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Stranger Things 4×07 – Chapter Seven: The Massacre At Hawkins LabTEMPO DI LETTURA 5 min

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Stranger Things 4x07 recensioneLa prima parte dell’ultima stagione di Stranger Things si conclude con un episodio, scritto e diretto dai Duffer Brothers, che è praticamente un film, probabilmente per preparare psicologicamente gli spettatori al finale vero e proprio, quel nono episodio che promette di essere lungo quasi quanto un kolossal. La durata di un’ora e trentotto minuti di “Chapter Seven: The Massacre At Hawkins Lab”, infatti, permette all’azione di progredire, forse anche troppo, rendendo l’episodio ricco di avvenimenti importanti. Nelle varie sottotrame parallele che compongono questa stagione succedono così tante cose che tutti i protagonisti hanno modo di imbattersi in un ostacolo, superarlo e addentrarsi in uno nuovo, lasciando la risoluzione alla seconda parte di stagione: i due episodi previsti a luglio.
Il mood di questa stagione di Stranger Things ricorda il meme sulla famiglia Stark di Game Of Thrones con la canzone di Taylor Swift: We are never ever getting back together. I gruppi di personaggi dislocati in parti del mondo che non sono Hawkins stanno cercando di “tornare a casa” dove, evidentemente e com’è naturale che sia, si svolgerà la battaglia finale.
Il primo riavvicinamento che si ha in questo episodio è quello di Joyce e Hopper. Una pecca di tutta la storyline di Hopper è che nessuno si aspetta che, sopravvissuto al finale della terza stagione, muoia in una prigione russa (ucciso dai soldati o da un Demogorgone), quindi il ricongiungimento con Joyce non era certo inaspettato ma, non per questo, meno emotional.

UPSIDE DOWN – COME UNA VOLTA


A Hawkins va in scena il teatrino in cui gli adulti non capiscono nulla di quello che succede e diventano una sorta di comic relief mentre i ragazzini risolvono i misteri e i quasi adulti nell’Upside Down rischiano la morte.
Le avventure dei due quartetti separati corrono in parallelo dando la possibilità di creare squisite sequenze come quelle in cui la regia “ribalta” la scena di Dustin, Lucas, Max e Erica in bici verso la roulotte di Eddie per inquadrare gli speculari Steve, Nancy, Robin e Eddie che fanno lo stesso percorso nell’Upside Down.
Sicuramente l’Upside Down si conferma l’ambientazione e la storyline più forte e interessante. La narrazione si prende lo spazio necessario per dare a tutti e quattro i protagonisti il giusto ruolo e la giusta visibilità. Questo poteva essere un elemento rischioso, visto che i quattro non hanno goduto dello stesso screen time e, quindi, dello stesso approfondimento per gli spettatori, provenendo da stagioni diverse dello show.
Steve e Nancy sono i rappresentanti dello Stranger Things “vecchia scuola”, quella prima stagione che ha decretato l’immediato successo dello show e l’ha lanciato nell’olimpo delle serie cult degli ultimi anni. I due ex ragazzini (sia perché erano fidanzati sia perché non sono più tanto ragazzini) tornano “in coppia” evidenziando ancora di più quanto i loro personaggi siano maturati e cresciuti in questi anni.

UPSIDE DOWN – NUOVI INGRESSI


Robin, introdotta nella terza stagione, è un personaggio relativamente più giovane ma che ha saputo conquistarsi facilmente uno spazio nel cuore degli spettatori e qui fa da ponte con la stagione corrente e il suo rappresentante. Eddie è una new entry sapientemente inserita nella narrazione con un ruolo centrale che ha permesso al pubblico di imparare a conoscerlo abbastanza velocemente. A differenza di Jason (con la sua squadra di basket) che, come già evidenziato era un nuovo ingresso che si poteva risparmiare, il personaggio di Eddie è un’aggiunta intelligente che ben si amalgama con il gruppo di protagonisti (e che permette di portare avanti il parallelismo tra i quattro ragazzini nel mondo reale e i quattro nell’Upside Down).
L’ambientazione nell’Upside Down, con il suo retrogusto horror e splatter (la scena iniziale con gli pseudo-pipistrelli che si accaniscono su Steve) non perde di fascino, anzi, ha il pregio di risollevare le sorti dello show e della stagione. Se a questo si unisce anche un mix ben assortito di personaggi, il bilancio finale non può che essere positivo.

LA VERITÀ SUL MASSACRO AL LABORATORIO DI HAWKINS


La storyline di El ha finalmente un twist che forse potrebbe compensare il minutaggio eccessivo a lei dedicato in questi episodi. Non che il suo personaggio non lo meritasse ma, rivederla nei panni della bimba-cavia mentre ripercorreva le stesse scene, rituffava lo spettatore nella prima stagione lasciando quel retrogusto di visto e rivisto. Finché non si è capito che questo doloroso rivivere il passato fosse un percorso necessario tanto per El quanto per il pubblico. Finalmente si scopre non solo la vera dinamica del massacro del laboratorio di Hawkins, ma anche la vera natura di Vecna e, quindi, dell’origine dell’Upside Down.
Ci si poteva arrivare prima senza rivivere per l’ennesima volta i traumi di El nel laboratorio? Sicuramente. Si poteva rallentare il ritmo dividendo le due scoperte (che One fosse l’autore del massacro ma anche il piccolo Creel diventato Vecna) in due episodi diversi, senza intaccare la qualità della narrazione ma permettendo al pubblico di godere di puntate di una durata umana? Probabilmente sì.
Le critiche verso questa usanza ormai diffusa come un virus di costruire episodi dalle durate extra-large non sono ancora passate di moda e ogni momento è buono per puntualizzarle.
Ciò non toglie che l’episodio, nonostante la lunghezza, presenti una narrazione incalzante e accattivante con un finale in crescendo e ben costruito. L’attenzione e la cura nella composizione di un episodio che è un punto di svolta per la stagione e per la serie, si riscontrano nel gusto per il parallelismo tra mondo reale e Upside Down che viene mantenuto anche nel racconto dell’origine del “male” nei ricordi di El e nella possessione di Nancy. Bel lavoro.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Tanta azione e rivelazioni importanti
  • Parallelismi tra Hawkins e l’Upside Down
  • Buon inserimento dei nuovi personaggi
  • Ricongiungimento numero uno: Joyce + Hopper
  • Storyline russa dall’epilogo intuibile
  • Durata dell’episodio
  • California non pervenuta (che in realtà è un bene e ciò la dice lunga sull’utilità di quella sottotrama)

 

Stranger Things ha capito che deve guardare indietro per andare avanti e, in particolare, guardare a quella prima stagione che ha creato il mito. Questo mid-season finale ne è la prova e, se continua così, lo show ha la potenzialità di chiudere meglio di quanto si potesse immaginare all’inizio.

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