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The Late Night With Recenserie 1×02 – Le Serie Tv In DeclinoTEMPO DI LETTURA 8 min

 

Buona notte a tutti.
Torna anche questa settimana il Late Night Show, l’appuntamento bimensile più atteso dagli appassionati delle serie tv, compreso Vince Gilligan (nostro grande fan) a cui dedichiamo un caloroso saluto di ringraziamento per il suo supporto.
Così come i famosi Late Night Show americani da cui traiamo apertamente ispirazione, anche questo appuntamento, che vorremmo tenere ogni due giovedi notte, è necessariamente costituito da alcuni “ospiti” che in questo appuntamento portano il nome di Martin, Daniele Valerio. Questa settimana oggetto del dibattito altro non sono che le serie tv in declino, ossia quei prodotti che ad un certo punto iniziano inesorabilmente a crollare nel più tetro maelstrom seriale che possa anche solo essere pensato. La vera difficoltà per i recensori, consci del passato glorioso del prodotto è quindi: come approcciarsi nella stesura delle recensioni di queste serie tv?

 

  • Leggendo “serie in declino” quali sono i primi prodotti seriali che vi vengono in mente? E perché proprio questi?

    MARTIN: Premetto che non ho mai provato quella passione sfrenata che il mondo ha provato per Game Of Thrones ma il meme che ritrae un cavallo disegnato con la stessa cura con cui sono state fatte le diverse stagioni spiega molto bene la mia idea.

    DANIELE: Senza dubbio The Walking Dead, che era partita alla grande portando sul piccolo schermo qualcosa di completamente nuovo e diverso, ma che si è persa dietro a una marea di personaggi inutili e ripetizioni narrative, necessarie per arrivare a ben 10 stagioni, con tanto di undicesima in arrivo. Ma non si può non citare anche Black Mirror che, con la svolta commerciale intrapresa dall’acquisto di Netflix, ha perso quel black humor tagliente che la caratterizzava.

    VALERIO:
    Inevitabilmente le comedy sono quelle che possono essere più soggette facilmente al declino. Su due piedi mi viene in mente The Big Bang Theory che ha pagato l’eccessiva ripetitività e l’abuso di stereotipi e tormentoni. Con la morte nel cuore citerei anche Community che invece ha patito gli eccessivi cambiamenti all’interno del suo team. Per quanto riguarda i drama la situazione diventa più sottile. Un pensiero vorrei dedicarlo però a Orange Is The New Black e alla sua bulimia di sottotrame, ai fan service enormi di Stranger Things e al declino immediato delle serie Marvel/Netflix che hanno smesso di stupire dopo pochissimo. Poi vabbè, c’è The Walking Dead ma sarebbe troppo scontato parlarne.

 

  • Qual è, a parer vostro, una serie che invece rappresenta la definizione ultima di serie “anti-declino”? Esistono serie tv rimaste stabili nel tempo o, addirittura, migliorate con il passare del tempo?

    MARTIN: Sono abbastanza sicuro che questo tipo di serie esista e possa essere serenamente etichettato in quell’area di avanguardismo scenico che di tanto in tanto prospera nei canali generalisti (ABC; NBC; CBS; FOX e The CW) ma che è molto più comune nei canali via cavo. No, Netflix non ha ancora sfornato nulla del genere.
    Mi vengono in mente come esempi per i canali generalisti i vari: Lost (ABC); The Office (NBC); Scrubs (ABC e NBC); Buffy The Vampire Slayer (The WB); Friends (NBC); How I Met Your Mother (CBS). Tutte serie che hanno dettato un nuovo standard di fare tv e che sono state poi prese come base per altri prodotti meno di successo. Inutile dire che, sfortunatamente, più passano gli anni e più è difficile che una serie invecchi come il buon vino, però queste sono sicuramente invecchiate molto lentamente..

    DANIELE: Ci sono diverse eccezioni che hanno ribaltato il classico cliché della serie tv che con il passare del tempo diviene ripetitiva e perde gran parte del suo fascino. Alcune infatti, seppur poche, con il tempo sono migliorate, stagione dopo stagione, grazie non solo a personaggi iconici ma soprattutto a sviluppi narrativi degni di nota ma che necessitavano di qualche stagione per ingranare definitivamente. Mi vengono in mente senza dubbio Six Feet Under, Dark, The Shield, The Americans e Sons Of Anarchy: prodotti seriali partiti in sordina ma anno dopo anno riconosciuti tra i migliori dell’intero panorama seriale.

    VALERIO:
    Partiamo con una risposta banale. Una serie in media non dovrebbe mai durare troppo, inevitabile quindi individuare l’assenza di declino in serie che non hanno superato le 4-5 stagioni. Ma non può essere nemmeno una regola così rigida. Credo che gli elementi più importanti possano essere rappresentati dalla capacità di avere chiara la direzione dello show, ovvero punto di partenza e punto di arrivo, inevitabilmente dalla capacità di dire basta e soprattutto dalla capacità di sperimentare anche nella narrazione verticale. Le tre caratteristiche non sono state citate a caso. Se si pensa a Breaking Bad, Person of Interest o Buffy The Vampire Slayer si possono trovare prototipi di serie nate bene, cresciute meglio e invecchiate alla grande. La terza categoria può essere identificata anche per il comparto comedy. Se The Big Bang Theory ha visto consumare il suo declino semplicemente perché totalmente incapace di uscire da tormentoni e stereotipi, Friends o Scrubs invece hanno saputo giocare su un’originalità umoristica e narrativa sempre nuova che ha garantito loro una buona longevità. E tutto questo senza mai cambiare troppo e rischiare di fare la fine del geniale Community. A proposito della serie invecchiata bene non si può non citare la già menzionata Person Of Interest, capace di prendere fiducia con il tempo e soprattutto di ripagarla agli spettatori che nella prima stagione si sono gustati un semplice procedurale, per poi arrivare ad imbattersi in episodi capolavoro per intensità, profondità e realizzazione scenica.

 

  • Quali sono gli elementi che rendono tristemente ovvio il punto di rottura per una serie?

    MARTIN: Penso che, una volta chiarito lo standard qualitativo della serie, lo spettatore si renda conto del calo qualitativo quando dialoghi e situazioni non rispettando più i canoni imposti precedentemente. Le storie cominciano a perdere di mordente, i personaggi iniziano a copulare compulsivamente tra di loro fino a quando non ritornano nelle originali coppie ed è circa a metà di questo turbinio di ormoni e nonsense che si capisce di aver scollinato. Sfortunatamente.

    DANIELE: A livello personale ritengo che per quanto possa essere bella una serie, non si dovrebbe mai andare oltre le quarta, massimo cinque stagioni, con episodi della durata di 45 minuti. Questo perché a lungo andare è inevitabile perdere quella freschezza iniziale a livello narrativo, con molte situazioni che divengono meri riempitivi per allungare il brodo e riempire il minutaggio. Quando i personaggi iniziano a compiere sempre le stesse azioni, con episodi filler caratterizzati dai soliti escamotage narrativi, allora diviene chiaro che lo show è in fase calante, come purtroppo è accaduto a Vikings, che rappresenta al meglio quanto detto visto il passaggio da 10 a 20 episodi e diverse stagioni di troppo.

    VALERIO: Indubbiamente il momento in cui gli autori pensano più ai fan che alla storia. Quando ci si inizia a specchiare e a guardare da fuori. Quello è il triste ed inevitabile momento in cui i personaggi di uno show iniziano a diventare macchiette, animali da circo ammaestrati che devono ripetere il numero che piace tanto al pubblico. O quando la storia stessa viene utilizzata come puro mezzo per stupire sul momento, magari con un colpo di scena da urlo, senza però poi riflettere sulle conseguenze narrative nel lungo periodo.

 

  • Quanto può influire, in una recensione di una serie in decadimento, il glorioso passato? Ed è giusto sia così?

    MARTIN: Non è giusto, ma giustissimo. Di cosa stiamo parlando? Sarebbe sbagliato non considerare le performance passate sia nel bene che nel male: una serie può migliorare drasticamente dopo una stagione iniziale imbarazzante che avrebbe magari dovuto sancire una cancellazione giustissima (Marvel’s Agents Of S.H.I.E.L.D. provoca ancora molti incubi notturni con la visione delle Tre Cime di Lavaredo da un treno nell’aperta campagna veronese, Google Maps può chiarire la castroneria); più generalmente però si assisterà al processo inverso con un’inesorabile parabola discendente (The Walking Dead e Game Of Thrones sembrano due ottimi esempi).

    DANIELE: Sicuramente influisce e tanto, anche se non è giusto ovviamente. L’esempio più lampante riguarda Game Of Thrones che, per quanto mi riguarda, rimane un prodotto televisivo egregio fino alla quarta stagione. Con il superamento dell’opera cartacea e la mancata collaborazione di Martin alla scrittura della sceneggiatura è iniziato un lungo declino, che però si è faticato ad accettare sino all’ultima disastrosa stagione. Quando ho avuto modo di recensire la penultima puntata della serie, nonostante abbia dato un giudizio ampiamente insufficiente all’episodio, devo ammettere che i fasti passati mi hanno condizionato sino all’ultimo, salvo poi razionalmente decidere una valutazione equa.

    VALERIO: Fondamentalmente, a mio parere, la recensione difficilmente è influenzata. Il passato glorioso può giocare un ruolo importante in un giudizio dal momento in cui anche in una fase di decadenza si traggono i benefici di un impianto vincente. The Big Bang Theory ne è un esempio. Chiunque ha imprecato di fronte alla ripetitività inutile che lo show ha messo in scena nel lungo periodo, ma lo scarso minutaggio e la leggerezza trasmessa non hanno mai reso un episodio veramente inguardabile. Scialbo e inutile sì, ma mai da stroncare prepotentemente. Diverso il discorso per le serie che partono con una fiammata, che promettono tantissimo nei primi tempi per poi spegnere la suddetta fiammata di fuoco di paglia che rappresentano. L’idea di partenza di Once Upon a Time non era male, ma la poca efficacia, l’appiattimento delle trovate narrative e l’incapacità di non prendersi troppo sul serio hanno dato vita a episodi in cui non era possibile salvare niente. A quel punto nessuno ricordava quella piccola e insignificante fetta di glorioso passato che aveva caratterizzato lo show e i suoi primi passi.

Grazie e buona notte a tutti.

 

La Redazione di Recenserie

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