Stranger Things 5×06 – Chapter Six: Escape From CamazotzTEMPO DI LETTURA 4 min

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Stranger Things 5x06 recensione“Chapter Six: Escape From Camazotz” è uno degli episodi più lunghi di sempre di Stranger Things, con i suoi abbondanti 75 minuti, ed è purtroppo anche uno dei peggiori dell’intera serie. Un episodio che avrebbe dovuto funzionare come ponte verso un finale mastodontico da oltre due ore e che invece si rivela un accumulo di sviste narrative, scelte registiche discutibili e una gestione del tempo semplicemente inspiegabile.
Il risultato è una puntata che non solo stanca, ma che mina seriamente la coerenza interna dello show.

Robin:The fate of the planet may very well rest in the hands of your comatose girlfriend and your baby sister.

UN EPISODIO DI TRANSIZIONE CHE NON SA COSA FARE


Partendo da un presupposto onesto, era chiaro fin dall’inizio che in questo episodio non sarebbe potuto accadere nulla di davvero eccezionale. Con un finale di stagione ormai imminente e annunciato come evento conclusivo, “Chapter Six: Escape From Camazotz” aveva un obiettivo molto semplice e legittimo: accelerare la reunion dei personaggi sparsi tra Hawkins e l’Upside-Down. Non c’era quindi motivo di aspettarsi grandi rivelazioni o morti clamorose, e questo rientrava perfettamente nel perimetro delle aspettative.
Il problema non è ciò che non accade, ma il modo in cui ciò che accade viene messo in scena. L’episodio è appesantito da una durata spropositata rispetto ai contenuti effettivi e, soprattutto, da una serie di frivolezze narrative che fanno sorgere più di un dubbio sulla solidità della scrittura. Non si tratta di dettagli marginali, ma di scelte che ricordano molto da vicino il crollo logico visto nell’ultima stagione di Game Of Thrones, quando la coerenza narrativa era stata sacrificata sull’altare della velocità e della spettacolarità.

IL TELETRASPORTO COME NUOVO SUPERPOTERE


Uno degli esempi più evidenti di questa deriva riguarda Hopper, Eleven e Kali. All’inizio dell’episodio i tre si recano in una sorta di portale non meglio definito e, senza alcuna spiegazione degna di questo nome, ricompaiono improvvisamente a Hawkins. Nessun passaggio intermedio, nessuna difficoltà, nessun costo narrativo. È il teletrasporto in stile Game Of Thrones, applicato senza alcuna vergogna a un universo che, fino a poco tempo fa, aveva fatto della fatica e del sacrificio uno dei suoi punti di forza.
Questa leggerezza nella gestione degli spostamenti non è solo pigra, ma pericolosa. Quando i personaggi possono muoversi ovunque in qualsiasi momento, la tensione crolla e ogni pericolo perde significato. Stranger Things aveva sempre saputo dosare distanze e tempi, trasformandoli in elementi narrativi centrali ma qui tutto viene azzerato con una nonchalance che lascia piuttosto perplessi.

SCENE ASSURDE E COERENZA ANNICHILITA


Un altro momento che grida vendetta è quello che vede Lucas in ascensore con Max in braccio. In una scena che sembra uscita da un anime, Lucas diventa improvvisamente un Super Saiyan e riesce a respingere un demogorgone lanciato a tutta velocità con un semplice calcio. Il tutto con una facilità disarmante, come se stesse colpendo un pallone. È una forza fisica completamente ingiustificata che in qualsiasi altra stagione sarebbe diventata un meme istantaneo e che qui passa quasi inosservata solo perché episodi di questo tipo stanno diventando la norma.
E a proposito di scene surreali, la sequenza con Max e Holly davanti al portale è probabilmente uno dei punti più bassi dell’episodio. Max apre il suo varco per fuggire dall’Upside-Down, ma invece di entrarci immediatamente, si ferma a parlare con Holly per diversi minuti. Il portale, ovviamente, rimane aperto e paziente, perché la logica narrativa è ormai saltata. Vecna sembra improvvisamente disinteressato a bloccare il piano, come se avesse altro da fare, e le due ragazze finiscono per incamminarsi con una lentezza esasperante in una scena che ha del grottesco. Il fatto che alla regia ci sia Shawn Levy rende tutto ancora più difficile da giustificare.

KALI, UN RITORNO TOTALMENTE INUTILE


A completare il quadro c’è la gestione di Kali. Ripresentata nel finale del Volume 1 come se fosse un ritorno importante, in questo episodio (così come nel precedente) si limita a essere un’ombra. Dice forse due o tre frasi, non incide minimamente sugli eventi e sembra completamente scollegata dal resto della narrazione. Al momento il personaggio appare del tutto inutile, una presenza fantasma che non aggiunge nulla né sul piano emotivo né su quello narrativo. 
Si potrebbe ipotizzare un colpo di scena nei prossimi due episodi, magari una rivelazione legata a Vecna o un tradimento. Ma è altrettanto probabile che Kali sia semplicemente il prodotto di una scrittura superficiale, incapace di integrare realmente un personaggio che in passato era già stato accolto con enorme freddezza dal pubblico.

 

THUMBS UP 👍 THUMBS DOWN 👎
  • Tentativo di accelerare la reunion dei personaggi
  • Alcune intuizioni visive isolate
  • Durata eccessiva rispetto ai contenuti
  • Teletrasporti e incoerenze narrative evidenti
  • Scene grottesche che annullano la tensione
  • Kali completamente inutile

 

Un episodio lungo, confuso e sorprendentemente fragile, che fa temere un finale più spettacolare che coerente e che ricorda fin troppo da vicino derive televisive già viste e ampiamente criticate.

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Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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