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Gli Irregolari Di Baker Street 1×02 – Capitolo Due: I Fantasmi Del 221BTEMPO DI LETTURA 3 min

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Gli Irregolari Di Baker Street 1x02 recensione Il maggior pregio del pilot presentato dalla nuova serie targata Netflix è certamente quello di essere chiaro e preciso, andando direttamente al cuore della storia.
Gli Irregolari di Baker Street, infatti, come sottolineato nella precedente recensione, è un mistery drama dai toni cupi e horror con una spiccata componente paranormale e un’altrettanto spiccata vena teen. Al secondo episodio si può confermare che la serie non è né più né meno di questo.
Gli aspetti da analizzare sembrerebbero diversi e la serie, pur contando una produzione di tutto rispetto, non riesce a mettere ben a fuoco nessuno di essi, lasciandosi guidare un po’ troppo dai cliché e dal susseguirsi a raffica di eventi.

PARANORMAL ACTIVITY: SÌ O NO?


La novità più interessante di The Irregulars è la componente sovrannaturale che ad un primo sguardo rende decisamente succulento il prodotto, regalandogli quel qualcosa in più mai visto in tutte le riproduzioni on screen dei libri di Sir Conan Doyle.
Se inizialmente l’aspetto paranormale poteva rivelarsi la carta vincente, a ben guardare, già dal secondo episodio, esso si tramuta in un connotato eccessivo, che finisce col fagocitare l’intera narrazione: poco o nulla viene lasciato all’aspetto mistery, trascurando quasi del tutto il lato investigativo della storia a favore di un’accelerata sull’aspetto teen e su quello, appunto, sovrannaturale.

TEEN DRAMA: SÌ O NO?


Accanto a poteri soprannaturali e spiriti che aleggiano sopra le strade della Londra vittoriana, The Irregulars affianca un carattere teen dove un gruppo di adolescenti, lasciati in balia della strada e delle sue avventure, ben promette di innescare tutti i meccanismi tipici del genere. L’extraneus del gruppo e nuovo acquisto della squadra investigativa (Leopold) è già innamorato perso della giovane popolana, sprizzando tragedia da tutti i pori: da qui in poi i cliché possono solo che raddoppiare.
In ogni caso la deriva teen non è certamente un difetto, anzi. Un buon teen drama è sempre apprezzato tra le pagine di Recenserie. Il problema sta nel riuscire a coordinare l’aspetto adolescenziale alla promessa di quello che dovrebbe essere una riproduzione delle opere di Conan Doyle. Un connubio perfetto tra adolescenti e Sherlock Holmes non può che arricchire una produzione che si presenta già di per sé originale.

L’INDIRIZZO PIU’ FAMOSO IN UK: UNO SPECCHIETTO PER LE ALLODOLE? SÌ O NO? DECISAMENTE SÌ


Lungi dal voler paragonare la serie ai rifacimenti più noti delle avventure di Sherlock Holmes (vedi Sherlock ed Elementary su piccolo schermo), è però d’obbligo una riflessione circa il collegamento con i romanzi da cui la serie trae ispirazione.
Come già accennato, il lato investigativo della storia rimane marginale nell’economia di questi primi due episodi, per una serie che si prefigge di raccontare in chiave horror le avventure del 221 di Baker Street. Maliziosamente viene da pensare che il prodotto abbia volutamente strizzato l’occhio a una fetta di pubblico che, diversamente, non avrebbe mai dato una possibilità alla serie. Condivisibile o meno, è esattamente quello che è successo: chi inizierà il binge-watching nella convinzione di immergersi nell’universo creato da Doyle rimarrà inevitabilmente deluso; chi si approccerà alla serie con più leggerezza potrebbe, da qui a qualche puntata, trarne una godibile visione.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Ottimo lavoro con gli effetti speciali
  • Atmosfere creepy
  • Tecnica del caso del giorno, ben utilizzata per unire trama orizzontale e verticale nell’episodio
  • I personaggi sono immediatamente inquadrati
  • Mycroft Holmes
  • Trama ancora un po’ confusionaria
  • Minutaggio decisamente troppo importante
  • Secondo episodio meno avvincente del primo
  • Aspetto teen potenziato
  • Il nome di Sherlock Holmes usato come specchio per le allodole
  • Mycroft Holmes…non è Mark Gatiss

 

Il secondo episodio si presenta decisamente meno accattivante del precedente; in attesa di una piacevole ripresa della narrazione, il giudizio, purtroppo, non può essere dei migliori. Un utilizzo improprio dell’indirizzo più famoso dell’Inghilterra vittoriana.

Lunatica, brutta, cinefila e mancina. Tutte le serie tv sono uguali, ma alcune sono più uguali delle altre.

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