Squid Game 3×02 – La Notte StellataTEMPO DI LETTURA 6 min

4.6
(5)

Squid Game 3x02 recensioneQuando si pensa a una bella notte stellata, magari all’omonimo quadro di Van Gogh, si è invasi da una sensazione di pace, di estasi, di stupore di fronte all’immensità del cosmo. Tutte emozioni positive.
Anche sul soffitto del labirinto in cui si svolge l’ennesima manche degli Squid Game è disegnato un cielo stellato. E qua e là, nelle stanze a disposizione dei giocatori che devono trovare l’uscita, ci sono pareti decorate con disegni infantili e immagini rassicuranti che vorrebbero trasmettere ulteriore calma. Ma di calma ce n’è poca, perché è in corso una mattanza. Tante teste cadranno, tante altre passeranno alla fase successiva ma saranno interiormente distrutte, perché l’essenza di Squid Game è tutta qui: fare ogni cosa necessaria per sopravvivere e arrivare vivi alla fine.
Anche se ciò significa perdere la propria umanità e diventare un pezzo alla volta più simili alle bestie. Del resto, non sono i musi delle bestie quelli riprodotti dalle maschere dei VIP, le figure decisamente meno umane di tutta la serie?

NASCONDINO COL MORTO


Il gioco messo in scena a questo giro è senza dubbio il più brutale visto finora (se si esclude il gioco finale del calamaro). Squid Game ha sempre mostrato situazioni in cui le persone devono lottare per la propria sopravvivenza, con tutto ciò che ne consegue. Alcune prove si traducevano nell’eliminazione diretta di un concorrente ad opera di un altro, come nel tiro alla fune o nel gioco delle biglie. Né sono mancate situazioni di conflitto extra-gioco sfociate in uccisioni, come il penultimo episodio della scorsa stagione.
Tuttavia, quello che potremmo definire “il nascondino della morte” è diverso. Perché a metà dei giocatori viene chiesto espressamente di uccidere almeno un’altra persona con un’arma gentilmente fornita dalla direzione, un pugnale dal design che sembra uscito dai giochi di Zelda (ma fa parte del senso del grottesco che il mondo di Squid Game vuole trasmettere). Un’uccisione e guadagni il superamento della prova. Semplice.
All’altra metà dei concorrenti viene invece richiesto, per potersi salvare, di raggiungere l’uscita servendosi delle chiavi anch’esse gentilmente fornite dai piani alti. Facile a dirsi, meno a farsi. Per aprire la porta giusta una sola chiave non basta, bisogna avere le tre tipologie previste (che nella forma richiamano i simboli del cerchio, del triangolo e del quadrato). Tuttavia questo ovviamente emergerà solo più avanti, non viene detto subito, perché non sia mai che non si faccia i sadici fino in fondo.
Regole di questo tipo danno vita a una ricca casistica di comportamenti umani. C’è chi sfrutta vigliaccamente l’aiuto del prossimo per poi tradirlo al momento opportuno, come il Giocatore 100. C’è chi dà sfogo fino in fondo alla propria perversa sete di sangue, come Nam-gyu. C’è chi trova forza nella collaborazione, come il trio Hyun-ju, Geum-ja e Jun-hee. C’è chi dovrebbe uccidere per passare il turno ma esita, come Yong-sik. C’è chi a malincuore deve farsi assassino per andare avanti, come Myung-gi e Min-su. Insomma, l’episodio riesce a essere corale e al contempo non spezzettare troppo l’azione, risultando decisamente al cardiopalma.

NESSUNO È AL SICURO


Un’altra cosa alla quale Squid Game ci ha abituato ampiamente è che non bisogna affezionarsi a nessuno. La vita di tutti è a rischio, nessuno è al sicuro, a meno che non abbia una bella plot armor.
Uno dei difetti della seconda stagione è stata proprio la mancanza di morti eccellenti. I decessi dei comprimari erano centellinati e a conti fatti il gruppo dei protagonisti è rimasto sostanzialmente intatto, se si eccettuano Thanos e Jung-bae nel finale di stagione. A questo giro, invece, si va giù pesante à la George R. R. Martin, con una carneficina contenuta ma incisiva. Dal primo all’ultimo minuto si resta col fiato sospeso perché l’impressione è che chiunque possa lasciarci le penne, e le morti che arrivano sanno essere devastanti.
Particolarmente intensa è la dinamica che si crea fra Yong-sik e Geum-ja, figlio e madre costretti da questo perverso gioco a militare nelle squadre contrapposte. Cosa prevarrà in loro? Il reciproco affetto madre/figlio, oppure la necessità di raggiungere il proprio obiettivo, che sia l’uccisione di un’altra persona per passare al gioco successivo o la difesa di un’altra vita? Qui sta il bello di Squid Game: mettere uomini e donne comuni in situazioni terribili e spingere lo spettatore a chiedersi: “Ma io, al loro posto, cosa avrei fatto?”.
Infatti è molto interessante che si sia deciso di piazzare proprio in questa puntata, ricca di uccisioni, la nascita del figlioletto di Jun-hee. Sorvolando sulla scarsa credibilità del parto (come è possibile che NESSUNO senta i gemiti della partoriente o i vagiti della neonata?), ciò che colpisce è il significato simbolico della scena: la vita è tenace e più forte di qualsiasi cosa, può nascere persino in mezzo alla morte. Per tante vite che terminano brutalmente, ce n’è una che inizia.

VENDETTA E SENSO DI COLPA


I riflettori sono puntati anche in questo episodio su Seong Gi-hun e il suo morboso desiderio di vendetta nei confronti del povero Dae-ho. “Povero” perché, se uno ci pensa bene, la sua sola colpa è stata di aver provato un’emozione umanissima come la paura, che avrebbe paralizzato chiunque; per di più, se anche fosse riuscito a portare le munizioni agli amici, l’esito della ribellione armata era scontato. Tuttavia Gi-hun non pensa a tutto questo, lui è ormai ridotto a un automa che nemmeno più parla, ha lo sguardo perso ed è mosso dalla sola forza del risentimento.
La risoluzione della caccia a Dae-ho è decisamente scontata, anche perché essendo Gi-hun un membro della squadra rossa la sua unica possibilità di proseguire era uccidere almeno un altro concorrente. Tuttavia è costruita in modo da poter apprezzare la complessità del personaggio: benché abbia ucciso già in passato, Gi-hun non è un assassino e infatti ha le sue esitazioni, che però non fanno altro che prolungare lo scontro e l’agonia di Dae-ho.
Alla fine l’omicidio viene consumato, ma a quel punto si fa largo una nuova devastante emozione: la colpa. Probabilmente Gi-hun sapeva fin dall’inizio di essere stato, di fatto, il responsabile della morte dell’amico e degli altri rivoltosi, ma è solo quando Dae-ho rantola le sue ultime parole e poi ne vede il corpo senza vita, insanguinato, che il nostro “eroe” capisce la gravità delle sue azioni.
È un paradosso gigantesco: Gi-hun ha partecipato alla nuova edizione degli Squid Game per fermarli definitivamente, ma il suo maldestro approccio ha provocato una sollevazione fallimentare e diversi morti, e – cosa ancora più grave – ammazzando Dae-ho è diventato egli stesso parte di quel sistema. La mentalità degli Squid Game, “uccidi o vieni ucciso”, ha avuto la meglio su di lui. Da questo momento in poi è probabile che Gi-hun intraprenderà un nuovo percorso di maturazione e redenzione, ma chissà come ne uscirà. Anzi, se ne uscirà, perché non è detto che la plot armor regga fino all’ultimo minuto.

 

THUMBS UP 👍 THUMBS DOWN 👎
  • Il gioco del nascondino tira fuori il meglio e il peggio dei concorrenti
  • Diverse morti di un certo peso
  • Il toccante momento finale tra Yong-sik e Geum-ja
  • Gi-hun in bilico tra vendetta e sensi di colpa
  • Possibile che il parto non venga scoperto da nessun concorrente?
  • L’esito del confronto tra Gi-hun e Dae-ho abbastanza telefonato

 

Squid Game regala un episodio al cardiopalma e dà una decisa sferzata a diversi personaggi, che ora dovranno fare i conti con le loro poco onorevoli azioni. La scialba seconda stagione sembra solo un ricordo, ma attenzione a non ricadere negli errori passati.

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Divoratore onnivoro di serie televisive e di anime giapponesi, predilige i period drama e le serie storiche, le commedie demenziali e le buone opere di fantascienza, ma ha anche un lato oscuro fatto di trash, guilty pleasures e immondi abomini come Zoo e Salem (la serie che gli ha fatto scoprire questo sito). Si vocifera che fuori dalla redazione di RecenSerie sia una persona seria, un dottore di ricerca e un insegnante di lettere, ma non è stato ancora confermato.

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