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The Serpent 1×07 – Episode SevenTEMPO DI LETTURA 3 min

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The Serpent 1x07 recensione Ad un solo episodio dal termine la miniserie di casa BBC finalmente si dà una svegliata, con Monique e Alain che ormai sono ricercati dall’Interpol e costretti alla fuga.
Con la copertina ottenuta sulla rivista e la conseguente notorietà ed i titoli di giornale, il mandato d’arresto internazionale pone fine ai grandi progetti parigini di Alain e Monique, sempre che il personaggio interpretato dalla Coleman non decida di tradire il partner in cambio dell’immunità, ipotesi remota ma non impossibile.
Si arriva finalmente ad un tanto agognato cambio di ritmo, costringendo i protagonisti a fare scelte scomode per la prima volta dopo tanto tempo.

TECNICAMENTE PERFETTA


Il comparto tecnico si conferma di alto livello: la regia, la fotografia, le location parigine e quelle thailandesi, la colonna sonora sempre perfetta, ogni elemento è veramente ineccepibile per una serie che è sicuramente di pregevole fattura, come era lecito aspettarsi dalla BBC.
A non convincere invece sono la narrazione e la caratterizzazione dei personaggi, debolezze che lo show non è mai riuscito a superare sin dal primo episodio e che puntata dopo puntata, si sono puntualmente ripresentate, compromettendo la piena riuscita della storia, mai del tutto decollata.

UNA SERIE LENTA E POLIGLOTTA


Il minutaggio eccessivo della serie, già caratterizzata da una lentezza narrativa veramente importante, rende la visione di ogni puntata veramente ardua per lo spettatore, nonostante gli eventi pregi del prodotto televisivo britannico realizzato da Mammoth Screen.
Se a questo si uniscono i continui salti temporali, non sempre gestiti in maniera eccelsa come ha saputo fare Dark, e le ben 4 lingue presenti ( thai, olandese, inglese e francese) è chiaro come la frammentarietà di una storia così lenta diventi a tratti insostenibile, per una narrazione eccessivamente spezzettata, che non riesce a coinvolgere a pieno lo spettatore, spesso frastornato dai repentini cambiamenti del racconto.
Le scelte fatte sulle modalità narrative penalizzano ingiustamente un racconto che invece avrebbe tutto il potenziale per essere splendido e avvincente e invece continua a avere i soliti problemi.
Senza dubbio la nuova ambientazione parigina ha in parte rivitalizzato la narrazione, ma il solo cambio di location da solo non basta a risollevare il ritmo di una narrazione a tratti pachidermica.

CELEBRITÀ A PARIGI


Non c’è nemmeno bisogno di dirlo ma Tahar Rahim, come già abbondantemente sottolineato nelle recensioni precedenti, con la sua splendida prova attoriale continua a essere il vero punto di forza della serie, catalizzando su di se gran parte dello screen time e riuscendo da solo a tenere in piedi la narrazione.
Il problema evidente è che se si esclude Alain/Charles, rimane poco di buono nel parco personaggi, con i character secondari irrilevanti, bidimensionali e poco caratterizzati. È da sottolineare però che in tal senso vi è stato un miglioramento per Monique, interpretata da Jenna Coleman, per un maggior coinvolgimento della partner di Alain nello sviluppo della storia, con la Quèbècois che partecipa in prima persona alla trattativa delle gemme e si mette a indagare sul vero passato di Charles.
Tuttavia, anche in questo caso rimane la sensazione di aver sprecato un’opportunità non sfruttando adeguatamente la liaison criminale sullo sfondo e le qualità della Coleman.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il nuovo scenario rivitalizza in parte la narrazione…
  • A livello tecnico lo show si conferma ineccepibile sotto ogni punto di vista
  • Finalmente Monique oltre a fumare fa qualcosa
  • …che continua però ad essere veramente troppo lenta
  • I continui salti temporali, il minutaggio eccessivo e le 4 lingue presenti rendono la visione oltremodo impegnativa
  • Se si esclude Charles, non ci sono personaggi degni di nota

 

Un buon episodio per The Serpent che conferma quanto di buono visto sino ad ora, ma non riesce a superare i problemi legati alla narrazione e alla caratterizzazione di diversi personaggi. La valutazione è sufficiente, ma la sensazione che si dovesse fare di più con il materiale a disposizione rimane.

Cinefilo disperato e divoratore di serie tv, venera due antiche divinità: Sergio Leone e Gian Maria Volontè.
Lostiano intransigente, zerocalcariano, il suo spirito guida è un mix tra Alessandro Barbero e Franco Battiato.

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