 

The Right Thing 1×03 ND milioni – ND rating
Run Sofie Run 1×04 ND milioni – ND rating

Martin Moody

Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 25 ed i 35 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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