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Messiah 1×09 – God Is GreaterTEMPO DI LETTURA 4 min

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Ormai a conclusione di serie, l’enigma riguardo il ruolo messianico di Al-Mesiah si è ormai reso agli occhi dello spettatore come puro e semplice specchietto per le allodole, utile per mantenere l’equilibrio in scena ma di difficile attuazione. Le telefonate in Russia per mettersi in contatto con Oscar Wallace, noto terrorista ricercato dalla CIA, nonché suo mentore/contatto all’università, hanno reso abbastanza telefonato lo sviluppo della narrazione. Difficile riuscire anche solo ad immaginare un finale in cui Al-Masih riesca a risollevare (almeno di fronte agli occhi dello spettatore) in toto la propria immagine.
Come appuntato nelle precedenti recensioni, però, questo preciso sviluppo necessita di una chiusura razionale e ragionata, in cui determinati passaggi della storia vengano spiegati nel dettaglio. In primis, sicuramente, dovranno essere elucubrati razionalmente i due miracoli (il bambino salvato dal colpo di pistola e la camminata sulle acque), in secondo luogo anche l’arrivo in Texas e la conseguente “vittoria” contro il tornado (una coincidenza che non può in alcun modo essere lasciato al caso). Messo l’accento sul futuro ormai prossimo di questa serie, arrivata alle battute finali del proprio racconto, occorre chiaramente far menzione anche di quanto visto in questo nono episodio.
Una puntata volta a riprendere sotto mano quel parallelismo tra occidente (Texas) ed oriente (tensione tra Israele e Palestina) che ha rappresentato il filone centrale della storia. Il ruolo di Al-Masih sembra essere stato quello di scopritore di “prescelti”, Rebecca e Jibril, avvicinati da una attenta regia proprio nel momento culmine del loro compito: Rebecca durante la trasmissione in cui doveva apparire il Messia, che dona il nome all’episodio; Jibril ad una conferenza organizzata per poter dare maggiore risalto alla richiesta di concessione d’indipendenza e di aiuto verso la Palestina.
A fare da corollario a questi sviluppi c’è la caccia all’uomo ormai solitaria di Eva che, sulle tracce del passato di Al-Masih, sembra averne carpiti i segreti: un passato molto attivo nel quale, tra le altre cose, sembra essere riuscito a pubblicare uno scritto diventato fondamentale per estremisti e radicali (pubblicato dal professor Oscar Wallace, menzionato poco sopra). Ed il passato clinico dello zio, affetto dalla “sindrome del messia”, rendono la sua posizione attuale ancora più discussa e di difficile inquadramento. Il giudizio resta ancora sospeso e gli spettatori, ritrovandosi ormai nel profondo della tana del bianconiglio, dovrebbero essere più che concordi nel resistere ancora per quaranta minuti con l’atto di fede finale. Sempre che un qualche tipo di risposta faccia capolino dalla sceneggiatura e dal racconto.
Continua ad apparire fastidiosa, invece, la necessità da parte della serie di incrementare il minutaggio degli episodi con piccole finestre melodrammatiche su famiglie entrate in contatto con Al-Masih anche in maniera molto marginale. Tralasciando la famiglia Iguero, ormai diventata parte attiva della vita del novello messia, risulta di dubbio gusto la decisione di continuare ad analizzare la bambina malata di cancro ed i suoi genitori ora in rotta di collisione, stranamente, una cosa impensabile. D’altra parte la donna era solo scappata “rapendo” la figlia senza informare minimamente il marito.
Dialoghi/monologhi, la solita cripticità del personaggio di Al-Masih ed un finale orchestrato perfettamente per calamitare l’attenzione del pubblico bastano ed avanzano per rendere l’episodio più che sufficiente. Occorre sottolineare, però, che Messiah resta un prodotto (salvo il finale non porti in scena un gigantesco stravolgimento della storia) nella norma. Non siamo di fronte alla seconda venuta del Messia, quindi. Almeno televisivamente parlando.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Jibril manovrato avidamente
  • Al-Mesiah sembrerebbe venir manovrato allo stesso modo, ma sta facendo semplicemente un doppio gioco
  • La scena di Rebecca e Jibril sul palco
  • Oscar Wallace e la rivelazione del suo libro
  • L’alluvione!
  • Tutte quelle sottotrame melodrammatiche e affini che appesantiscono un prodotto altrimenti ottimamente funzionante: parlateci del Messia, non dei drammi famigliari, per quello abbiamo This Is Us!
  • Aviram ed Eva: se ne sentiva proprio il bisogno

 

Un episodio soltanto alla conclusione e le domande continuano ad essere molte. Sarà possibile ricevere tutte le risposte? Oppure Petroni farà un’accurata selezione per mantenere lo spettatore attaccato allo schermo fino alla fine? Una cosa è certa: Messiah non è la serie tv dell’anno (e nessuno lo ha mai pensato).

 

Force Majeure 1×08 ND milioni – ND rating
God Is Greater 1×09 ND milioni – ND rating

Aldo Longhena

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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