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Perry Mason 1×01 – Chapter OneTEMPO DI LETTURA 4 min

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Correva l’anno 1966 quando la CBS Television poneva termine ad una delle serie più famose a livello globale, Perry Mason, serie in grado di diventare quasi un genere a sé oltre al fatto di essere riuscita a creare della vera e propria dialettica ancora in uso oggi (additare qualcuno come se si stesse comportando da Perry Mason è sicuramente un pregio non da sottovalutare).
Eppure, nonostante questo straordinario successo (o forse proprio per questo), il brand sembrava potersi permettere di passare inosservato nel periodo seriale più florido e ricolmo di revival e reboot: forse il clamoroso flop di Ironside (2013-2014) ha inciso su tale scelta televisiva, almeno inizialmente.
Ma ecco che anche il colosso degli anni sessanta, forse per gli interessanti nomi presenti nel dietro le quinte, viene finalmente risvegliato da un sonno profondo di oltre cinquant’anni.
Rolin James (Boardwalk Empire), Robert Downey Jr. (che non necessità di presentazioni), Tim Van Patten (The Wire, The Sopranos, The Pacific, Boardwalk Empire, Game Of Thrones), Deniz Gamze Ergüven (Mustang): nomi che forse non trasmettono nulla di primo acchito, ma le opere seriali (o cinematografiche come nel caso della Ergüven) già trasmettono una certa qualità.
Una qualità, di tutto rispetto, che si rispecchia in un pilot d’alto livello e che si presenta alla perfezione per il ruolo che ha un primo episodio di una serie: introdurre lo spettatore al contesto narrativo (storico, sociale), presentare i personaggi principali e/o secondari, dare il via alla storia e magari concedersi qualche leziosismo scenico. Come è ormai consueto, il minutaggio si attesta intorno all’ora scarsa, ma tutto sommato poco pesa il trascorrere del tempo durante la visione, anche se rimane inutile sottolineare come in quarantacinque minuti si sarebbe potuto tranquillamente condensare la storia senza dover ricorrere a tagli narrativi. Ma oggigiorno il taglio seriale sta ormai spostandosi verso una lunghezza episodica sempre più vicina ai film piuttosto che alle serie tv, specialmente se il canale da cui viene trasmessa non è uno di quelli generalisti (ABC, NBC ecc ecc).

 

Chi era il vecchio Perry Mason? Chi è il nuovo?


Il punto focale della storia risiede proprio in questa differenza del personaggio: la serie degli anni sessanta (così come i romanzi di Erle Stanley Gardner) presentavano Mason come un importante avvocato che era solito scegliere i casi per cui era certo dell’innocenza del proprio cliente. La nuova serie della HBO, che vede Matthew Rhys nelle vesti di Mason, inquadra il proprio personaggio principale come uno scapestrato investigatore privato, senza soldi ed economicamente in bolletta, in una situazione sociale di vero e proprio precariato e con un’infinità di dipendenze (tra cui, ovviamente, l’alcool).
A variare non è il contesto storico in cui la serie è ambientata, bensì è variato il contesto storico in cui la serie è stata scritta.
In un’epoca come gli anni ’60 per poter avere credibilità nel proprio pubblico una serie doveva poter contare su di un personaggio lontano da quelle debolezze che rendevano l’uomo come tale. Insomma, doveva rassomigliare sotto certi aspetti ad un semi dio: eleganza, classe, immacolato senso dell’onore.
Ora, invece, ad attirare è il personaggio con un passato tribolato e con una vita piena di insidie e problematiche, un character costretto a doversi confrontare con i propri demoni quotidiani per potersi tirare fuori dalla pozzanghera di fango nella quale sembra essere precipitato con disonore.
E, sotto questo aspetto, la caratterizzazione di questo Perry Mason (che martella pesantemente proprio su quest’umanità del personaggio) funziona più che egregiamente. Rhys, in tal senso, è una scelta azzeccata che permette di dare profondità ad un personaggio anche solo tramite lo sguardo avvilito, anche perché non è un tipo di molte parole, e non fa rimpiangere per nulla la mancata conferma di Robert Downey Jr. nel ruolo da protagonista come doveva essere all’inizio.
Il caso del bambino rapito e successivamente ritrovato morto rappresenta l’occasione per un uomo del genere per sbarcare il lunario, farsi conoscere e finalmente sentirsi appagato non solo economicamente ma anche socialmente: da sottolineare da questo punto di vista la scena in cui Mason, gongolante, afferma di essere stato scelto per seguire il caso in prima pagina del giornale. Un moto d’orgoglio che svanisce nel preciso istante in cui i suoi occhi incrociano le palpebre cucite della povera creatura morta: una scena raccapricciante e che raggela il sangue ma che cerca di sottolineare, forse, quello a cui lo spettatore andrà incontro nei prossimi episodi.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Produzione
  • Aggiornamento del personaggio di Perry Mason e svecchiamento del suo background
  • Il bambino morto
  • Matthew Rhys
  • Alcuni cliché narrativi

 

Il materiale di partenza è sicuramente d’ottimo livello. Fanno abbastanza storcere il naso alcuni cliché narrativi (si veda per esempio Mason che rimani in piedi la notte per sistemare le fotografie del caso), ma nel complesso si tratta di un pilot molto più che convincente e forse la consueta qualità HBO (unita ad una produzione di tutto rispetto) potrebbe regalare al pubblico una delle pochissime gioie di questo infausto 2020.

 

Chapter One 1×01 0.88 milioni – 0.1 rating

Aldo Longhena

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

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