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The Walking Dead 11×15 – TrustTEMPO DI LETTURA 3 min

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The Walking Dead 11x15 recensioneLa serie di casa AMC prosegue e si trascina lentamente verso l’agognato finale di serie che, tra tanti bassi e pochi alti, purtroppo dista ancora molto episodi per un prodotto televisivo che ha almeno cinque o sei stagioni di troppo. Uno show invecchiato malissimo rispetto alle prime brillanti stagioni e che non riesce a risollevarsi nonostante i diversi cambi avvenuti tra gli autori e tra i protagonisti.

LANCE HORNSBY


Con questo quindicesimo appuntamento la storia torna a raccontare i fatti presentati con il flashforward presente in “No Other Way” con Lance, seguito da un plotone di soldati, che arriva minaccioso alle porte di Hiltop.
Già dal precedente episodio si poteva intuire che l’ambizioso personaggio, interpretato da un ottimo Josh Hamilton, avrebbe fatto la sua mossa e così è stato: la tensione narrativa all’interno di Hiltop è sicuramente il momento migliore della puntata, l’unico da salvare. Questo grazie alla solita Maggie e a Hornsby che si conferma un valido villan con il tipico modus operandi passivo-aggressivo per un charachter che all’occorrenza diventa spietato in pochi istanti.
La ritirata momentanea da parte di Lance è solo l’inizio di un conflitto irrisolto e destinato a portare non pochi problemi sia alla comunità guidata da Maggie che ad Alexandria.
Da segnalare anche l’interessante incontro sul finale di puntata tra Hornsby e la rediviva Leah, con il primo che vuole reclutare la mercenaria e usarla per i propri scopi, un duo che ha un buon potenziale narrativo, se sfruttato a dovere.

COMMONWEALTH


Purtroppo non vi è una sola storyline degna di tal nome nella porzione di trama ambientata all’interno del Commonwealth.
A partire da lovestory che non interessano a nessuno, Eugene e Vanessa ma anche Mercer e Princess, non va certo meglio per quanto riguarda Carol che, magicamente e non si sa bene come, è talmente influente da riuscire a far liberare Ezekiel e il fratello di Yumiko senza colpo ferire, con un improvviso ascendente sui soldati di cui ovviamente non vi è nessuna spiegazione logica.
A tal proposito la sottotrama dedicata a Ezekiel e Tomi è completamente inutile e veramente non si sentiva il bisogno di questa parentesi sanitaria dal risvolto sociale, screen time che sarebbe stato meglio dedicare alle evidenti tensioni presenti all’interno del Commonwealth.
Le contraddizioni evidenti e le forti disparità sociali sembrano iniziare a fare breccia anche in Mercer che, per la prima volta, sembra titubante sul da farsi e sulla sua fedeltà verso la governatrice Pamela Milton, per un character di cui si è visto ancora poco e che andrebbe sicuramente approfondito di più.
Resta da capire se e come si voglia sviluppare questa possibile faida interna che potrebbe portare un pò di vivacità a una narrazione statica e dai risvolti sempre abbastanza prevedibili, una variabile interessante per scardinare l’ennesima lotta che si prefigura tra Hiltop, Alexandria e la comunità nemica di turno.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Lance Hornsby è un buon villan ed è interpretato al meglio da Josh Hamilton
  • Una buona tensione narrativa a Hiltop
  • Il duo Hornsby – Leah promette bene
  • Se si esclude qualche momento di tensione a Hiltop, non succede praticamente nulla di interessante
  • Magicamente Carol è così influente da ottenere importanti favori dai soldati
  • La sottotrama dedicata a Ezekiel e Tomi
  • Mercer e Princess
  • Eugene e Vanessa

 

L’ennesimo episodio mediocre di questa ultima e mediocre stagione di The Walking Dead, con qualche buon momento grazie alla solita Maggie, ma per il resto rimane ben poco da salvare. Il problema è sempre lo stesso: le idee sono finite e si continua a vivacchiare tra storyline inutili e situazioni narrative riciclate. Inutile sperare in grandi cambiamenti di rotta, la serie è ormai questa da anni, non resta che dare l’ennesima insufficienza e fare il countdown verso il finale di serie.

Venera due antiche divinità: Sergio Leone e Gian Maria Volontè.
Lostiano intransigente, zerocalcariano, il suo spirito guida è un mix tra Alessandro Barbero e Franco Battiato.

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