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Them 1×02 – Day 3TEMPO DI LETTURA 5 min

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Recensione di Them 1x02Them in sole due puntate mette in tavola più sottotrame e tasselli di quelli che ci si poteva aspettare ad una prima occhiata. La serie ideata da Little Marvin ambisce a portare sul piccolo schermo differenti argomenti che trovano il loro punto d’appoggio nella quotidianità della famiglia Emory: oltre al razzismo e alle condizioni di vita di una famiglia afroamericana e dei soprusi che deve subire, Them tratta di salute mentale e della disparità di genere che trova terreno fertile nell’istituzione familiare degli anni Cinquanta.

Day III


Day 1” si è concluso con una Lucky che, brandendo la pistola, minaccia i vicini di lasciar stare lei e la sua famiglia. Devastata dalla morte di Sergeant e al pensiero che qualcuno sia entrato nella loro casa, traumi del suo passato tornano a galla.
L’arrivo della polizia coincide con l’ennesimo episodio di razzismo. Se minacciare qualcuno con un’arma da fuoco è un episodio grave, è ancor peggio se a farlo è una donna afroamericana in un periodo storico in cui il razzismo sistemico è dilagante. L’arroganza e l’intimidazione dei secondini trova un muro quando ad arrivare è un terzo poliziotto, che cerca di calmare le acque.
In questa puntata vengono introdotti tre personaggi bianchi che, ad un’occhiata superficiale, sembrano essere una boccata d’aria fresca. Ma in realtà hanno inglobato nei loro comportamenti la mentalità dell’America di quegli anni. L’ingenuità del poliziotto che non crede che qualcuno possa aver ucciso il cane per intimorirli; il capo di Henry che lo rimprovera per essersi distratto durante il lavoro ricordandogli quanto si sia battuto per averlo lì; Doris che si “complimenta” con Ruby affermando candidamente quanto il suo viso sia bello, per essere una ragazza nera. Non sono lontanamente paragonabili alle casalinghe e ai loro mariti che organizzano degli attacchi per costringergli ad andare via, bensì micro-aggressioni che la famiglia Emory deve subire quotidianamente.
Il quartiere dai toni pastello nasconde delle dinamiche sociali fortemente radicate in quegli anni. Oltre al razzismo, le casalinghe della zona sembrano uscite da una rivista femminile degli anni Cinquanta. Sempre impeccabilmente vestite e pettinate, sembrano delle bambole che ricoprono il ruolo sociale cucito loro addosso. La ricerca continua di una perfezione preconfezionata si riflette nelle case arredate scrupolosamente usando come metro di paragone le riviste tanto in voga di quegli anni, nelle cene e aperitivi preparati minuziosamente e serviti in due posti differenti della casa (il salotto dove conversano solo le donne, e la famosa man cave dove si riuniscono i mariti) fino ad arrivare alla diet culture rappresentata da una dieta assurda (Midge ammette di mangiare solo otto uova sode al giorno, prima di condividere il lieto evento) per essere identiche in ogni forma e aspetto alle altre mogli.
Ed è proprio nella casa che si manifestano, per il momento, i drammi maggiori. E riprendendo gli espedienti del cinema horror, la donna che perseguita Gracie appare a Lucky proprio in cantina, il luogo maledetto per eccellenza. Lo stile di Them è un horror dal taglio pulito che strizza l’occhio a jumpscare ben piazzati, ma fa maggiore affidamento sugli aspetti psicologici e sulla tensione crescente.

SALUTE MENTALE


Ever think about what the brain meat must look like, Mrs Emory? Some bitch killed my dog, I might get curious.

Uno degli aspetti più interessante di “Day 3”, oltre a quelli poco sopra, è il discorso già intavolato durante il pilot sulla salute mentale.
La puntata si apre nuovamente con un flashback ambientato in North Caroline nel 1946. Henry si scopre essere un veterano di guerra che è tornato a casa con un disturbo da stress post traumatico. A lui e agli altri soldati neri non sono state date armi per la guerra, considerandoli non pronti per combattere. Oltre ad essere lasciati totalmente a loro stessi, sono stati torturati come cavie per scoprire i sintomi di vari gas tossici.
Con una perfetta circolarità, la scena iniziale della torta che ricorda ad Henry l’odore dolce del gas trova la sua macabra conclusione nella sequenza finale, dove Lucky, indispettita dall’essere stata tradita da Gracie, serve un’enorme fetta di crostata ad Henry. Solo negli ultimi secondi si riprende, come se avesse compiuto quell’azione in uno stato di trance.
Prima di proseguire, occorre precisare che l’analisi che segue è fonte solo di considerazioni “profane”, senza entrare nel merito della specificità clinica.
Lucky è senza dubbio una protagonista sfaccettata di cui ancora si sa ben poco. Dal flashback iniziale nel pilot si vede un gruppo di uomini e donne bianche che minaccia di portargli via suo figlio. Se poteva sembrare un incubo, i dubbi vengono dissipati dalla foto del bambino nel soggiorno.
La probabile schizofrenia di Lucky, malattia mentale in alcuni casi ereditaria, potrebbe essere stata ereditata da Gracie. È presto per far congetture, ma alla luce delle poche informazioni che si hanno, potrebbe essere questa la risposta al perché solo loro due, fino ad ora, hanno visto Miss Vera.
L’ultimo personaggio da chiamare in causa è Betty. Ennesima copia di una casalinga impeccabile, è lei a tirare i fili al marito. La manipolazione è una conseguenza della sua ossessione che, spesso, sfocia nella paranoia.
Il forte razzismo di Betty la porta ad avere terrore non solo per sé stessa, ma anche per la serenità del quartiere, per la situazione economica delle case (i prezzi delle case, come ben si sa, sono influenzati anche dal quartiere in cui si trovano: l’avere persone nere come vicini, svalutava il prezzo) e la paura che la famiglia Emory possa chiamare altre famiglie afroamericane.
La sua convinzione la porta a credere fermamente che il dominio della famiglia Emory sia già iniziato e che la sua vicina non stia traslocando in fretta e furia per l’arrivo di un altro figlio e per la promozione del marito, ma per paura. La paura nella decisione di Midge e di Dale di trasferirsi sicuramente c’entra, ma Midge sembra avere più timore nelle ripercussioni ai loro danni per non partecipare alle rivolte e al piano per cacciare gli Emory.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Le singole sottotrame si uniscono a perfezione con la storia principale
  • Il flashback iniziale che fa presumere dei traumi passati ancor peggiori della vita nel quartiere
  • L’aspetto psicologico dei personaggi
  • Comparto tecnico di alto livello
  • Elementi classici dell’horror usati senza cliché
  • Nulla da segnalare

 

Them conferma le prime impressioni, grazie a delle scelte estetiche e registiche di alto livello che accompagnano una narrazione ricca di suspense e tensione.

Ha studiato cinema alla Sapienza. Innamorata dell'horror e della fantascienza, la rende felice un buon adattamento di un libro di Stephen King o un film sui viaggi nel tempo. Non parlatele del politically correct se non volete iniziare un litigio infinito. Crede fermamente che Fox Mulder sia il suo spirito guida.

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