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1899 1×01 – The Ship – La NaveTEMPO DI LETTURA 4 min

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1899 1x01 recensione Netflix“Guida i pensieri, il comportamento. Contiene tutti i segreti dell’universo. […] Ognuno di noi nasconde un mondo che deve essere decifrato.”

Baran bo Odar e Jantje Friese sono tornati sul piccolo schermo dopo gli oltre due anni trascorsi dalla messa a disposizione su Netflix del finale di Dark, “Das Paradies”. E tornano sempre per una produzione Netflix. Un cast multietnico e diversificato necessario per raccontare la storia dello show; una serie di misteri palesatisi fin dal principio; dettagli, date e nomi che fin da subito obbligano lo spettatore a seguire lo show con attenzione; un’introduzione che unisce la poesia di Emily Dickinson al terrore dei racconti di Lovecraft.
1899 è arrivato dopo una gestazione di oltre 4 anni: lo sviluppo è iniziato a fine 2018 e la scrittura del pilot è terminata a luglio 2020, poco dopo l’uscita dell’ultima stagione di Dark.
Il tema principale dello show, che vede una nave di migranti europei diretti verso l’America, è stato influenzato dalla crisi migratoria in Europa e anche dalla Brexit, due tematiche che hanno toccato Friese durante la scrittura della storia e che è facile riconoscere già all’interno del pilot.
La diversificazione di lingua, costumi e usi è lampante fin dal principio, tuttavia si intravede l’ossatura generale dello show che utilizza la diversità per mascherare quello che è il vero punto in comune di ogni personaggio: la speranza di un futuro più roseo a New York City.

“ALLA FINE TUTTO SI SISTEMA…”


Da un pretesto narrativo quanto mai semplice, 1899 cerca di addentrarsi in qualcosa di ben più profondo facendo percepire l’importanza dei dialoghi e dei collegamenti metatestuali (il cervello come fulcro di diversi personaggi) unitamente ad un cast ampio e variegato, come si appuntava ad inizio recensione.
Si intravede il volto di Andreas Pietschmann (il capitano Eyk Larsen), già conosciuto dal pubblico in Dark; da menzionare anche Emily Beecham (interpreta Maura Franklin) e Aneurin Barnard (il misterioso personaggio che compare in corso di puntata).
Esattamente come per Dark il plot narrativo non deve far sott’intendere una storia totalmente lineare.
Una cosa che Baran bo Odar ribadisce nei concitati minuti iniziali della puntata quando Maura viene intravista nei corridori di quello che potrebbe essere un manicomio/ospedale nella quale viene tenuta rinchiusa. Dalle parole della donna si sarebbe portati a credere si tratti di un flashforward utilizzato da regia e sceneggiatura per far percepire che c’è qualcosa di più di una semplice nave (la Prometheus) svanita al largo dell’Oceano Atlantico. Tuttavia, nelle sequenze successive, i polsi di Maura sono segnati da lividi ipoteticamente fatti da catene o comunque cinte di cuoio decisamente molto strette (quelle di un centro di cura, per l’appunto).
Ulteriori dettagli gettano altrettanto fumo sulla storia, come per esempio la sincronicità di tutti i commensali nel bere il proprio caffè e il leit motiv del cervello e della sua enorme capacità nel “contenere tutti i segreti dell’Universo”.
Dettagli della narrazione e supposizioni scritte semplicemente per dare ulteriori spunti di riflessione dopo una visione che cattura l’attenzione e risucchia lo spettatore senza lasciargli scampo alcuno. Il binge watching di Netflix è nato per show come 1899 e, ormai capita raramente, ci si ritrova a saltare rapidamente titoli di coda e intro per passare al successivo episodio.

“…SE NON SI SISTEMA, NON È LA FINE”


“The Ship” è un episodio introduttivo. Impossibile che non lo sia: un cast ampio ed una serie di misteri che devono essere quanto meno imbastiti per dare il là al racconto, senza voler definire troppo né confini, né profondità ed importanza (ai fini generali) degli stessi.
Ma poco importa che l’episodio sia introduttivo: in un’ora (che a mala pena si percepisce) lo spettatore si ritrova letteralmente risucchiato e bombardato di informazioni e dettagli che alimentano quella fame di mistero per quell’enorme fetta di pubblico orfana di show come Lost, Twin Peaks, Counterpart, Westworld (passata a miglior vita di recente), The X-Files e, per l’appunto, Dark. Con questa frase non si vogliono gettare termini di paragone, quanto piuttosto sottolineare la necessità, nella televisione moderna, di serie tv sfidanti, di serie tv che non puntino a servire tutto e subito allo spettatore, ma che lo obblighino ad una visione attenta di un prodotto che andrà a costruirsi in divenire.
Il rischio, facendo questo, è imbattersi in produzioni come The Peripheral che, pur avendo delle ben solide premesse, sembra perdersi nell’infinità dei suoi stessi dettagli.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Sigla
  • Intro della puntata
  • Musica e campionamenti audio vari
  • Regia
  • Dialoghi ed importanza dei dettagli: i libri che vengono citati; i nomi delle due navi (Kerberos e Prometheus); la citazione iniziale di Emily Dickinson
  • Tetraedro misterioso
  • Il misterioso nuovo passeggero
  • Ampio cast e personaggi con i propri personalissimi segreti
  • Puntata introduttiva… ma chissenefrega

 

Il binge watching è solo iniziato.

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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