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This Is Us 5×05 – A Long Road HomeTEMPO DI LETTURA 4 min

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This Is Us 5x05 recensione“I know you come from a family of great speech-givers…”

Dopo quasi due mesi dalla messa in onda di “Honestly”, This Is Us torna nel palinsesto della NBC con il resto di una quinta stagione che, per forza di cose, quest’anno continua a subire ritardi e prolungamenti nelle riprese.
Ci si ritrova così a gennaio con appena cinque episodi andati in onda, per una narrazione che stenta ad ingranare e che finora è rimasta impiantata in linea generale su una descrizione abbastanza ferrea della realtà. I protagonisti, dal canto loro, si ritrovano con piccoli accenni di trama il più delle volte verticale, mentre sembrano nuovamente scomparsi i riferimenti ai flashforward con l’accantonamento del personaggio di Rebecca.

KATE AND KEVIN


Questi due personaggi, in realtà, non sono propriamente alle prese con storyline verticali anche se, seppur alla base ci sia un capitolo fondamentale del loro percorso, gli sprazzi di trama che caratterizzano le loro scene hanno pur sempre una durata limitata di un paio di episodi.
Certo, Kevin si ritrova immerso in una macro storyline orizzontale dovuta alla gravidanza di Madison, tuttavia i problemi che fuoriescono di volta in volta appaiono abbastanza limitati e ripetitivi per permettere una vera e propria differenziazione del character.
Nonostante il materiale a disposizione potrebbe essere gestito meglio però, il processo di crescita di Kevin continua ad essere uno dei punti fermi di questa stagione. Apprezzabile infatti è il parallelismo mostrato tra i dubbi attuali del maggiore dei Pearson e le scelte del Kevin più giovane, quando una matricola della recitazione non ci pensava due volte a lasciare la propria famiglia per inseguire il successo (e il matrimonio con Sophie ne ha poi pagato le conseguenze). I tumulti interni di Kevin quindi sono assolutamente preventivati nel suo percorso, e il modo di approcciarsi così diverso dal passato assolutamente apprezzabile, ma sarebbe preferibile anche vederlo alle prese con eventi più di sostanza, soprattutto adesso che il rapporto con Madison è agli inizi e non ancora ben definito.
Un discorso simile può essere utilizzato anche per Kate. Anche qui, a farla da padrone è la storyline collegata al passato, con una Kate adolescente alle prese con un aborto uscito fuori abbastanza dal nulla. L’introduzione di Marc è risultata sin da subito carica di mistero e curiosità per l’ambivalenza del personaggio e i residui della relazione sulla stessa Kate. Adesso, seppur questo rapporto tossico aggiunge un ulteriore tassello assolutamente apprezzato a livello narrativo riguardante l’evolversi dei problemi di Kate sfociati poi con l’obesità, risulta un po’ troppo forzato il modo di presentare alcuni elementi. Nonostante gli autori cerchino di mettere una pezza con l’incredulità di Toby, l’inserimento di un aborto nascosto appare comunque raffazzonato, mentre la gita a San Diego e la relativa venuta a patti con sé stessa dopo l’incontro con Marc sembra destinato a passare presto in secondo piano così come è venuto a galla.

RANDALL


Si può dire che ancora una volta l’unico ad avere una storyline orizzontale abbastanza corposa è Randall. Ma qui i presupposti non sembravano essere per niente positivi. Quando sul finale di “Forty: Part Two” si è assistito alla “resurrezione” di Laurel, l’impressione di dejavù verso il materiale a cui andava incontro Randall è stata sicuramente prominente. La comparsa della madre mai conosciuta infatti, aveva tanto il sapore dei primi momenti con William, con tutte le problematiche emotive e mentali del caso già in agguato che davano alla storyline sin da subito una sensazione di ripetizione quasi soffocante. E tale premessa infatti è stata mantenuta in questo “A Long Road Home” con le solite crisi di Randall tornate (in realtà mai andate via) in pianta stabile nella sua già precaria stabilità emotiva.
Tuttavia, appena questa prassi mentale è stata superata, il finale di episodio ha gettato forse un po’ di luce sul prosieguo di tale storia: il viaggio che si apprestano ad intraprendere Beth e Randall per conoscere Hai, più tutto il background nascosto dietro la figura di Laurel, accende una speranza anche per la prossima puntata di This Is Us che uscendo dai soliti schemi e cambiando location e dinamiche potrebbe vivacizzare un po’ la sua narrazione.

 

THUMBS UPTHUMBS DOWN
  • Storyline di Randall forse non proprio uguale alle precedenti e con prospettive più intriganti
  • Il costante cambiamento di Kevin
  • Il personaggio di Toby
  • Finalmente si fa luce sulla nascita dei disturbi di Kate da adolescente
  • Si procede sempre a piccoli passi con situazioni gestibili in pochi episodi, mentre viene completamente abbandonata la macro-trama per riesumarla solo nei finali
  • Aborto di Kate e gestione della situazione-Marc che poteva essere gestito meglio

 

Nonostante i pochi passi in avanti dovuti ad un ristretto materiale proposto, “A Long Road Home” si presenta come una puntata egregiamente raccontata che fa ben reimmergere nei problemi dei Pearson dopo la lunga pausa. Sperando che i prossimi episodi riescano a dare un input in più.

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Ormai sulla trentina, laureata in Comunicazione, tra le sue passioni spiccano telefilm e libri. Ha un carattere allegro e socievole, ma nei momenti opportuni sa trasformarsi; questa sua versione di dottor Jekyll e mister Hyde tuttavia, non le impedisce di avere un'estrema sensibilità che la porta quasi sempre a tifare per lo sfigato di turno tra i personaggi cui si appassiona: per dirla alla Tyrion Lannister, ha un debole per “cripples, bastards and broken things”.

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