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The Boys 1×03 – Get SomeTEMPO DI LETTURA 5 min

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“Sai di che è fatto il mondo? Di bastardi. Bastarda è la glassa e bastardo il ripieno.”

Tra le tante perle di saggezza del Dr. Cox, nessuna si accosta a The Boys meglio di questa.
Anche i supereroi, individui il cui senso di giustizia e la cui morale dovrebbero essere indiscutibili, possono in realtà rivelarsi gli uomini (o donne) più pericolosi, scorretti e spietati. E’ questa la verità che in pochi giorni il giovane Hughie si è ritrovato a dover accettare.
Il personaggio, in sole tre puntate, ha già attraversato una profonda evoluzione che ne ha mutato definitivamente il carattere. Questo terzo episodio inizia proprio con Hughie, attonito di fronte ai resti di Translucent sparsi per la stanza e costretto a riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni. Il suo primo omicidio, infatti, segna un vero e proprio punto di svolta per il personaggio. Attraverso varie scene e dialoghi, Hughie mostra allo spettatore la sua frustrazione e la sua rabbia nei confronti della società e dell’istituzione malsana dei supereroi verso cui individui normali come lui non possono teoricamente fare nulla. Conscio però di avere tolto lui stesso la vita a uno di questi intoccabili e inebriato del potere che gli ha trasmesso tale esperienza, finalmente Hughie prende una posizione e dimostra il suo coraggio e la sua risolutezza, ribellandosi per la prima volta al padre e unendosi definitivamente e di sua spontanea volontà al gruppo di Butcher.

Hughie: “You want to know what’s really messed up? Is, uh… in some ways, just right in that moment, it… felt kind of good. […] I felt like a rush. Like I felt alive.”
Mother’s Milk: “I get it. But that rush, Hughie, is no different than the shit A-Train shoots up. Everything comes with a price.”
Hughie: “The last thing I ever said to Robin was “Don’t you ever besmirch Billy Joel”. That was the last thing that she heard before she burst into pieces. And I got to live with that shit for the rest of my life. The price? Whatever it is, I’ll pay it.”

Come in ogni episodio visto finora, la serie segue non solo il punto di vista e la storyline di Hughie, ma anche quella di Annie/Starlight, diametralmente opposta ma al contempo destinata ad incontrarsi con quella del ragazzo. Se Hughie si è sempre limitato a osservare dal “basso” della sua normalità gli eroi e solo ora sta cercando un mezzo con cui contrastarli, Annie aspirava a divenire una supereroina lei stessa e, una volta realizzato il suo sogno, ha potuto constatare come non tutto fosse come se lo immaginava.
Annie stavolta si vede costretta ad accettare di mettere in mostra il proprio corpo con un outfit più spoglio e provocante, così da attirare consensi pubblici. Inizialmente contraria, trovandola una scelta profondamente anti-femminista, alla fine viene messa con le spalle al muro e costretta ad accettare per non rinunciare alla propria carriera.
Anche Annie sta attraversando in realtà un processo di consapevolezza ed evoluzione che però sta procedendo più lentamente rispetto a Hughie, proprio perché a lei mancano gli appoggi esterni che invece il ragazzo ha trovato in Butcher e la sua gang.
E’ evidente come le vicende che coinvolgono e vedono interessata la neo supereroina non siano altro che una metafora dei compromessi che bisogna accettare per arrivare alla notorietà; l’individuo non è più visto come persona ma come mezzo per fare soldi e aumentare i profitti dei suoi investitori. Di fatto, il personaggio che la celebrità si ritrova a dover interpretare pubblicamente è una costruzione fittizia volta a generare consensi nelle masse.

“I don’t know… if they really want you to be a hero. I think they just want you to look like one.”

Massima espressione di tale principio è Homelander, l’eroe per eccellenza. Il più amato da tutti proprio perché riesce a fingere di essere perfetto. La sua vera forza, infatti, alla fine non risiede più nei suoi immensi poteri, ma nella reputazione che si è riuscito a costruire a costo di sopprimere la propria reale personalità.
Homelander si dimostra un personaggio molto particolare, estremamente infantile ma con un talento impeccabile nelle relazioni con il pubblico. Il suo carattere capriccioso e bambinesco lo rendono, però, uno dei personaggi più terrificanti e pericolosi mai visti, tanto che i suoi stessi colleghi eroi evitano di contraddirlo, intimoriti da come questo potrebbe reagire. Effettivamente, la migliore descrizione per Homelander è quella di “un bambino coi poteri di un dio” e non c’è nulla di più spaventoso. Eppure, un personaggio sembra non avere alcuna paura di lui: Butcher. In una lunga scena da pelle d’oca, il personaggio interpretato da Karl Urban sostiene per vari secondi lo sguardo del supereroe con un’aria inspiegabilmente soddisfatta, mentre l’altro lo fissa confuso e a disagio, non abituato a qualcuno che gli tenga testa anche in un modo così semplice.
Oltre alle varie costruzioni dei personaggi, anche la trama procede spedita. Ciononostante, non si ha mai la sensazione di un’eccessiva rapidità ma, anzi, viene mantenuto alto e costante l’interesse dello spettatore senza mai annoiarlo e invogliandolo a proseguire la visione della serie.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Butcher sempre più badass, anche quando non fa nulla
  • L’evoluzione di Hughie
  • Homelander più terrificante e ansiogeno del previsto
  • La trama procede spedita e non annoia mai
  • Niente

 

The Boys continua la sua corsa senza sbagliare un colpo. E’ ancora presto per esprimere un giudizio ma, per ora, sembra non deludere affatto le aspettative.

 

Cherry 1×02 ND milioni – ND rating
Get Some 1×03 ND milioni – ND rating

 

Andrea De Angelis

Appassionato di horror, fantasy e soprattutto di fumetti. Così disorganizzato che anche la stesura della biografia è stata procrastinata all'inverosimile, cerca di andare avanti a passi piccoli e costanti, ma finisce per essere distratto dalle mille serie e film che escono lungo il tragitto.
Avvertenze: di norma è gentile e amichevole, ma parlare di viaggi nel tempo potrebbe innescare in lui "l'effetto Gremlin".

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