From 2×10 – Once Upon A Time?TEMPO DI LETTURA 8 min

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“The problem is there’s too much we don’t know. It’s like opening a book and starting from the middle or trying to imagine what a jigsaw puzzle looks like when all you have is a few random pieces, right? And not even the helpful ones, like corners or edges. Just vague fucking… The trick is you find two pieces that connect. Then at least you have a place to start.”

Il finale di stagione di serie come From è atteso non tanto per la chiusura del ciclo narrativo, quanto piuttosto per l’alta probabilità di plot twist narrativi di una certa importanza. E “Once Upon A Time?” non è da meno. Ci sono molti elementi che possono essere etichettati come inutili, piccole rivelazioni che lasciano l’amaro in bocca, mentre altre lasciano di stucco per il coraggio nel voler presentare una storia di questo tipo.
La puntata cerca di proseguire tutte le varie sottotrame, non disdegnando anche alcune grossolane perdite di tempo (molteplici confronti immotivati tra Jim e Tabitha oppure il matrimonio tra Ellis e Fatima). Ma il viaggio, in tutti i sensi, di Tabitha unitamente alla ricerca di spiegazioni di Jade nelle grotte è più che sufficiente per guardare speranzosi ad una terza stagione (che è appena stata rinnovata ufficialmente).
Molti sono gli elementi e le riflessioni che si possono tentare di fare dopo questa puntata, quindi occorre mettersi comodi e cercare di fare ordine alle proprie idee.

IL RISVEGLIO


La puntata riprende dai fatti di “Ball Of Magic Fire” dove Julie, Randall e Marielle sembrano essere posseduti, bloccati in un luogo imprecisato, incapaci di tornare coscientemente nel loro corpo.
La prima domanda che sorge spontanea è “perché proprio loro tre?”. Una risposta precisa non viene chiaramente data. Volendo si può tentare di trovare una giustificazione sul numero in relazione al fatto che i corpi incatenati al muro visti da Boyd erano esattamente tre (uno di questi era Martin). Per quanto riguarda l’identità, si può cercare una risposta nella filastrocca comparsa negli ultimi episodi: “they touch, they break, they steal”. Se si identifica Marielle come la figura che “ruba” (come mostrato durante la stagione), si potrebbe inquadrare Randall come quello che “rompe”, ma risulta abbastanza complicato incasellare Julie in quella che “tocca” viste le poche informazioni.
Da sottolineare l’equilibrio precario della tesi sopra esposta. È da annotare una fondamentale differenza tra Martin e i tre personaggi incatenati ritrovati da Boyd nel finale di puntata: Martin era cosciente di sé e i suoi occhi erano presenti, non coperti da una “patina” grigia come quelli di Julie, Randall e Marielle vengono mostrati nell’episodio. Qual è la differenza, quindi? Evidentemente si tratta di uno stage differente.

SIMULAZIONE?


Per poter spiegare cosa si intende con stage differente occorre fare un piccolo balzo indietro, tenendo in considerazione il finale di puntata.
Quando Martin dialoga con Boyd in “The Kidness Of Strangers” dice: “I always thought the town was the worst part and then I went through the tree”. All’epoca della puntata la frase aveva portato a credere che Martin fosse stato catturato da non si sa bene quale entità nel tentativo di scappare dalla foresta, dopo essersi infilato nello stesso albero in cui si era infilato Boyd in “Oh, The Places We’ll Go”. La vicinanza tra queste puntate spingeva verso questo pensiero. Al termine di questa seconda stagione, invece, si apre un’ulteriore possibilità.
Martin, in un anno imprecisato, si sarebbe infilato nel bottle tree esattamente come fatto da Tabitha, sarebbe riuscito a sfuggire dalla città per poi rimanere bloccato in un livello (stage) successivo della simulazione e ricondotto nelle segrete dove sarebbe stato ampliamente torturato per imprecisati motivi. Si badi bene che questa teoria si appoggia sulla possibilità che tutto ciò che From cerca di raccontare è una simulazione orchestrata da una fittizia persona (o società o altro).
Un altro suggerimento di questa fantomatica simulazione (secondo alcune teorie che si leggono online) sarebbe il riflesso di Tabitha sul vetro dell’ospedale in cui si risveglia: una figura che non le corrisponde e che apparirebbe con i capelli posizionati in modo diverso e di diverso colore. Si può ovviamente obiettare circa quel fotogramma visto il riflesso del sole ma la possibile teoria rimane aperta.

I RICORDI DISEGNI DI VICTOR


Accantonando la teoria della simulazione occorre prendere in considerazione il personaggio che più di tutti cela (consapevolmente o non) un grosso numero di risposte: Victor.
Tabitha è intenzionata a percorrere lo stesso percorso della madre di Victor (Miranda): raggiungere il faro per poter “salvare i bambini”, in questo specifico caso Julie. Ma questo cosa comporta esattamente? La donna deve entrare nel bottle tree (che pare essere l’unico albero con un diretto collegamento non variabile) per sbucare di fronte al faro e salire delle scale già viste da Tabitha in una visione durante la prima stagione. Victor asserisce, guardando l’albero, “this is where I found her. […] She didn’t make it into the tree”. Una specifica che potrebbe aprire a due strade:

  1. la madre si sarebbe sacrificata per salvare Eloise (che quindi si troverebbe nella “realtà” in cui si risveglia Tabitha), spingendola all’interno dell’albero e proteggendola dal massacro che si sa essere avvenuto quel giorno;
  2. complicando leggermente le cose, si potrebbe prevedere che quando una persona attraversa l’albero e fugge attraverso il faro, lascia il proprio “corpo” (involucro) alle proprie spalle. Questo spiegherebbe il ritrovamento del corpo di Miranda ma non giustificherebbe la scomparsa di Eloise.

Chiarimenti in merito arriveranno già dai primi episodi della terza stagione visto e considerato che il (possibile) cadavere di Tabitha sarebbe sicuramente mostrato.
Il dettaglio della lunch box regalata da Victor a Tabitha potrebbe avere un certo peso: è possibile che attraverso questo oggetto la donna possa magari mettersi in contatto proprio con Eloise (supponendo che la bambina sia effettivamente riuscita a scappare)? Riuscire ad unire questi due capi della trama risulta, ad ora, estremamente complicato e la paura che il tutto venga semplificato per accelerare la storia è molta.

TEORIE VARIE


Di difficile inquadramento rimane, almeno per ora, la sottotrama di Jade e della sua ricerca di risposte nelle profonde grotte da cui erano sbucati Victor e Tabitha all’inizio della scorsa stagione. Tra bambini inquietanti e radici che ricreano il fantomatico simbolo, Jade sembra sulla buona strada per accompagnare lo spettatore verso svariate risposte. Ma non è ancora arrivato quel giorno.
Tra le varie teorie ancora in gioco molte andrebbero citate per completezza.
La prima è lo stretto collegamento tra il cambiamento climatico della città e avvenimenti sanguinolenti tra cittadini. Victor ha sottolineato come, fin da quando vive lì, il tempo sia sempre stato estivo, senza un preciso susseguirsi delle stagioni, cosa che invece sembra cambiare in queste puntate. I ricordi di Victor potrebbero essere ancora una volta veritieri, se si parte dall’assunto che uno sfogo/massacro riporti equilibrio nella città e ristabilisca determinati principi nella stessa. Quando sarebbero questi “sfoghi”? In molte teorie vengono presi in considerazione i numeri apparsi nella prima stagione sulle scale del faro apparse a Tabitha. La data più recente, infatti, corrisponderebbe ad un anno della gioventù di Victor.
La figura di Tillie, l’anziana che indovina che Fatima sia incinta soltanto guardandola, suscita curiosità soprattutto per il ruolo di “talpa” che Randall ha così forsennatamente cercato durante gli ultimi episodi di questa stagione.
Riguardo al bambino vestito di bianco molte sono ancora le domande e la precisazione di Sara (“I don’t think he really was a little boy”) aumenta la curiosità sulle possibili rivelazioni che potrebbero celarsi dietro questa figura.
Per quanto concerne la foresta, invece, resta da capire se lo scontro speranza-paura possa in qualche modo alimentare la fame e la cattiveria dei mostri notturni. Ma si tratta di teorie molto acerbe, senza un preciso incasellamento e di difficile giustificazione. Sarà la terza stagione a dare qualche tipo di risposta al pubblico oppure From continuerà imperterrito per la propria strada con il rischio di perdere parte dei propri spettatori?

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Dove è finita Tabitha?
  • Simulazione o “isola di Lost”?
  • Randall, Julie e Marielle potranno raccontare qualcosa?
  • Victor e Tabitha
  • La lunch box di Victor
  • Jade e il viaggio nelle grotte
  • Sequenza del matrimonio tra Ellis e Fatima
  • Confronti immotivati tra Jim e Tabitha
  • Mancanza di vere e proprie risposte
  • Semplicità di risoluzione da parte di Boyd: accende una torcia e tutto riappare

 

Nel maggio 2009, Fringe concludeva la sua prima stagione con l’episodio “There’s More Than One Of Everything”, catapultando Olivia Dunham in un universo parallelo che il pubblico avrebbe poi imparato a conoscere solamente con le successive stagioni.
Sembra di parlare di un altro tipo di televisione, ora, dopo quasi 15 anni, eppure la sensazione che ha trasmesso questo finale di From sono le medesime. Sarà un paragone azzardato anche per via delle limitazioni narrative messe in mostra a più riprese durante questa seconda stagione, ma il prodotto creato da John Griffin è uno di quegli show che si ama proprio perché lascia campo allo spettatore di scervellarsi senza sosta. Questa è la tv che ha conquistato il pubblico e reso il media quello che è oggi.

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Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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