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La Révolution 1×04 – Chapitre Quatre: Les BourreauxTEMPO DI LETTURA 4 min

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Nella recensione precedente, si era fatto notare come La Révolution non avesse alcun interesse nel portare in scena una versione edulcorata degli eventi della Rivoluzione Francese. Sin da subito, infatti, la narrazione è stata caratterizzata da un’alta quantità di violenza, e la sensazione è che si andrà in crescendo da qui alla fine della stagione. Citando Paul Thomas Anderson, dunque, There Will Be Blood. Anche in questo episodio, infatti, di sangue (sia blu che rosso) ne è scorso a fiumi. D’altro canto, è proprio il sangue (blu) il grande protagonista di questa storia, il vero motore di ogni evento e, in ultima analisi, la causa dello scoppio della rivoluzione. Ovviamente, uno show di questo tipo non ha alcuna pretesa di essere storicamente verosimile, ma c’è comunque il tentativo di inserire una vicenda di fantasia all’interno di un contesto storico e culturale abbastanza realistico. Inoltre, come si vedrà nel prosieguo della recensione, la ragione stessa dietro all’emergere della malattia del sangue blu può essere considerata una metafora abbastanza azzeccata della realtà politica dell’epoca. Per tutti questi motivi, La Révolution si fa certamente apprezzare. Al tempo stesso, però, non mancano i difetti. Come spesso accade alle produzioni Netflix, a volte i riferimenti all’attualità sono un po’ troppo evidenti (nelle puntate precedenti è stato fatto addirittura dell’1% contro il 99%, un discorso molto in voga oggi nel mondo anglosassone, ma che ai tempi non era certo espresso in questi termini). Inoltre, c’è anche una tendenza a rendere i villain troppo da cartone animato (seguendo il neologismo inglese cartoonish).

Sangue blu che va…


Come già era stato mostrato nel secondo episodio, Guy de Montargis (padre di Elise) soffriva della malattia del sangue blu. In questa puntata, però, lo spettatore viene a conoscenza di molte ulteriori informazioni, che finalmente permettono di far entrare lo show nel vivo. Innanzitutto, si scopre che la malattia non è stato un evento naturale e involontario, bensì il frutto di un progetto ben specifico del Re. Il sovrano francese, infatti voleva rendere la nobiltà eterna, e il sangue blu risponde proprio a questo obiettivo. Metaforicamente, questo piano rappresenta la tendenza all’immobilismo della classe aristocratica dell’epoca: ben lontani dal cosiddetto assolutismo illuminato (per non parlare degli ideali della borghesia), quei nobili volevano che tutto restasse per sempre uguale. Questo immobilismo e questa totale sordità nei confronti della crescente disperazione della popolazione hanno causato gli eventi del 1789.
Quello che il Re non aveva considerato, però, è che il sangue blu porta con sé effetti collaterali di non poco conto, tra cui un’aggressività completamente fuori controllo e la tendenza al cannibalismo. Il Conte Guy, inoltre, pare fosse sin da subito contrario a questo progetto, a differenza del fratello, che ne è un grande fautore. Data la divergenza tra i due fratelli, era inevitabile che Guy fosse ucciso da suo fratello Charles, e così è stato.

…E sangue blu che viene


Albert e Oka sono perfettamente consapevoli degli effetti del sangue blu, anche perché il primo è vivo proprio grazie a esso. Per questo, si mettono da subito alla ricerca – vana – del Conte Guy. Per di più, questa storyline permette di venire a conoscenza anche di un ulteriore effetto collaterale di questa malattia: ogni volta che il sangue blu si attiva per riportare in vita una persona, quella persona farà più fatica a tenere sotto controllo l’aggressività.
Anche se non hanno trovato Guy, la loro ricerca non è certo finita, data l’ascesa al potere proprio di Donatien, il quale soffre di questa malattia. Il figlio, dunque, rappresenta il coronamento del progetto di Charles. Dal suo punto di vista, il figlio lo sta finalmente rendendo fiero. Bisogna vedere, però, se sarà in grado di contenere l’aggressività spesso fuori controllo del figlio, il quale ha anche meno remore rispetto a Guy perché, a differenza sua, sembra molto contento di essere infettato dal sangue blu. Appare ormai chiaro che Donatien sarà il villain principale; tuttavia, come mostrato dal suo arrivo al castello nel finale dell’episodio, il suo personaggio rischia di diventare l’ennesimo antagonista eccessivamente eccentrico e fuori dagli schemi (un errore che Netflix sembra ripetere spesso).
In tutta questa evoluzione di vicende, Joseph ed Elise sono stati stranamente relegati al ruolo di comparse (anche se l’interrogatorio a Joseph è stato uno spartiacque, avendo sancito la fine del suo lavoro nel carcere). La situazione cambierà con ogni probabilità già dalla prossima puntata, dato che per entrambi i personaggi ci sono dei fattori scatenanti: nel caso di Elise si tratta dell’ascesa al potere del cugino; nel caso di Joseph, invece, della morte di Padre Marxence, che potrebbe convincerlo ad abbracciare definitivamente la lotta di Albert e Ora (e, potenzialmente, della Fraternità).

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • L’interrogatorio a Joseph 
  • Morte di Guy e Padre Marxence
  • Il piano del Re per l’immortalità
  • Gli effetti collaterali del sangue blu
  • Conte Donatien 
  • Donatien eccessivamente stereotipato
  • La storia deve ancora svilupparsi
  • Gestione sbilanciata dei personaggi nel corso delle puntate
  • In generale, manca qualcosa

La Révolution è una buona serie tv, ma manca ancora qualcosa per fare il salto di qualità. Viste le potenzialità, sarebbe un peccato accontentarsi della sufficienza.

 

 

stefano p

Romano, studente di scienze politiche, appassionato di serie tv crime. Più il mistero è intricato, meglio è. Cerco di dimenticare di essere anche tifoso della Roma.

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