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Glee 5×03 – The QuarterbackTEMPO DI LETTURA 5 min

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“La gente continua a chiedermi: come ti senti? Cosa senti? Non ho una risposta. Onestamente, cosa si dovrebbe dire su un ragazzo di diciannove anni che muore? Tutti vogliono parlare di come è morto, ma a chi importa? […] A me importa di più di come ha vissuto […] Tutto ciò non è reale […] Lui ci sarà […] Mi mancherà per tutta la vita”.


Ho scelto di riportare le parole del monologo interiore di Kurt che apre la puntata perchè ben rappresentano quello che provo io in questo momento, terminato di vedere l’episodio e in procinto di scrivere la recensione. Raramente mi è capitato di non sapere cosa dire, soprattutto in un episodio che dal punto di vista emotivo ha dato veramente tanto, anche troppo. Una puntata tanto attesa quanto temuta da tutti coloro che seguono Glee e da chi, come me, questo tragico 13 luglio ha visto andarsene un attore talentuoso, un cantante straordinario e una persona meravigliosa. Cory Monteith ha lasciato un grandissimo vuoto nel cuore di tutti quelli che hanno fatto parte della sua vita: la sua fidanzata Lea, i familiari, gli amici, i colleghi, ma anche di coloro che l’avevano conosciuto solo attraverso uno schermo, ma che avevano comunque avuto modo di innamorarsi della sua voce, del suo sorrisetto sghembo, della sua goffaggine, della sua umiltà e di tutte le qualità che caratterizzavano questo meraviglioso ragazzo. La notizia della sua morte totalmente inaspettata aveva scioccato tutti ed era stata seguita da molti giorni di lutto e commemorazioni da parte di fans, amici e colleghi, ma, si sa, col tempo ogni dolore viene lenito e gli impegni della vita quotidiana ci costringono ad andare avanti e ad accantonare le cattive notizie in un angolo remoto del cervello, lontano dagli occhi e lontano dal cuore. Eppure la sua morte non poteva essere dimenticata facilmente, non con l’inizio della nuova stagione del telefilm che lo ha reso famoso e di cui è stato una colonna portante e che l’ha salutato con un episodio tributo che è stato tanto bello quanto straziante per gli autori che hanno scritto l’episodio, gli attori che vi hanno recitato e in fans che l’hanno guardato. Un tributo doveroso e meritato, ma dolorosissimo, che ha fatto raffiorare il dramma di una giovane vita spezzata, di tanto potenziale portato via da una terribile dipendenza.
Nel telefilm vediamo i membri nuovi e vecchi delle Nuove Direzioni piangere la morte improvvisa di Finn, ex quaterback e leader del Glee Club, futuro insegnante, amico, figlio, fratello e anima gemella. La parte peggiore è che la finzione va di pari passo con la realtà e le lacrime dei personaggi sono quelle di persone vere che stanno piangendo un fidanzato, un amico e un collega e tutti, fan compresi, si stanno scontrando con la cruda realtà ben rappresentata dalle parole di Sue Sylvester: “Non c’è nessuna lezione, nessun lieto fine, niente di niente. Se n’è andato e basta. Non ha nessun senso”.
Episodio ad alto coinvolgimento, molto rischioso da realizzare, ma veramente ben riuscito. La maggiore qualità sta nella capacità di mostrare in modo realistico le diversi fasi del lutto: vediamo la rabbia di Puck e di Santana; la negazione mista a smarrimento di Kurt e Rachel; il rifiuto di affrontare le proprie emozione di Will; il rimpianto di Sue e di Burt. Ognuno cerca di sopravvivere, affrontando le cose come meglio riesce. Ogni storia ha il suo valore, ma le reazioni che mi hanno colpito e commosso maggiormente sono state quelle di Puck, di Will e della madre di Finn. La scena in cui Burt, Carol e Kurt raccolgono le cose di Finn credo sia una delle migliori mai realizzate in Glee. Con due monologhi incisivi descrive perfettamente il dolore di un genitore per la perdita del proprio figlio e penso sia stata per tutti la più commovente e straziante da vedere. Altre parti molto toccanti sono state quelle tra Puck e la coach Beiste, che si è rivelata un vero angelo custode per Puck in questo momento durissimo. Infatti  Puck non ha perso un amico qualsiasi, ma il suo unico vero migliore amico, il suo compagno di liti, di partite, di bravate, ma anche colui che lo conosceva più di tutti e sapeva tirar fuori il meglio di lui. Forse meno coinvolgente, ma senz’altro più scioccante è stata la reazione di Will: una roccia per tutti durante l’episodio, ma una volta giunto nella solitudine del suo appartamento, trova finalmente il coraggio di abbandonarsi al suo dolore, sciogliendosi in calde lacrime sulla giacca di colui che era stato per lui molto più di un semplice alunno: un amico, un consigliere, un modello a cui ispirarsi.
L’episodio poteva essere perfetto, ma c’è stata una nota stonata che ha infastidito me e molti altri fans, un’assenza che non poteva essere ignorata: quella di Dianna Agron/ Quinn Fabray.  Sono disposta a passar sopra all’eccessivo ruolo dato in questa puntata a Santana (in fondo, prima della terza stagione, non c’era stato nessun tipo di rapporto tra lei e Finn) e posso capire la scelta di dare un ruolo marginale a Rachel, per salvaguardare il dolore di Lea, ma proprio non riesco a trovare una ragione valida per l’esclusione di un personaggio che ha avuto un ruolo così importante nella storyline di Finn per ben due stagioni. Errore assolutamente imperdonabile che fa perdere punti ad un episodio straordinario.

 PRO:

  • Episodio commovente, ma non eccessivamente deprimente, tragico o sdolcinato. Il giusto mix di ricordi, lacrime e canzoni per una celebrazione in pieno stile gleek.
CONTRO:
  • Assenza ingiusta e ingiustificata di Dianna/ Quinn

Tributo eccezionale, una vera pietra miliare di tutte le stagioni di Glee che onora adesso e per sempre il talento di questo splendido attore che, come tanti altri, ci ha lasciato troppo presto, ma rimarrà a per sempre nei cuori di tutta la Glee Family.

VOTO EMMY

Un tempo recensore di successo e ora passato a miglior vita per scelte discutibili, eccesso di binge-watching ed una certa insubordinazione.

1 Comment

  1. L'assenza di Quinn penso dipenda da impossibilità dell'attrice… E invece ho apprezzato la presenza "marginale" di Lea, avrebbe monopolizzato la puntata e non sarebbe stato giusto, tra l altro avrebbe spettacolarizzato la morte di Cory. Non penso sia statobper salvaguardare il dolore di Lea, che ha aiutato a scrivere l episodio…
    Invece io mi aspettavo che Kurt cantasse Just the way you are….

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