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The Handmaid’s Tale 3×10 – Bear WitnessTEMPO DI LETTURA 4 min

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Tra le varie domande sorte nel corso di questi tre anni di The Handmaid’s Tale, la più recente, nonchè quella che sta allarmando maggiormente gli spettatori, è inerente l’indirizzo di questa stagione. Doveva essere l’anno del riscatto per June, l’anno della rivalsa, l’anno in cui Gilead avrebbe cominciato a perdere pezzi al suo interno: finora è stato l’anno degli episodi stand alone. Mai come prima d’ora si era visto lo show di Bruce Miller perso e bloccato così tanto nella sua magnificenza visiva da portare allo stallo dell’intera trama, e mai come prima d’ora si è cominciato a discutere le scelte dello showrunner e la validità della strategia messa nero su bianco per questa stagione.
I vari “Heroic“, “Unfit“, “Under His Eye” (giusto per citare gli ultimi tre episodi), al netto della piacevolissima regia e del dramma psicologico sempre magistralmente offerto, sono stati pressochè inutili per quanto riguarda la trama. Se da un lato si è potuto finalmente dare un rapido sguardo alla Aunt Lydia che fu oppure alla problematica vita della moglie del Comandante Lawrence, dall’altro sono state messe in pausa diverse storyline che sembrava dovessero essere protagoniste di questa stagione: non è più stata concesso alcun minutaggio alla vita dei rifugiati in Canada, il tentativo di riprendere Nichole si è bloccato per questioni politiche, i flashback sui protagonisti si sono fatti sempre più rarefatti. Il risultato sembra essere una 3° stagione piuttosto annacquata e priva di quel mordente che l’aveva premiata negli anni. È tutto perso? Forse no.

Scones mean no.

Una scossa positiva arriva da questo “Bear Witness” che, con somma gioia, riporta in auge alcune trame lasciate in sospeso da “Household” destando dal sonno anche gli spettatori più addormentati. E non è solo merito della montagna di muffins che sono stati consegnati a casa della famiglia Lawrence. All’improvviso la stagione sembra essere ritornata su dei binari solidi, identificabili con il nuovo piano di June di liberare più bambini possibili e dalla richiesta di Serena di fare di tutto per riprendersi Nichole. Ecco quindi che dopo tre puntate un po’ “farfallone” si ricomincia a fare sul serio.
Ad accelerare questa sensazione c’è anche il ritorno, francamente abbastanza sorprendente, del classico rito mensile della fecondazione, questa volta con un po’ di pubblico a sostenere la performance. Qui The Handmaid’s Tale ritorna prepotentemente sopra le righe andando a disintegrare le convenzioni sociali di una famiglia (i Lawrence) e trovando una nuova opportunità per sottomettere nuovamente Ofjoseph al loro divertissement. Per la prima volta viene offerta anche una prospettiva diversa rispetto alla già vista violenza sulle donne di Gilead, infatti qui la violenza si estende anche sugli uomini e nello specifico nella figura del Comandante Lawrence che qui viene ineluttabilmente a conoscere il risultato di tutto ciò che ha creato. Tutta la scena ed i tentativi di evitare il rito sono resi benissimo da una regia, da una tempistica e da dei dialoghi che come al solito sono perfetti per creare quella tensione e quell’angoscia che solo questa serie è riuscita a dare, però, oltre all’ennesimo stupro, c’è molto di più. Da un lato la sottomissione di Lawrence, con tanto di svilimento della sua figura, porta alla creazione di nuovi equilibri ed alleanze (per la gioia di June), dall’altro offrono, come già detto, una rinnovata prospettiva della violenza subita non solo dalle donne ma anche dagli uomini che, pur sempre in minoranza ed in maniera diversa, vivono in questa società deviata. Estremamente apprezzabile.

Muffins mean yes.

Piccola riflessione estemporanea: qualcosa che spesso sfugge all’analisi post-visione è la percezione del tempo. La serie non ha mai specificato, se non perchè forzata da eventi esterni (tipo le tre gravidanze avute dalla defunta Ofmatthew), l’evoluzione temporale, tanto che spesso si è magari compiuto l’errore di considerare ogni stagione come l’equivalente di 1 anno portando quindi alla semplice somma di 3 anni di Gilead: errore. “It’s been five years since we had our children torn away from us: an eternity.” dice June a metà puntata, e all’improvviso, grazie solamente a questa piccola frase gettata lì senza alcun preavviso, si viene a creare una profondità enorme per ciascun character che sembra quindi più legittimato ad avere le reazioni che ha proprio grazie a questi oltre 1825 giorni di gileadismo.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Lo stupro con spettatori
  • Ritorno del focus sulle trame principali
  • Regia, al solito
  • Interpretazione, al solito
  • Musiche, al solito
  • Alcune scene un po’ lente

 

The Handmaid’s Tale riprende finalmente in mano le redini di questa stagione preparando le trame per il gran finale. Ed era ora.

 

Heroic 3×09 ND milioni – ND rating
Bear Witness 3×10 ND milioni – ND rating

Martin Moody

Appassionato di fumetti, film e telefilm, ha un'età compresa tra i 25 ed i 35 anni ed è noto ai più per essere il fondatore del "Progetto Recenserie". E' un burbero dal cuore d'oro che gira per l'etere con una maschera di Venom continuando a ripetere che i Bloody Beetroots lo hanno copiato ma nessuno gli crede. Nel sottobosco del web si dice che abbia una laurea in statistica, una in economia ed una smodata passione per la scrittura tanto che pensa di poter scrivere un libro per vendere i diritti ad Hollywood per un film. Sognatore.

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