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Recensione Turning Red
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Turning Red

La Pixar torna a parlare di crescita e d'identità con Turning Red, diretto dalla regista sino-canadese Domee Shi.

Mei Lee è una giovane ragazza di origini cinesi che vive con i propri genitori nel quartiere cinese di Toronto. La sua vita è semplice e scandita da rigide abitudini: a scuola è una brillante studentessa concentrata sul suo futuro, a casa aiuta la madre al tempio. Mei vive quasi una doppia vita: con le sue amiche è allegra ed estroversa, è appassionata di musica pop e adora una boy band molto famosa, i 4 Town. Una passione che nasconde a sua madre Ming il cui senso di protezione nella figlia è fin troppo invadente.
Tutto è destinato a cambiare quando Mei si sveglia con le sembianze di un panda rosso.

Turning Red (semplificato in Red) è il 25esimo film Pixar che, come Soul e Luca, ha sorvolato l’uscita tradizionale nelle sale cinematografiche per approdare direttamente sulla piattaforma Disney Plus. Una scelta che non ha solo reso ancor più scontenti gli addetti della Pixar – che valutano la mancata uscita in sala un sminuire il loro lavoro – ma anche gli spettatori. Infatti, Turning Red avrebbe meritato la visione in sala anche solamente per la cura nei dettagli (basta aspettare qualche attimo durante i titoli di coda per veder comparire un esiguo gruppo di persone che si è occupato esclusivamente del ricreare il sudore) e per l’estetica più in generale.
Red è il debutto della regista Domee Shi, nata in Cina (più specificatamente a Sichuan) e trasferitasi in Canada quando aveva appena due anni. Già da questa breve nota biografica della regista, si capisce che Red è un racconto con spiccati accenni autobiografici, a partire dalla protagonista stessa, nata e cresciuta in una famiglia asiatica dai forti valori morali. Ma anche per come è descritta l’adolescenza di Mei Lee, in perfetta simbiosi con tutto quello che andava di moda ad inizi 2000, anni in cui Domee Shi ha vissuto la sua adolescenza.

TRAMA


Mei è una ragazza di tredici anni sino-canadese che vive a Toronto. La sua vita è scandita seguendo un preciso ritmo: la scuola che frequenta con brillanti risultati al mattino è l’unico momento in cui può stare con le sue amiche Pryia, Abby e Miriam e dove la sua personalità allegra ed estroversa raggiunge il suo apice. Appena torna a casa, però, il comportamento di Mei è completamente differente.
Il resto della giornata lo passa al tempio in cui lavora sua madre e la sera a studiare. Nell’ambiente familiare, Mei recita un ruolo che non le appartiene per non far preoccupare i suoi genitori, in particolare la madre Ming il cui eccessivo senso di protezione l’ha spinta ad accudire la sua unica figlia con fin troppa premura.
Tutto cambia quando una mattina si sveglia con le fattezze di un enorme panda rosso, che compare quando Mei prova emozioni troppo forti – che esse siano negative come ansia e paura o positive come l’euforia -, che non riesce a nascondere per molto tempo.

METAFORA SULLA CRESCITA


Red è una metafora brillante e ben congeniata sulla crescita, sui cambiamenti dati dalla pubertà e sull’importanza di distanziarsi dalle rigide regole e tradizioni di famiglia se queste non permettono all’individuo di crescere in libertà.
Così come fa anche Encanto, Turning Red ha al centro una famiglia con una forte identità legata alle tradizioni e alla cultura che la protagonista rispetta e abbraccia, ma di cui ha bisogno di limare gli angoli per far sì che quell’identità diventi anche sua.
Il reale carattere di Mei e le sue passioni sono nascoste alla madre perché li disapproverebbe. Sulla reazione di Ming infatti non ci sono dubbi: Mei vorrebbe andare al concerto della boy band amata da lei e dalle sue amiche, un evento che viene celebrato come un vero e proprio rito di iniziazione, simbolico e che, nella mente della protagonista, culmina con il “diventare donna”.
Il carattere protettivo di Ming che sfocia nel voler controllare Mei è chiaro fin dalle prime scene in cui compare, ma diventa sempre più limpido quando vengono a galla i suoi giudizi sulle amiche della figlia, in particolare su Miriam che Ming non approva. Ma Miriam, se paragonata al carattere di Mei, è molto più tranquilla. Questa doppia identità non è più sostenibile quando Mei diventa un enorme panda rosso, impossibile da nascondere.

P PER PUBERTÀ


La Pixar non è nuova nel raccontare il più classico coming of age con protagonisti adolescenti, ma non aveva mai – prima di Red – parlato così apertamente di pubertà e degli effetti che quest’ultima ha sui ragazzi.
Il cinema, nella sua concezione più ampia, è sempre stato reticente nel trattare l’argomento, soprattutto con personaggi femminili. Ad averlo esplorato maggiormente è un sottogenere ben preciso dell’horror di cui ne fanno parte – per citare due dei titoli più famosi – Carrie: Lo sguardo di Satana e L’Esorcista. Red, per ovvi motivi, punta a scelte registiche differenti dai due film sopracitati, ma l’approccio non è così lontano.
L’età delle protagoniste è molto simile e, come in Carrie dove l’evento scatenante è l’arrivo delle prime mestruazioni della protagonista, anche Ming crede che a Mei sia “sbocciata la peonia rossa”. I rimandi al rosso sono innumerevoli e, molti, anche ovvi, in fin dei conti l’animale in cui Mei si trasforma è un panda rosso. Per quanto l’animale sia carino e dai tratti rassicuranti, l’arrivo della pubertà e del cambiamento che ne consegue viene descritto come qualcosa di mostruoso.
Ma i cambiamenti dati dalla pubertà sono trattati minuziosamente e senza filtri: dall’odore più forte, al cambiamento repentino del corpo fino al desiderio sessuale. Trattandosi comunque di un film Pixar indirizzato principalmente ad un target adolescenziale, non c’è nessun bisogno di un bollino rosso, ma l’attrazione che Mei prova per i ragazzi è inequivocabile e ha forti connotazioni puramente sessuali. Ad esempio, non è certamente usuale per una protagonista Disney disegnare, nel dettaglio, degli addominali su un giovane tritone nel proprio diario segreto accompagnato da un sospiro sognante.

DA WES ANDERSON A SAILOR MOON


Domee Shi ha messo molto della sua esperienza in Red, soprattutto ha trasposto gli anni in cui ha vissuto la sua adolescenza anche nell’estetica.
L’ambientazione è chiaramente dei primi anni 2000, non ci sono dubbi dai libri che le ragazze leggono (la prima inquadratura di Priya la ritrae con un libro molto simile a Twilight), dal tamagotchi appeso allo zainetto di Mei e dalla boy band 4 Town che sono una sapiente miscela tra una band di fine anni 90 e inizi 2000 (tra cui i Backstreet Boy e i Blue) e gli Idol coreani.
L’ispirazione maggiore, come la regista stessa ha confessato, viene però dagli anime di fine anni ’90, soprattutto per le scelte di regia e di caratterizzazione visiva dei personaggi. Impossibile non notare una forte somiglianza nella costruzione dei movimenti facciali e nelle espressioni delle protagoniste con un chiaro rimando a Sailor Moon.
Domee Shi continua affermando che altre due forti ispirazioni per lei sono state Wes Anderson ed Edgar Wright, quest’ultimo stato fonte d’ispirazione per quanto riguarda la costruzione dei tempi comici.

IL TARGET


Turning Red ha un target di riferimento ben preciso: è indirizzato ad un pubblico femminile, ma soprattutto ad un pubblico femminile adolescente.
Per le restanti categorie di pubblico questo non rappresenta un problema grazie alla costruzione dei personaggi ben fatta e all’arco narrativo principale che è coinvolgente e realizzato a regola d’arte, oltre ad una situazione familiare iniziale in cui le dinamiche sono chiare fin dall’inizio, aiutando così lo spettatore ad empatizzare con Mei, in caso non abbia vissuto esperienze simili.
La Pixar sta costruendo la propria identità basata su una maggiore introspezione dei personaggi e delle dinamiche psicologiche che è sicuramente ammirevole. Basta dare una veloce occhiata alle ultime uscite – e alla prossima che sarà Lightyear in arrivo a giugno – per poter apprezzare il modo in cui ogni film targato Pixar mantiene una propria identità con un target ben preciso a cui si rivolge. E anche se in uno stesso anno sono usciti due film con protagonisti adolescenti, non si può non notare come Luca e Red sono molto differenti tra loro.


La regista Domee Shi confeziona il suo primo lungometraggio curando ogni dettaglio: da una sceneggiatura che fila senza problemi, ad un quartetto di protagoniste ben congeniato ed ognuna con una propria identità, fino ad arrivare all’estetica iper realistica e curata.
Turning Red è un bel film sotto ogni punto di vista che continua questo nuovo filone Pixar dove la nuova generazione di registi, animatori e sceneggiatori stanno delineando una strada che vale la pena percorrere.

 

TITOLO ORIGINALE: Turning Red
REGIA: Domee Shi
SCENEGGIATURA: Domee Shi, Julia Cho

INTERPRETI: Rosalie Chiang, Sandra Oh, Ava Morse, Maitreyi Ramakrishnan, Hyein Park
DISTRIBUZIONE: Disney Plus
DURATA: 99′
ORIGINE: USA, 2022
DATA DI USCITA: 11/03/2022

Un tempo recensore di successo e ora passato a miglior vita per scelte discutibili, eccesso di binge-watching ed una certa insubordinazione.

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