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American Horror Stories 1×06 – FeralTEMPO DI LETTURA 3 min

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Recensione di American Horror Stories 1x06Dallo splatter allo slasher fino ad arrivare all’horror più classico, American Horror Stories è esattamente come si aspettava che fosse: una serie che ripercorre, puntata dopo puntata, tutto il genere.
“Feral” non fa eccezione e si dirige verso un registro narrativo che miscela il thriller e il grottesco ai limiti della fantascienza in una puntata che si rivela sotto tono e fin troppo superficiale.
L’episodio si può dividere senza difficoltà in due parti: la prima ha come punto di riferimento da cui attingere tutta quella branchia del thriller in cui il protagonista scomparso è un bambino e i genitori si improvvisano detective per riuscire a salvarlo; nella seconda metà c’è un ribaltamento completo delle regole standard di quel preciso genere cinematografico, un cambiamento che non riesce a ravvivare una puntata smorta fin dall’inizio.

UNA SCAMPAGNATA NEI BOSCHI


Durante un campeggio in un parco nazionale deserto, Jacob – un bambino di tre anni – sparisce mentre gioca con il padre Jay. Grazie ad un salto temporale di dieci anni si scopre che le ricerche si sono rivelate inutili e che Jay ed Addy si sono separati, non riuscendo più a convivere dopo il trauma.
“Feral” ha lo stesso difetto già riscontrato nella scorsa puntata: il tema principe viene affrontato in maniera superficiale. A partire dalla banalità della storia che non aggiunge nulla di nuovo a quanto visto nelle decadi, ma non riesce nemmeno ad essere un omaggio al genere.
Il difetto più grande, però, è la costruzione dei personaggi e in particolare dei genitori di Jacob. Un po’ per il breve tempo a disposizione (40′ minuti) per allestire una puntata autoconclusiva convincente, un po’ per l’uso di un canovaccio standard: Jay e Addy sono macchiette viste e riviste in serie tv simili.
Murphy e Falchuk hanno scelto di intraprendere la strada più facile mettendo in scena la classica famiglia disastrata che non riesce a riprendersi dopo una grave perdita: Jay si addossa la responsabilità dell’accaduto ed i sensi di colpa lo spingono a non perdere la speranza. Qualsiasi persona lo vada a trovare nel suo appartamento disordinato e con una parete piena di ritagli di giornali e notizie appartenenti alla scomparsa del figlio (ennesimo cliché) affermando di avere informazioni su Jacob, Jay l’ascolta disperato.
È lo stesso schema che si attua con Bob che si presenta davanti alla porta con una foto sfocata di una figura in mezzo agli alberi ed una bussola simile a quella che aveva Jacob il giorno della scomparsa, affermando di avere delle notizie sul ragazzo.
Addy, al contrario, si è rassegnata ed è a lei ad avere il ruolo più protettivo e razionale.

X-FILES REFERENCE


Come accennato poco sopra, a metà puntata la storia prende un nuovo registro narrativo e diventa una brutta puntata di X-Files.
Nel complesso le musiche ed i jumpscare, piazzati in momenti prevedibili quanto opportuni, aiutano a creare l’atmosfera claustrofobica e alienante del ritrovarsi in mezzo ad un bosco, spaventati e sperduti. Quel che spezza il ritmo dell’azione sono le interminabili spiegazioni inserite nel bel mezzo della parte clou della puntata, solitamente riservata all’azione.
Le sfumature fantascientifiche e quella punta di complottismo che richiamano le serie tv di fine anni ’90 vengono rovinati da una sceneggiatura prolissa che nemmeno un personaggio folle come Stan, il ranger del parco, riesce a smorzare.
Il progetto di fondo si sta rivelando essere troppo ambizioso e Ryan Murphy, Brad Falchuk assieme a Manny Coto (lo sceneggiatore della puntata) non sono riusciti a creare la giusta sinergia necessaria per mettere assieme un dramma familiare unito alla particolarità dell’horror a cui puntano.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Una puntata di puro intrattenimento senza troppe pretese
  • Non male gli jumpscare e l’uso della colonna sonora
  • Cliché su cliché
  • Superficialità nel trattare un tema delicato

 

Il duo di creatori presenta una puntata raffazzonata sotto diversi punti di vista non riuscendo a creare la giusta suspense, né del semplice intrattenimento andando ad impoverire dei temi che avevano decisamente bisogno di più attenzione e cura.

 

Ha studiato cinema alla Sapienza. Innamorata dell'horror e della fantascienza, la rende felice un buon adattamento di un libro di Stephen King o un film sui viaggi nel tempo. Non parlatele del politically correct se non volete iniziare un litigio infinito. Crede fermamente che Fox Mulder sia il suo spirito guida.

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