Capitani di polizia ubriachi e del tutto inappropriati alla legalità, nani alti centonovanta centimetri, draghi a piede libero e ora anche spade parlanti. The Watch si conferma con piacere l’appuntamento da non perdere.
Intrigante al punto giusto e spensierato nei momenti giusti, il quarto episodio della serie britannica tiene incollati allo schermo i propri spettatori mantenendo il giusto equilibrio tra un avanzamento di trama orizzontale e un po’ di sano cazzeggio ricreativo.
WAKE ME UP BEFORE YOU GO GO
The Watch è la serie che non ci si aspetta. Più passano gli episodi più è chiaro che si è di fronte a un vero gioiellino della serialità.
Non ci si aspetta un inedito drago accendino;
non ci si aspetta un surreale quanto divertente dialogo con la Morte;
non ci si aspetta un’esibizione metal di dubbio gusto;
non ci si aspetta nel bel mezzo dello scontro faccia a faccia tra eroe e villain un passo di danza sulle note degli Wham. Eppure.
La serietà e allo stesso tempo la leggerezza con cui The Watch tiene in piedi la narrazione è da applausi. Nella scena a passo di danza il rischio di cadere nel ridicolo era dietro l’angolo, invece, il tutto, così surreale, appare perfettamente credibile e coerente con la storia. Chapeau.
LA FORZA DEL GRUPPO
La riuscita di ogni episodio passa certamente per Sam Vimes, ma non solo e non necessariamente. Ogni capitolo di The Watch è costruito su una solida sceneggiatura (di base, quella di Terry Pratchett) che pur relegando a ogni personaggio il proprio momento, non li disperde in inutili storyline che rischierebbero di allungare il brodo. Tutt’altro.
Il gioco della serie è quello di tener ben raggruppati i propri personaggi che non solo si muovono nella stessa direzione, ma si compensano senza dipendere l’uno dall’altro. In particolare si noti, come, seppur Vimes rappresenti il fulcro del gruppo, egli non ne è l’elemento indispensabile senza cui la narrazione non procederebbe. Tale struttura, oltre a ripagare sul piano di un minutaggio efficace e non dispersivo, fa in modo che non si crei il fastidioso meccanismo dei personaggi-satelliti che non vivrebbero senza la presenza scenica del Capitano della The Watch.
In realtà la godibilità dell’episodio sta proprio nella forza del gruppo e nella singolarità dei suoi elementi: ognuno prezioso, nessuno indispensabile. In questo modo si viene anche a creare un affiatamento tra i protagonisti e lo spettatore stesso, il quale si sente in qualche modo parte di una ciurma in cui ognuno è a suo modo importante.
UN PASSATO MISTERIOSO
“He hasn’t changed since that night. How is that possible?”
L’abilità della serie sta anche nel costruire un villain affascinante e imperscrutabile che dosa minuziosamente le informazioni da dare.
Il mistero dietro il passato che lega Carcer e Vimes si infittisce (in questo episodio con la comparsa di tale Sergeant Swires) e la curiosità nei confronti di un personaggio così enigmatico, come quello interpretato da Sam Adewunmi, cresce sempre di più.
A un passato impenetrabile si aggiunge poi un presente non ancora ben definito e che si arricchisce di un nuovo elemento: finalmente entra in scena la misteriosa gilda che ha aiutato Carcer a sopravvivere e che ha intenzioni bellicose nei confronti della The Watch e di Sam Vimes. Il gioco sembra appena iniziato.
THUMBS UP | THUMBS DOWN |
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Continuano le avventure di Capitan Vimes e della sua ciurma di disagiati sociali e sulle note di “Wake me up before you gogo” ecco servito il benvenuto a un nuovo personaggio: Wayne, la spada.
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Lunatica, brutta, cinefila e mancina. Tutte le serie tv sono uguali, ma alcune sono più uguali delle altre.