È evidente che i Marvel Studios abbiano un po’ tirato i remi in barca per quanto riguarda il lato televisivo dell’MCU. Dopo aver visto tutti gli effetti collaterali del “costringere” il proprio fandom a vedere non solo tutti i film, ma anche tutte le serie uscite su Disney+ per seguire le avventure degli eroi preferiti sul grande schermo, ora ci si trova in una seconda fase, più remissiva e prudente. Le serie Marvel su Disney+ ora escono in punta di piedi, le strategie distributive cambiano, rilasciando più episodi insieme (stavolta addirittura tutti e 8, un unicum).
Un segnale di timidezza dell’MCU, che non fa più la voce grossa, dati anche i numerosi recenti flop al box office. Wonder Man esce in questo contesto qui, e forse è anche un bene, perché spesso anche dalle critiche escono fuori le migliori idee. Infatti non se ne parla molto, ma da quando circa un anno e mezzo fa ci fu lo scossone in cui venne ripianificato tutto il futuro di Marvel Television l’asticella si è alzata. Il numero di prodotti è diminuito, la carne al fuoco è minore, però le poche cose che vengono fatte sembrano fatte con un criterio. E questa sensazione non può che essere confermata dal pilot di Wonder Man, che di sicuro non pecca di originalità.
THE STUDIO BY MARVEL STUDIOS
Sfornare prodotti che danno molta attenzione al dietro le quinte, al come vengono fatte le cose a Hollywood, è ufficialmente un tema. Boris l’aveva anticipato ormai quindici anni fa, The Franchise di HBO non ci è riuscita per niente, The Studio l’ha resa una cosa grande, facendo anche incetta di premi, ed ora con i Marvel Studios questo viene praticamente etichettato come un nuovo genere su cui è possibile lavorare. I primi minuti di questo pilot portano infatti lo spettatore sul set di un film di supereroi, in una serie di una casa di produzione di film di supereroi.
La matrioska fa già sorridere al sol pensiero. È infatti stata un’ottima trovata quella di ambientare lo show dedicato a Wonder Man, aka Simon Williams – che anche nella sua controparte fumettistica di mestiere fa l’attore – a Hollywood, sulla costa ovest. Il mix non è affatto male, e probabilmente Destin Daniel Cretton è la persona adatta per dirigere i primi due episodi di questa serie e dargli un’impronta più autoriale, quasi a voler cercare di assomigliare più ad un prodotto da grande schermo che ad un classico show di Disney+. Ci pensano a questo scelte in termini di fotografia, tagli di inquadrature con lenti carrelli e dettagli sugli occhi che iniziano a colorarsi del protagonista. Di sicuro si denota la voglia di prendersi abbastanza sul serio, e di voler cercare di fare le cose con metodo e non superficialmente.
SIMON WILLIAMS
Yahya Abdul-Mateen II è un nome che potrebbe forse essere ignoto al grande pubblico, ma è in realtà un ottimo attore che ha già lavorato con ottimi autori al cinema in film come Noi e Il Processo ai Chicago 7. In realtà l’attore di New Orleans non è nemmeno nuovo al mondo supereroistico, avendo partecipato al sequel di Aquaman, ma soprattutto all’instant classic che è la serie di Watchmen, nei panni di un character clamoroso.
Lo showrunner Andrew Guest ha fatto un forte lavoro di adattamento, riscrivendo il personaggio di Simon Williams/Wonder Man, che è in realtà più simile al supereroe che compare nel film che il piccolo Simon guardava al cinema con suo padre. Guest ha scorporato il personaggio di Simon Williams da quello di Wonder Man, andando così anche a giustificare una scelta di casting che si distacca particolarmente dalle sembianze più tradizionali del personaggio, ascrivendola meta-referenzialmente ad una versione del personaggio figlia degli anni ’80, quale è realmente.
SUPERHERO?
La realtà è che questo primo episodio di Wonder Man tutto sembra, fuorché che una serie di supereroi. Un elemento decisivo risulta anche la colonna sonora che è quasi esclusivamente composta da percussioni e non musica sinfonica come accade di solito, che comunque non riempie troppo la scena e lascia molto respiro agli attori. La coppia di attori protagonisti è anche ben affiatata, visto che c’è il graditissimo ritorno del personaggio più bistrattato dell’MCU pre-Endgame, ovvero il Trevor Slattery di Ben Kinglsey, il “Mandarino” di Iron Man 3.
L’unica parvenza di genere si riconosce quando si colorano gli occhi di Simon, oppure quando il protagonista chiuso in bagno sembra far tremare tutto. Al momento lo show sembra partire molto da lontano e fa risultare anche abbastanza interessante il tutto. C’è curiosità per i poteri di Simon, e il tutto viene ancor più fomentato dalla misteriosa telefonata arrivata sul finale a Slattery.
| THUMBS UP 👍 | THUMBS DOWN 👎 |
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Un buon inizio per il primo show MCU del 2026, che conferma l’effettivo cambio di passo iniziato con la scorporazione di Marvel Television. Un nome cinematografico in regia, due attori protagonisti di alto calibro, e un lavoro meticoloso nell’adattamento su schermo di un personaggio magari non molto noto al grande pubblico, ma pieno di storie da poter raccontare.


