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The Falcon And The Winter Soldier 1×06 – One World, One PeopleTEMPO DI LETTURA 7 min

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The Falcon And The Winter Soldier 1x06 Recensione

Anche la seconda serie Disney+ targata Marvel giunge alla sua conclusione.
Il finale di serie (o di stagione?) si rivela, chiaramente, molto più action rispetto al suo predecessore “Truth“. Al di là dell’intrattenimento e degli scontri epici, è però riscontrabile anche una certa volontà da parte degli autori di lasciare aperti molti argomenti in vista del futuro dell’MCU.
Questo modus operandi, già evidente con il finale di WandaVision, risulta ancora più chiaro qui in The Falcon And The Winter Soldier.
“One World, One People” si può considerare la chiusura di un percorso e di una determinata storyline – quella dei Flag Smashers – ma di certo non mette un punto a tutte le questioni aperte sin da “New World Order“.

SAM WILSON, DA FALCON A CAPTAIN AMERICA


Agente: “I’m sorry, wait. Who are you?”
Sam: “I’m Captain America.”
Agente: “I thought he was on the Moon…”

Quello di Sam e del suo percorso di accettazione dell’eredità di Steve Rogers, è sicuramente il focus principale della serie. Una storyline che dunque trova una sua conclusione in questo finale, ma che al contempo apre a molte nuove possibilità nel futuro del franchise.
L’approfondimento fatto sul personaggio nel corso dei sei episodi è stato quasi interamente improntato al dimostrare le qualità dell’eroe, necessarie per assumere poi infine il manto di Captain America.
La sua contrapposizione con John Walker ed il rapporto di comprensione e quasi paternità con Karli Morgenthau hanno dimostrato come le parole di Abraham Erskine, pronunciate in Captain America: The First Avenger, ben si applichino al personaggio di Sam Wilson.

“Not a perfect soldier, but a good man.”

Sam non ha bisogno del siero per essere il nuovo supereroe d’America e diventa da subito un esempio ed un portavoce per il popolo americano perché ascolta chi viene ignorato, rappresenta chi non ha voce e protegge chi è indifeso. Il dibattito in diretta televisa con i membri salvati del Global Repatriation Council sancisce l’investimento morale del nuovo costume davanti al popolo americano che, ovviamente da buon paese razzista, faticherà ad accettare questo cambiamento. Una scelta giusta ma anche dovuta vista l’urgenza e le criticità enfatizzate di recente negli USA.
La parabola di Sam è senza dubbio l’elemento più riuscito della serie. Essa mette definitivamente a tacere gran parte delle critiche mosse a una delle scelte più controverse di Avengers: Endgame: il passaggio dello scudo a Falcon.
Un gran tocco di classe anche il cambio del titolo a fine episodio che da The Falcon And The Winter Soldier passa a Captain America And The Winter Soldier, segnale del definitivo sviluppo identitario di Sam Wilson, nonchè primo vero cambio d’identità di un supereroe in un altro, cosa molto comune nei fumetti (vedasi Ms. Marvel, Spider-Man, etc.).

JOHN WALKER, DA CAPTAIN AMERICA A U.S. AGENT


Parlando di controversie, nessun personaggio (e nessun attore) ha subìto nelle ultime settimane più odio di John Walker (Wyatt Russell). Detestato fin dal primo momento, col passare degli episodi ha accumulato odio su odio, raggiungendo l’apice con “The Whole World Is Watching” e “Truth”. Dopo aver perso il proprio status e la ragione, erano alte le aspettative per il ritorno di John Walker nel series finale. Purtroppo non si può dire che quelle aspettative siano state del tutto ripagate.
Il ruolo di John Walker nell’ultimo episodio è terribilmente affrettato, con solo brevi e fugaci dettagli a spiegare la mentalità di un personaggio che avrebbe avuto bisogno di molto più spazio.
Il passaggio di Walker da anti-eroe ad alleato per Sam e Bucky si realizza con una rapidità disarmante e un’accettazione da parte dei due protagonisti troppo repentina per poter essere credibile.
Il lavoro dietro la costruzione del personaggio è indubbiamente molto accurato e minuzioso e la cosa è evidente nei piccoli gesti compiuti da Walker nel corso dell’episodio. Viene infatti più volte lasciato intendere il breakdown psicologico di John, tormentato da eventi passati che però non vengono mai mostrati allo spettatore. Il fantomatico “worst day of my life” è stato solo citato in maniera abbozzata alcune puntate fa, ma mai effettivamente messo in scena sotto forma di flashback. Un taglio non giustificabile per un elemento che non può definirsi superficiale, ma piuttosto necessario per comprendere più a fondo questo personaggio.
Vengono invece messi in atto gesti che rimandano a questa sua rottura psicologica e crisi morale: lo sguardo alla medaglia incastonata nello scudo, che manda John in uno stato di furia incontrollata, o il successivo ritorno alla lucidità dato dalle urla degli ostaggi (e accompagnato da diversi segnali corporei riconducibili all’emicrania).
È inoltre comprensibile come l’abbandono dello scudo fai-da-te fosse, nella testa degli autori, un segnale chiaro del ritorno alla ragione da parte di Walker, ma tutto questo avviene sempre in maniera molto accelerata.
Anche ciò a cui porta tale abbandono, ovvero la nascita di U.S. Agent (effettivo alter ego di John Walker anche nei fumetti), conduce ad un ulteriore elemento appena abbozzato nella serie. Non è infatti ancora chiaro lo scopo del personaggio di Valentina Allegra de Fontaine, né la sua effettiva utilità.
Questo è sicuramente uno dei chiari esempi di elemento che verrà approfondito e concluso al di fuori della serie (anche considerata la sua pianificata apparizione in Black Widow e sicuramente anche in altri progetti).

SHARON CARTER, DA AGENT 13 A POWER BROKER


Karli: “You wanted to control a world that hurt you, but I wanted to change it. I’m not interested in power or an empire. I have bigger dreams.”
Sharon: “What, like these? Come back and work for me again. All of you. We can make a difference.”
Karli: “You just want me because you need your muscle back. Without us Super Soldiers, how much power does the Power Broker really have?”

Scoperta scioccante o rivelazione telefonata, rimane il fatto che l’identità del fantomatico Power Broker sia uno dei punti di svolta più interessanti per il futuro dell’MCU.
Sharon Carter infatti, da ex alleata e interesse amoroso di Steve Rogers, passa al lato opposto della giustizia, non come semplice antieroina ma piuttosto vera potenziale villain futura.
Sharon è stata inserita nella serie sicuramente anche per il suo collegamento stretto con l’intero personaggio di Captain America, apparsa infatti in ben due capitoli della trilogia a lui dedicata. Visto però il suo ruolo limitato negli scorsi cinque episodi, è lecito pensare che il suo reale scopo nella narrazione fosse di spiegare il mutamento morale del personaggio in vista di un suo futuro ritorno come antagonista. E magari si può ipotizzare un collegamento con Valentina Allegra de Fontaine.
Anche sotto questo aspetto, “One World, One People” apre un gran numero di porte per il futuro del franchise. Questo focus nella preparazione del terreno per i prossimi progetti rischia però di far perdere di vista la storia raccontata dalla serie, che risulta infatti in alcuni punti poco curata e/o piuttosto frettolosa.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il nuovo costume di Captain America e in generale lo spirito che Sam Wilson incarna
  • Chiusura del percorso di redenzione di Bucky
  • Molti elementi interessanti per il futuro
  • Fotografia, effetti speciali e scene d’azione sempre spettacolari
  • Il discorso di Sam a fine battaglia (un po’ teatrale ma efficace) e il riconoscimento a Isaiah Bradley
  • Bucky in modalità “Cool Uncle”
  • Cambio di titolo in Captain America And The Winter Soldier
  • È un peccato cambiare il titolo per Sam ma non per Bucky, dopo tutto ciò che quest’ultimo ha fatto per lasciarsi il Soldato d’Inverno alle spalle
  • Un evidente studio approfondito per il personaggio di John Walker, ma purtroppo sviluppato in maniera frettolosa nel finale
  • Valentina personaggio carismatico ma poco chiaro

 

La conclusione di The Falcon Captain America And The Winter Soldier ha sicuramente la sua dose di spettacolarità e riesce a intrattenere perfettamente il pubblico. Rimane la problematica del finale frettoloso, già riscontrata in WandaVision, ma ciò non rende affatto “One World, One People” un brutto episodio. Piuttosto un ottimo prodotto che, con qualche aggiustamento, avrebbe potuto ottenere un risultato ancora migliore.

Appassionato di horror, fantasy e soprattutto di fumetti. Così disorganizzato che anche la stesura della biografia è stata procrastinata all'inverosimile, cerca di andare avanti a passi piccoli e costanti, ma finisce per essere distratto dalle mille serie e film che escono lungo il tragitto.
Avvertenze: di norma è gentile e amichevole, ma parlare di viaggi nel tempo potrebbe innescare in lui "l'effetto Gremlin".

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