Marvel’s Daredevil 3×03 – No Good DeedTEMPO DI LETTURA 4 min

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Let the devil out.

Che la terza stagione di Marvel’s Daredevil sia stata rilasciata praticamente in contemporanea con la cancellazione di Iron Fist e Luke Cage è al 99% una coincidenza. Al tempo stesso però, questi primi episodi stanno mostrando con limpida lucidità la ragione per cui, almeno per il momento, la serie dedicata al Cornetto di Hell’s Kitchen non abbia subito un analogo destino, anzi sia stata l’unica a tagliare il traguardo della terza stagione, ad aver dato origine a uno spin-off non preventivato all’inizio dell’accordo tra la Casa delle Idee e Netflix, e il cui protagonista è stato sostanzialmente il motivo per il quale il crossover The Defenders non venga ricordato con troppa infamia. Il primo ciclo di episodi rilasciato nel 2015, a detta di tutti, ha rivoluzionato completamente il genere serial-comics, tanto che il successivo ha vissuto quasi di rendita. Oramai abituati a prestazioni discutibili come quelle di Finn Jones e compagni, difficilmente ci si sarebbe aspettati che il nuovo showrunner Erik Oleson giocasse al rialzo, ma, per quanto visto finora, è lui ad aver vinto la scommessa.

Matt: “Doesn’t make any sense.
Fisk: “Of course it does. God is angry with you.
Matt: “What are you talking about?
Fisk: “You don’t think God knows you tried to kill yourself?
Matt: “No. That has nothing to do with this.
Fisk: “God restored your hearing… Just in time to hear my name chanted by the crowds. Just in time to learn, in the long run, I won. You lost. Does that sound like God’s forgiveness?
Matt: “No. It sounds like hell.
Fisk: “You’ll never keep Karen safe. In the end, you’ll kill her, too. Just like your father. And Stick. And Elektra. They all died because of you, Matthew.

Tralasciando qualche momento in cui è necessario sospendere la propria incredulità (com’è sopravvissuto l’agente Nadeem all’imboscata albanese?) e altre piccole sbavature – la più importante forse nel primo re-incontro tra Matt e Foggy, che meritava altro spazio e altro tempo, risultato troppo asettico e sbrigativo – “No Good Deed” è un episodio da manuale per come riesce a mantenere alta la tensione senza il bisogno di mettere in mostra scene più “action”, ma solo grazie a dei dialoghi precisi e taglienti interpretati alla perfezione. Un episodio, quindi, che si prende il suo tempo dopo il finale esplosivo del precedente per approfondire a 360 gradi i suoi protagonisti.
Innanzitutto, prosegue il percorso di alienazione iniziato da Murdock in “Resurrection”, che sembra qui trovare un punto di svolta nel prima menzionato dialogo con l’amico di sempre e la confessione con la madre Sister Maggie che questa volta la crociata contro Kingpin dovrà essere totale e definitiva. La conflittualità tra l’eroe in maschera e il proprio alter-ego non è una novità all’interno del genere, ma l’interpretazione di Charlie Cox è semplicemente sopraffina, sofferente e intensa allo stesso tempo. L’idea di trasportare il suo monologo interiore in forma di dialogo con la sua nemesi è geniale, perché evidenzia il physique du rôle di Vincent D’Onofrio, che senza mai essere messo a fuoco dalla camera, ma solo con la propria presenza sullo sfondo e la profondità della voce (obbligatoria qua la visione in lingua originale), riesce a evocare la figura di un villain minaccioso e credibile. L’alchimia perfetta tra i due attori è qualcosa che si vede raramente a questi livelli e ricorda moltissimo il rapporto ambiguo e malato tra Mads Mikkelsen e Hugh Dancy nell’Hannibal di Bryan Fuller – un paragone che, almeno per chi scrive, non rende che onore a Marvel’s Daredevil. D’Onofrio per di più convince anche nelle scene in cui è esplicitamente protagonista, mostrando tutt’altro aspetto e attitudine, con una remissività e un’apparente debolezza di cui non si potrebbe dubitare se non fosse per l’indagine di Karen Page per il New York Bulletin.
Come se ciò non bastasse, gli elogi espressi nelle due precedenti recensioni per come è stato introdotto l’agente speciale Nadeem, vanno riproposti ancora una volta per come gli autori stanno tratteggiando un vero e proprio fan-favorite come Bullseye: tra l’esibizione delle sue letali abilità nel finale di “Please” e la sessione con il terapeuta del Bureau, la psicologia folle e omicida del personaggio sta pian piano emergendo e non c’è nulla di cui potersi lamentare.

So the Devil is back.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Recitazione complessiva
  • Vincent D’Onofrio 
  • Introduzione di Bullseye
  • Karen e il Bulletin
  • L’incontro tra Matt e Foggy risente dell’intensità del resto dell’episodio

 

Matt Murdock. Wilson Fisk. Benjamin Poindexter. Tre ottimi attori, altrettanti ottimi personaggi, un singolo ottimo episodio.

 

Please 3×02 ND milioni – ND rating
No Good Deed 3×03 ND milioni – ND rating

 

Dario ha circa 20 anni e continuerà ad averli fintantoché un dipinto in soffitta invecchierà al posto suo. Alcune leggende raccontano di una grande passione per il tabacco, i libri americani, il cinema e l'alcol, ma una estrema ricerca della perfezione come virtù lo tengono lontano da ogni eccesso. Mentre non si impegna a capire perché gli è sconsigliato vivere di notte come i gatti, scrive legge e fa.

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