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The Umbrella Academy 2×01 – Right Back Where We StartedTEMPO DI LETTURA 4 min

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La famiglia di supereroi più disfunzionale del pianeta torna in grande spolvero per la sua seconda stagione, partendo subito in quarta con un episodio talmente bello da vedere che si vorrebbe non finisse mai. La serie, basata sul fumetto di Gerard Way e Gabriel Bá, è stata un tripudio di critiche positive, soprattutto per quanto riguarda il comparto tecnico, come fotografia, scenografia, ma anche una eccellente colonna sonora. D’altronde, il leader degli ormai compianti My Chemical Romance ha vissuto cibandosi di arte e musica, riversando tutto il suo carisma e la sua creatività sia sul palcoscenico che sulla carta. Ne è nata una serie che rappresenta un effervescente elogio alla cultura pop, con una scrittura sagace, spiritosa ed irriverente, senza risultare però troppo pesante. Una serie non convenzionale, su supereroi non convenzionali che, nonostante tutto, hanno saputo essere molto più veri di tanti altri.
Il secondo ciclo de The Umbrella Academy è liberamente tratto dal secondo volume del fumetto, intitolato “Dallas”, che spoilera subito la location primaria di questi dieci episodi. I fratelli Hargreeves, infatti, dopo essere miracolosamente scampati all’apocalisse – da loro stessi causata – si ritrovano catapultati nello stesso luogo, la città texana, ma in tempi diversi, dal 1961 al 1963. Siamo dunque in piena guerra fredda e l’assassinio del Presidente John Fitzgerald Kennedy è dietro l’angolo, ma qualcosa di molto più devastante minaccia l’umanità intera: un’altra apocalisse. Di nuovo. Luther e gli altri, dal canto loro, tenteranno di sventarla, senza riuscirci. Di nuovo.
Pur mantenendo la stessa formula e la stessa tematica, The Umbrella Academy mescola le carte in tavola usando l’escamotage narrativo della separazione dei fratelli, così da favorire la giusta dose di suspence, azione e mistero. Inoltre, a complicare la situazione ci si aggiunge, come già anticipato, uno dei fatti più emblematici dei primi anni ’60: l’omicidio di Kennedy, da parte di Lee Harvey Oswald. Questo evento, infatti, sarà parte integrante della storyline principale, legandosi a doppio filo con i protagonisti, data la presenza – in aggiunta ai personaggi secondari – di Jack Ruby, reo di aver ucciso proprio lo stesso Oswald. In questa prima puntata, Ruby, interpretato da un redivivo John Kapelos (i nostalgici dei film anni ’80 l’avranno riconosciuto subito), gestisce il Carousel Club, un locale dai loschi traffici, ed è diventato il boss di Luther, costretto a lavorare per l’uomo come suo scagnozzo. Anche la nuova vita di Diego sembra ruotare attorno alla figura di Kennedy, in quanto si ritrova rinchiuso in un ospedale psichiatrico, proprio per aver predetto l’assassinio. In un modo o nell’altro e senza saperlo, i fratelli Hargreeves si ritrovano ad un passo l’uno dall’altra e, quasi sicuramente, i prossimi episodi saranno incentrati sul loro ricongiungimento non senza ostacoli e peripezie varie.
Messi da parte i poveri Hazel e Cha Cha – sì, ci mancheranno molto – i nuovi villain di questa seconda stagione sono un meraviglioso trio di svedesi, i quali si mettono alle calcagna dei supereroi come una sorta di Mr. Smith albini e, senza proferire parola, devastano e uccidono chiunque si metta sul loro cammino. Dal loro modus operandi si intuisce che i nuovi killer sono mandati dalla Commissione che ancora non si è arresa alla sua missione di poter controllare e manipolare tutti gli eventi del mondo.
I fratelli Hargreeves quindi, dopo aver cercato di trovare la loro dimensione in questa nuova realtà ed essersi quasi rassegnati alla solitudine, dovranno fare i conti ancora una volta con una situazione molto più grande di loro, che li spingerà ad affrontare i loro rapporti ed il loro passato, per salvare il mondo. Ci si aspetta, dunque, anche una componente d’introspezione dei personaggi grazie alla quale si potrà avere una panoramica più approfondita di questo sparuto gruppo di supereroi.
Il prodotto di Gerard Way e Gabriel Bá era sicuramente di qualità, ma bisogna dare atto a Steve Blackman di averci visto lungo e di averci aggiunto del suo. Grazie ad un brillante team di registi e sceneggiatori, di una scenografia e fotografia attente ai dettagli, nonché di uno strepitoso cast eterogeneo, The Umbrella Academy parte con il botto, presentando la storyline principale, gettando le basi per sviluppi futuri e strizzando l’occhio anche a tematiche inclusive, serie ed attuali come il Black Lives Matter.
Il politically incorrect e l’irriverenza fanno da traino a tutta la puntata, regalando battute ironiche e al vetriolo, nonché un caleidoscopio di colori pastello che non fanno rimpiangere l’atmosfera più dark della prima stagione. Il tocco di kitsch che non guasta mai.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Scenografia e fotografia: un tripudio pop di colori
  • Giusta dose di effetti speciali
  • Inconfondibile humor
  • Colonna sonora sempre al top
  • Separazione dei fratelli e conseguenti peripezie per ritrovarsi
  • Cambio di location
  • Gli “svedesi”
  • Aidan Gallagher uber alles
  • È durato troppo poco

 

The Umbrella Academy torna per raccontarci di una nuova Apocalisse e di come sette supereroi riescano a conquistare il pubblico, grazie alla loro disfunzionale normalità.

 

The White Violin 1×10 ND milioni – ND rating
Right Back Where We Started 2×01 ND milioni – ND rating

Se volete entrare nelle sue grazie, non dovete offendere: Buffy The Vampire Slayer, Harry Potter, la Juventus. In alternativa, offritele un Long Island. La prima Milf di Recenserie, ma guai a chiamarla mammina pancina.

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