Il terzo episodio della terza stagione di Squid Game si apre con le cicatrici ancora sanguinanti dell’episodio precedente, dove il pubblico ha assistito alla brutale morte di Hyun-ju per mano di Myung-gi e alla devastante uccisione di Yong-sik, trafitto dalla propria madre per salvare Jun-hee. Questi eventi traumatici gettano un’ombra cupa sui protagonisti sopravvissuti, creando un’atmosfera di lutto e disperazione che permea ogni fotogramma dell’episodio.
Come carico emotivo, la puntata precedente potrebbe benissimo eguagliare “Gganbu“, sesto episodio della prima stagione, in cui il povero e sensibile Ali viene tradito e, conseguentemente, ucciso da Sang-woo, in una delle sequenze più memorabili della serie.
In “Non è Colpa Tua” il ritmo decelera e si assesta su un passo più allentato – tranne nel finale con il quinto gioco – per concentrarsi sulle conseguenze di tanta angoscia e tanto dolore, le quali emergono preponderanti in tutta la loro potenza e insostenibilità.
IL PESO DELLA COLPA
La serie Netflix continua a esplorare i meccanismi psicologici più profondi dei suoi personaggi e “Non è Colpa Tua” non fa eccezione. Il senso di colpa diventa il vero protagonista di questa puntata, materializzandosi nella tragica decisione di Geum-ja di togliersi la vita. Il suicidio dell’anziana madre rappresenta un momento straziante e spacca-cuore, non solo per la sua crudezza, ma per come viene costruito narrativamente. Hwang Dong-hyuk riesce magistralmente a far comprendere allo spettatore il peso insostenibile che grava sulla coscienza di Geum-ja, trasformando la sua morte in un atto di liberazione tanto quanto di disperazione.
Parallelamente, assistiamo all’evoluzione di Gi-hun (Lee Jung-jae), che trova nella protezione di Jun-hee e della sua neonata una nuova ragione d’essere. Questo sviluppo caratteriale dona al protagonista una dimensione più umana e paterna, allontanandolo dall’immagine del sopravvissuto traumatizzato per avvicinarlo a quella del protettore determinato.
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Non c’è tempo per piangere Geum-ja perché il quinto gioco di Squid Game inizia subito, catapultando i giocatori rimasti in una location molto simile a quella del ponte di vetro della prima stagione. Anche in questo caso, infatti, c’è un ponte da attraversare, ma il percorso viene reso estremamente complicato da un’enorme corda, tenuta in mano dalle due bambole giganti Young-hee e Cheol-su (comparso come easter egg nella 2×07). L’immensa corda viene fatta roteare e ai giocatori non resta che oltrepassare il precario e stretto ponte, saltando ripetutamente la corda, come fatto da milioni di bambini in tutto il mondo.
Come ciliegina sulla torta, il creatore di Squid Game sforna un’altra canzoncina ad accompagnare il gioco, il cui motivetto rimarrà impresso nella mente degli spettatori per tutta l’estate (come già successo con l’iconica Mingle Song della 2×06). La sequenza della traversata di Gi-hun, che porta in braccio la neonata, rappresenta probabilmente il momento più emotivamente sfribrante della puntata. La regia di Hwang Dong-hyuk raggiunge qui vette di adrenalinica suspense cinematografica.
ALCUNI PICCOLI DIFETTI
L’episodio, tuttavia, non è immune da alcune criticità che hanno caratterizzato anche la stagione precedente. L’arrivo dei VIP di Squid Game, per quanto funzionale a far comprendere il mondo cinico e tossico, dietro allo sfruttamento dei più deboli, rappresenta un elemento di disturbo del ritmo narrativo. Le loro interazioni, cariche di dialoghi artificiosi, smorzano inevitabilmente sia la tensione che il flusso emotivo così accuratamente costruiti nelle scene precedenti.
Anche la presentazione della neonata all’interno dei giochi risulta molto inverosimile, dato che la piccola non fa altro che dormire, non reclama il latte più di tanto e sicuramente nessuno le ha mai cambiato il pannolino. Una realtà assurda per chiunque abbia avuto a che fare con un neonato di due giorni.
| THUMBS UP 👍 | THUMBS DOWN 👎 |
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“Non è Colpa Tua“, terzo episodio di questa stagione conclusiva di Squid Game, riesce a bilanciare azione e introspezione psicologica, offrendo momenti di pura intensità emotiva alternati a sequenze di suspense mozzafiato.


