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Tulsa King 1×08 – Adobe WallsTEMPO DI LETTURA 5 min

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Tulsa King 1x08 Recensione

Mai scommettere contro Taylor Sheridan. Nella recensione del pilot di Tulsa King, più di un dubbio era stato espresso sulla capacità dello show di costruire un arco narrativo composto da storyline interessanti e, dunque, non essere esclusivamente Stallone-centrico. D’altronde, quei dubbi apparivano giustificati. Un mafioso 75enne, dopo 25 anni di prigione, viene mandato in Oklahoma a costruire un regno criminale partendo da zero. Come primo punto di partenza, il protagonista inizia a chiedere il pizzo al proprietario di un negozio che vende marijuana. Otto episodi dopo, Tulsa King ha costruito un crescendo di tensione e di problematiche che porterà Dwight e i suoi accoliti ad affrontare una tripla minaccia nel corso dei due episodi conclusivi della prima stagione: la cosca degli Invernizzi, Caolan Waltrip, e le forze dell’ordine. Pur dovendo mantenere una certa sospensione dell’incredulità in alcuni frangenti – soprattutto per quanto riguarda la scelta degli altri personaggi di mettersi in affari con Dwight – il risultato è in ogni caso notevole. Inoltre, Sheridan ha ottenuto ciò senza grandi forzature narrative. Del resto, i prodotti di Taylor Sheridan non sono noti per avere una sceneggiatura intricata e bizantina. Le vicende sono lineari – ma non per questo banali – e crescono progressivamente nel corso della stagione, con anche una dose di colpi di scena (si pensi al midseason della quinta stagione di Yellowstone). Nel sesto episodio della prima stagione di The Bear, la carne del ristorante viene definita “reliable”. Probabilmente questo è l’aggettivo migliore per descrivere i prodotti di Sheridan. Affidabile sotto ogni punto di vista, dalle atmosfere, alla costruzione delle storyline, allo sviluppo dei personaggi.

I NEMICI DI NEW YORK


Dwight non è mai stato un diplomatico, come ammesso da lui stesso nel corso del sesto episodio. Un carattere arrogante e poco incline al compromesso ha contribuito a renderlo non solo un criminale, ma anche un criminale molto inviso a tanti altri esponenti della categoria. Ciò ha contribuito ad esacerbare lo scontro con la cosca degli Invernizzi, che ora sta per raggiungere il punto di svolta. Dopo aver ucciso suo padre, infatti, Chickie ha intenzione anche di uccidere l’ex numero 2, ossia Dwight. Un cambio generazionale in piena regola.
A questo proposito, si può sottolineare il fatto che il cambiamento di comportamento da parte di Chickie sia forse troppo repentino. In due puntate, Chickie è passato dall’essere un eterno numero due, caratterialmente succube nei confronti del padre, all’essere un leader spietato e sicuro di sé. Il cambiamento di look – che lo rende un ibrido tra il Kingpin di Vincent D’Onofrio e il Vic Mackey di Micheal Chicklis – lo rende un villain anche nell’aspetto fisico, ma l’evoluzione del personaggio risulta in ogni caso troppo frettolosa, dopo 6 puntate iniziali di sostanziale stasi.

I NEMICI DI TULSA


La riluttanza al compromesso che è intrinseca in Dwight ha contribuito anche a creare uno scontro sanguinoso con la gang di biker capitanata da Waltrip. Nell’introduzione si era parlato di sospensione dell’incredulità. A questo proposito, ci si potrebbe chiedere se entrare in guerra con dei motociclisti per una questione di orgoglio e nitrato non renda Dwight un criminale molto meno abile di quanto non venga raccontato nel corso dello show. D’altronde, la guerra è negativa per gli affari, e Dwight – per una questione di minore rilevanza – ha scelto un’escalation continua verso una delle pochissime organizzazioni criminali dello Stato dell’Oklahoma.
La guerra con Waltrip, anticipando quella con Chickie, ha già raggiunto il suo punto di svolta definitivo, con i colpi di pistola sparati da Waltrip nei confronti di Stacy (che è stata colpita) e Dwight. Una mossa disperata, causata dal raid dell’ATF e dalla ridotta stoffa criminale dei poliziotti che ha sul libro paga. Mentre la cosca Invernizzi potrebbe rimanere un nemico presente per tutto l’arco narrativo dello show, la sensazione è che un regolamento di conti definitivo con quello che resta dei Black Macadam avverrà entro il finale di stagione.

GLI ALLEATI


Nel combattere questo duplice conflitto, Dwight può contare su un eterogeneo gruppo di alleati. In primis Stacy. L’agente dell’ATF, infatti, ha scientemente colpito i Black Macadam e non gli affari di Dwight. Anche in questo caso, ci si potrebbe chiedere come mai un’agente federale – seppur con delle problematiche personali – sia disposta a finire in galera pur di aiutare un mafioso 75enne conosciuto da poco. In ogni caso, in seguito alla sparatoria, il rapporto tra i 2 diverrà di dominio pubblico, con probabili ripercussioni su Stacy.
Per quanto riguarda gli altri alleati, questo episodio ha tentato di mostrare i costi personali che essi devono pagare in seguito alla decisione di affiliarsi a Dwight. Ciò è vero soprattutto per Tyson e Armand, per i quali è necessario fare due discorsi separati. Tyson è un giovane – ma oramai un uomo adulto – che non è mai cresciuto e non ha uno scopo nella vita. Dunque, si tratta del profilo perfetto della persona cooptata all’interno di un’organizzazione criminale. Armand, al contrario, era uscito da quel mondo criminale. Inoltre, aveva costruito costruito una famiglia, con moglie e figli, una vita sociale e un lavoro stabile. Proseguendo nel leitmotiv della recensione, lo spettatore potrebbe chiedersi perché Armand abbia deciso in breve tempo di rinunciare a tutto ciò per entrare in affari con un suo nemico che gestisce un bar e un negozio di marijuana.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Sylvester Stallone
  • Lo show ha una grande capacità di intrattenere lo spettatore in ogni momento della puntata
  • Tre fronti di guerra per Dwight e i suoi alleati
  • La sparatoria finale
  • Il costo personale necessario per essere alleati di Dwight
  • Sospensione dell’incredulità necessaria per quanto riguarda la costruzione di molti rapporti personali tra i personaggi
  • L’evoluzione di Chickie forse troppo repentina

 

Tulsa King continua a intrattenere grazie a un protagonista carismatico e a delle storyline costruite con diligenza nel corso della stagione. A patto di mantenere la sospensione dell’incredulità in alcuni frangenti, un ringraziamento a Taylor Sheridan è d’obbligo.

Romano, studente di scienze politiche, appassionato di serie tv crime. Più il mistero è intricato, meglio è. Cerco di dimenticare di essere anche tifoso della Roma.

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