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Scream Queens 1×01 – 1×02 – Pilot – Hell WeekTEMPO DI LETTURA 6 min

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Le aspettative erano altissime, per il cast, per il genere, ma soprattutto per vedere cosa si sarebbero inventati Ryan Murphy, Ian Brennan e Brad Falchuck. Nonostante la fine che hanno fare a Glee e nonostante le non proprio brillanti ultime due stagioni di American Horror Story, ad autori così eccentrici e capaci (se vogliono), si concede sempre un’altra possibilità. In questo caso FOX scommette ad occhi chiusi sul trio delle meraviglie perchè, nel bene o nel male, alla fine di Scream Queens se ne continuerà a parlare, anche a discapito degli ascolti irrisori che ha registrato in questa doppia series premiere.
Per quanto riguarda la trama basta dire che la storia ruota attorno alla confraternita femminile Kappa Kappa Tau (KTT) della Wallace University, la quale ha una lunga lista di morti sospette al suo interno (a partire dal 1995 quando una delle consorelle è stata lasciata morire dissanguata in una vasca appena dopo aver partorito) e che, a causa degli ordini del nuovo decano, dovrà accettare chiunque faccia richiesta di entrare. Inoltre nel campus c’è un misterioso killer mascherato da diavolo che va in giro ammazzando studenti ad un ritmo di due/tre vittime a puntata, giusto per rendere più frizzante la vita delle studentesse.
I personaggi sono molti a partire dalla protagonista Chanel, presidentessa della Kappa Kappa Tau e esagerazione estrema del prototipo della ragazza bionda, popolare e stronza, interpretata da Emma Roberts (riuscirà mai ad interpretare altri personaggi?). Chanel è seguita dalle sue “minions”, Chanel n°2 (Ariana Grande), Chanel n°3 (Billie Lourd) e Chanel n°5 (Abigail Breslin) che le stanno dietro come cagnolini.
Fantastica Jamie Lee Curtis nei panni del decano Munsch che odia e vuole distruggere la confraternita, con molti segreti e una vita tutt’altro che adatta al suo ruolo.
Ma non possono essere tutti bastardi e a dare un tocco (ma pochissimo) di buon senso c’è Grace (Skyler Samuels), matricola acqua e sapone cresciuta solo col padre (Oliver Hudson), intenzionata ad entrare nella confraternita (la madre ne faceva parte) e a ridarle un nuovo volto più onesto e meno cattivo. Questa Biancaneve della storia però non convince molto e serve, per ora, soltanto per alleggerire un po’ i toni, insieme alla sua amica Zayday (Keke Palmer).

I personaggi maschili come Chad (Glen Powell), il ragazzo popolare e bello di Chanel, e Boone (Nick Jonas, quanto si sarà divertito il direttore del casting), migliore amico di Chad, lasciano a desiderare e per ora non sono neanche funzionali alla storia ma meri burattini bellocci per aizzare il pubblico femminile. D’altronde, nella filosofia Murphyiana, il “bello” è sempre stato un argomento di primo piano sin da Nip/Tuck e abbandonare proprio ora questo focus, esattamente in uno dei luoghi dove si dà più valenza alla bellezza, sarebbe stato un suicidio annunciato. L’attenzione posta all’estremizzazione della bellezza, sia maschile, sia femminile, non era mai stata messa in dubbio ed infatti in Scream Queens rientra in maniera prepotente caratterizzandosi per essere una delle poche certezze dello show.
Sono troppi però i personaggi che, oltre ad essere stronzi e superficiali, non hanno niente da dire in 80 minuti di series premiere, vuoi per scelta narrativa, vuoi per “necessità” di script. Una scelta che ovviamente lascia interdetti per la superficialità bidimensionalità con la quale molti di essi sono dipinti ma confidiamo che almeno Chanel n°5 e n°3 possano avere uno sviluppo maggiore.
Anche in Scream Queens si ritrovano elementi tipici di Murphy & Co.: i continui riferimenti e prese in giro alla cultura popolare, dialoghi taglienti, personaggi “strani” e “sfigati”, come Hester “Neckbrace”(Lea Michele, che per la prima volta non interpreta sé stessa), la ragazza sorda fan di Taylor Swift, la candle vlogger sovrappeso (recensire candele su YouTube non è forse abbastanza trash?) e la lesbica butch asiatica.
La sensazione che si ha per tutta la durata delle puntate non è divertimento, paura o altro, ma soltanto disagio: si ride poco e quando si ride ci si sente subito in colpa, le scene scorrono veloci e non si sa bene cosa pensare di quello che si sta vedendo. Già nel primo minuto del “Pilot” si capisce fin da subito il tenore del prodotto e l’impostazione quasi estremamente trash che Murphy/Brennan/Falchuck hanno scelto:

You have to come. Something really bad happened.
Did you just get your period all over yourself?
This isn’t my blood.

Ci possono essere diversi modi per approcciarsi a Scream Queens, sicuramente la serietà non è tra quelli più adatti e gli showrunner questo lo dimostrano fin da subito anche solo con questo brevissimo scambio di battute. Il trash è all’ennesima potenza e regna sovrano insieme al non-sense (“Who told you you could have a baby here tonight?” “Guys, I’m so sorry.” “Obviously, I’m as upset as anyone about this.” “I’m sure I can walk if I can just get some Gatorade.“), difficilmente si riesce a trovare una via di mezzo in questi 80 minuti e, anche se in alcuni momenti ci si avvicina ad una sorta di normalità, il tutto viene sempre spazzato via da dialoghi esagerati come quelli riportati poco sopra.
La serie era stata presentata come un incontro tra Mean Girls e American Horror Story e come un tributo ai film horror slasher anni ’80 ma in realtà gli autori non hanno fatto altro che prendere tutti i personaggi stronzi dei loro lavori precedenti, gonfiare fino al limite la loro cattiveria e assurdità ed eliminare ogni accenno di coscienza, in un contesto da film horror qualsiasi (con primi piani su ragazze urlanti, scene al buio con rumori inquietanti, tanto sangue).
Scream Queens o lo si ama fin da subito o non si riuscirà nemmeno a guardare oltre il 20° minuto, prendere o lasciare.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • I dialoghi
  • Jamie Lee Curtis
  • Troppi personaggi bidimensionali e basta
  • I dialoghi
  • Non riesce né a far ridere né a far spaventare

 

Quella che i creatori hanno fatto dunque è un’opera di puro intrattenimento, senza obiettivi. Si sono tolti di dosso la morale che caratterizzava per esempio Glee (qui non c’è spazio per l’accettazione del diverso, tutti vengono ferocemente presi in giro, nessuno escluso, nemmeno la ragazza sorda) e si sono lasciati andare, divertiti, a scrivere scene e personaggi nel modo più esagerato possibile, senza nessunissima aspettativa nei confronti del pubblico, neanche quelle di farlo ridere o spaventare. Ci sono riusciti, anche se non si può dire che sia un prodotto senza difetti: si intuisce che il potenziale della serie è tutto là e che non ci si debba aspettare molto altro oltre quello che succede in questi due primi episodi, né dalla trama, né dai personaggi.

 

Pilot 1×01 4.0 milioni – 1.6 rating
Hell Week 1×02 4.0 milioni – 1.6 rating

 

Un tempo recensore di successo e ora passato a miglior vita per scelte discutibili, eccesso di binge-watching ed una certa insubordinazione.

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