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Squid Game 1×04 – Non Si Abbandona La SquadraTEMPO DI LETTURA 3 min

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Squid Game 1x04 Al quarto episodio su nove totali, la serie scritta, diretta e sceneggiata dal tuttofare Hwang Dong-hyuk continua a sorprendere più che positivamente.
È una sorpresa su diversi fronti e, bisogna ammettere, anche frutto di un certo pregiudizio iniziale derivante da esperienze pregresse fatte di gore e di una CGI paragonabile ad un cinepanettone italiano. In un mondo dove le aspettative spesso non vengono assolutamente rispettate e sfociano nella delusione più completa, l’approccio easy-going ad una serie coreana che sembrava essere un classico agglomerato di eccentricità e gore ha fatto i conti con una realtà dei fatti che è simile ma anche migliore. Con sommo piacere di tutti.
Alla sua quarta ora di visione, Squid Game conferma quanto di buono è stato visto nelle precedenti puntate e alza anche il tiro aumentando a due il numero di gare presenti in una sola puntata e gestendo anche in maniera più che discreta l’enorme parco character dello show.

#MASSACRO


“Non Si Abbandona La Squadra” opta per un approccio diverso rispetto agli altri episodi, confermando l’idea di non creare una puntata standard per tutti gli episodi. Nello specifico, oltre ad essere la prima puntata a lasciare con un cliffhanger aperto per procacciarsi quel click veloce sui 50 minuti successivi, è anche il primo episodio in cui si assiste a ben due “giochi” differenti.
Il primo survival game, tra l’altro, è anche l’unico che arriva senza essere preannunciato dagli organizzatori del gioco, il che porta ovviamente un certo scompiglio perché risulta fondamentalmente senza regole. Nella sua unicità, questa è anche l’unica prova che non vede la riproposizione di alcun gioco infantile ed è proposta anche con una regia diversa dalle altre, fatta di luci stroboscopiche pronte a creare epilessia su chiunque e anche una certa dose di violenza gratuita che porta in auge la vera natura dei partecipanti.

TUG OF WAR


Il secondo gioco, conosciuto come Tug Of War o per meglio dire Tiro Alla Fune, offre uno spunto tutto nuovo consolidando i vari team che si sono formati spontaneamente sia durante il massacro nella prima parte dell’episodio, sia nei 10 minuti concessi dagli organizzatori. Sembra esserci infatti l’intenzione di creare volutamente dei vari gruppi, vuoi per aumentare il livello della competizione, vuoi per instaurare delle dinamiche che sicuramente andranno deteriorandosi man mano che si sopravvivrà o meno ai vari giochi. Ipotizzando che alla fine il vincitore potrà essere solo uno, si può già pregustare il tipo di dialoghi e di scelte che i vari protagonisti saranno costretti a compiere loro malgrado.
Un altro lato estremamente interessante di Tug Of War è anche l’approccio estremamente strategico al gioco da parte della squadra di Seong Gi-hun, un approccio necessario vista la disparità di forza insita nel team ma anche interessante perché offre diversi spunti di lettura e potenziali sorprese per le prossime cinque puntate.

NUMERO 111


In tutto questo tripudio di sangue e morti più o meno dolorose, emerge lentamente una situazione parallela che promette interessanti sviluppi, ovvero quella relativa al numero 111. Sembra infatti esserci una missione “parallela” al gioco che vede l’esportazione di organi vitali per rivenderli, tendenzialmente, sul mercato nero. Ed in tutto ciò l’esperienza come medico chirurgo del numero 111 sembra essere ripagata con spoiler sui giochi futuri, sia per avere le sue mani all’opera con i vari cadaveri, sia per tenerlo in vita il più a lungo possibile.
Rimane comunque molto vivida la sensazione che questo traffico di organi non sia “legalizzato” e supportato dal creatore dello Squid Game, il che, ovviamente, apre spiragli molto interessanti per il futuro.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Le tecniche del tiro alla fune
  • L’importanza dei team
  • Cliffhanger finale
  • Nonostante potenziali crisi epilettiche, la 3° prova ha avuto un certo fascino
  • Regia molto curata
  • Ci sono talmente tante trame che a volte manca un po’ la connessione, per esempio la storyline del poliziotto non esiste in questo episodio

 

Non si è ancora in grado di regalare un Bless Them All alla serie nonostante gli ottimi spunti offerti in questo episodio. Il vero problema alla fine risulta solo essere l’abbondanza delle trame, obiettivamente difficili da gestire, e solo nel lungo periodo si riuscirà oggettivamente a capire la caratura della serie.

Fondatore di Recenserie sin dalla sua fondazione, si dice che la sua età sia compresa tra i 29 ed i 39 anni. È una figura losca che va in giro con la maschera dei Bloody Beetroots, non crede nella democrazia, odia Instagram, non tollera le virgole fuori posto e adora il prosciutto crudo ed il grana. Spesso vomita quando è ubriaco.

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