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The Flash 6×18 – Pay The PiperTEMPO DI LETTURA 4 min

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“Pay The Piper” sembra seguire una regola ben precisa e potenzialmente infallibile, fondata principalmente sulla quantità privilegiata alla qualità. Ovvero: se infarcisci un episodio di tutte le diverse storyline che riesci a metterci, stai sicuro che ne beccherai almeno una giusta. Non importa se potrà sembrare un enorme pasticcio narrativo, se infonderne una benché minima coesione sarà estremamente complicato (e alla fine della puntata, questo aspetto in particolare viene fuori piuttosto chiaramente), quello che conta è sfiancare lo spettatore e dargli l’impressione di aver visto comunque qualcosa di ricco e denso, sicuramente non irrilevante. Sicuramente.
Alla base di questo bel minestrone, allora, vi è l’ennesima riesumazione di Hartley Rathaway/Pied Piper. Se da un lato può apparire una soluzione riciclata e che presenta un escamotage di fondo piuttosto debole, dall’altro va detto che il suo contributo risulta più che positivo, nonostante le premesse. L’ex membro del team Star Labs, con la sua strafottenza mista a notevole ingegno, riesce a infondere una divertente freschezza  nelle interazioni con i protagonisti, tanto con l’eterno rivale Cisco, quanto in azione con Barry. Pur con un risvolto amoroso abbastanza scontato, poi, può contare su uno dei rinnovati background post-Crisi tra i più articolati e incisivi visti finora. Annotazione che fa anche ragionare, d’altro canto, su quanto potenziale narrativo è stato sprecato, limitandosi ad una mera riproposizione di villain meta-umani del passato, il più delle volte giusto con un nuovo look aggiornato.
È il turno, intanto, di valutare le spezie, abbondanti quanto “pesanti” e male assimilate, incarnate dalle solite note dolenti. In primis, naturalmente, Iris e la sua prigionia nel Mirror-Verse, che registra il suo ricongiungimento con Kamilla, riunendo di fatto in un colpo solo il cast peggiore dello show (compresa l’Eva del cliffhanger finale), che raggiunge la sua vetta artistica nella dolorosa interpretazione dell’emicrania lancinante avvertita dalla signora Allen. Ma se la loro storyline è comunque cruciale per portare avanti la trama orizzontale del mid-season (anche se piuttosto lentamente, visto che si risolve solo nella folgorante illuminazione di andare alla ricerca del malcapitato capitano Singh), la meno necessaria e inspiegabile di tutte è quella che vede Killer Frost afflitta dal dilemma di parlare con “sua” madre. Un evento tanto importante e significativo per l’alter-ego di Caitlin che neanche viene mostrato, trovando la sua unica conclusione nella consegna del “Dib-ploma”. Certo, va in qualche modo riconosciuta la tenacia degli autori di “imporre” il legame tra Dibney e Frost da tutta una stagione, ma non si può fare a meno di pensare che sia solo il loro disperato tentativo di dare ancora un senso alla presenza dell’ex-detective nel cast. Ironie a parte, è chiaro che il personaggio si trovi molto più a suo agio nelle storyline investigative, con il loro interessante mix tra film noir e Johnny English che comunque intrattiene, per quanto sempre inusuali nel contesto della serie.
L’unica aggiunta davvero azzeccata, quindi, capace di rendere la pietanza perlomeno digeribile, salvando così l’episodio, è quella di Godspeed. Più che altro dal punto di vista visivo, regalando uno scontro tra speedster meritevole e avvincente come non se ne vedevano da tempo, specie dopo aver totalmente mancato l’occasione con il fugace ritorno del Reverse-Flash. Il risultato è talmente gustoso dal far dimenticare, per un attimo, le evidenti forzature che caratterizzano tutta la sua storyline, dalla sua entrata in scena eccessivamente estemporanea, all’eventuale retroscena che si nasconde dietro la sua comparsa (piuttosto tardivo, in una stagione ormai agli sgoccioli), fino al deus-ex machina (ormai marchio di fabbrica della stagione) del suo sangue salvifico per le sorti del partner di Hartley. Per la serie, la coerenza prima di tutto, sempre e comunque.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • They crossed streams
  • Il ritorno di Godspeed e lo scontro con Flash 
  • Hartley Rathaway/Pied Piper e le sue interazioni con Cisco, Barry e Nash 
  • Il primo background “aggiornato” post-Crisi degno di nota 
  • Killer Frost & Dibney 
  • Iris e Kamilla alla scoperta del Mirror-Verse
  • Godspeed, il deus-ex machina 
  • Le supercazzole pseudo-scientifiche rimangono comunque il vero marchio di fabbrica di questa serie 

 

Il minestrone è servito e se da un lato va apprezzato il tentativo degli autori di amalgamare tutti i suoi ingredienti, dall’altro il risultato è a malapena digeribile. Non resta che darci appuntamento alla prossima puntata di Masterchef The Flash, confidando in un rush finale degno quantomeno di interesse.

 

Liberation 6×17 1.18 milioni – 0.4 rating
Pay The Piper 6×18 1.22 milioni – 0.4 rating

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Laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (no, non è il DAMS) e nella Magistrale di Musica e Spettacolo (sì, tanta fantasia), cresciuto a pane Harry Potter, Lost e Ritorno al Futuro. Nasce scrittore, diventa recensore, vuole fare il regista. Idee molto chiare a parte, ogni giorno si ritrova a prendere appunti dall'HBO dei primi anni 2000, dai vari Lindelof, Moffat, Nolan (quello buono) e da tutta la cricca di Judd Apatow, senza aver paura del tempo speso davanti al monitor, confidando nell’arrivo di una DeLorean volante o, al massimo, nel prestito di una Giratempo...

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