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Documentary Now! 4×06 – Trouver FrissonTEMPO DI LETTURA 3 min

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Documentary Now! 4x06 RecensioneCosì come è arrivata, va via. Anche questa quarta stagione di Documentary Now! volge al termine, svariati anni dopo la precedente.
Una stagione che si è mossa in sordina, con la totale assenza di Bill Hader dalle scene e con apparizioni molto dosate da parte di Fred Armisen. Una stagione in sordina che tuttavia è apparsa tale non per mancanza di idee. La sensazione è stata quella di un ulteriore livello di raffinatezza nell’arte dei mockumentary. Non un insieme di gag, quanto piuttosto scimmiottamenti sempre più sottili.
In questo senso il season finale ne è un esempio lampante.

DOCUMENTARY NOW! HA TROVATO LA FRISSON


Durante “Trouver Frisson” non si ride più di tanto, forse ci si annoia anche un po’. Come se l’obiettivo fosse però quello. D’altro canto un documentario su una ex attrice francese che si annoia non è che può certamente far venire la pelle d’oca e tenere lo spettatore dritto sulla sedia.
I due documentari parodizzati, in questo caso, sono “Les Gleaneurs Et La Glaneuse” e “Les Plages d’Agnes”, entrambi hanno in comune il paese d’origine, la ricerca introspettiva, l’esplorazione di un territorio, il ricordo di altri tempi. Nel caso del secondo documentario in esame, prevale la tematica del cinema e di una sua vecchia gloria che esplora il suo passato.
Anche senza andare ad approfondire troppo le opere originali, è chiaro l’intento degli autori nel voler ricreare uno stile e un’atmosfera specifica, utile a far assorbire allo spettatore lo stile nella sua purezza, più che tenerlo con le antenne drizzate, intrigato da una qualche storia travolgente (che nell’ambito di Documentary Now! diventa qualcosa di estremamente demenziale, come nell’episodio precedente).

IL MARCHIO DOCUMENTARY NOW!


Poi, certo, anche se in maniera molto diluita, non mancano le impronte demenziali/dementi/puerili che contraddistinguono questo sottovalutato show. Ad esempio tutto l’approfondimento sulla pericolosa macchia di muffa nella casa della protagonista e l’accesa preoccupazione del tecnico venuto a sistemare la situazione.
Meno accentuato, ma che sicuramente salta più all’occhio, il fisarmonicista del piccolo borgo francese che adora l’heavy metal, tanto da proporre delle originali versioni di grandi classici degli Iron Maiden e simili per fisarmonica sola.
Anche il gioco medioevale della ruota è il segno di una caratteristica tipica di DN. In maniera bonaria, Armisen e soci tendono sempre alla presa in giro a culture più “bucoliche” e “intimiste” rispetto alla velocità e modernità a stelle e strisce. Letteralmente, è un fare il verso. Sufficientemente dissacrante per far ridere, mai offensivo. Come dire “abbiamo visto e apprezzato documentari francesi, se volessimo prenderli in giro faremmo così e così”.

RACCONTARE UNA STORIA


Non manca comunque la voglia di raccontare una storia, per quanto questo possa avvenire pigramente. La pigrizia, l’inedia e la noia sono il centro di questo falso documentario. Eppure la vecchia gloria del cinema francese riesce a ritrovare la gioia in quella altrui (quasi un manifesto dello stesso show). Il cerchio si chiude con la riproposizione della scena finto-cult del suo film d’epoca simil-Godard.
Tanto si vuole chiudere il cerchio che all’interno della casa di riposo dove alloggia il suo ex partner viene anche ricreato l’ambiente del paese Frisson, fisarmonicista compreso.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Scimmiottamento efficace dei documentari francesi
  • Il paese Frisson
  • Il macellaio americano
  • Il fisarmonicista metallaro
  • La ruota
  • Il cerchio che alla fine si chiude con la citazione del falso film simile a “Fino All’Ultimo Respiro”
  • Episodio eccessivamente in sordina per una stagione che, seppur godibile e raffinata, è stata comunque sottotono da un punto di vista della pura comicità

 

Si chiude così la cinquantatreesima quarta stagione di quella perla considerata veramente poco che è Documentary Now! (e forse è anche giusto rimanga in una nicchia così nascosta). Da una parte si spera che non si debbano aspettare altri tre anni, dall’altra ci si augura che un prodotto così peculiare non si snaturi e conservi la sua purezza dettata da una comicità sussurrata eppure capace di toccare vette inimmaginabili di stupidità.

Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica.
Gli piace Doctor Who.

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