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American Horror Stories 3×04 – OrganTEMPO DI LETTURA 3 min

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American Horror Stories 3x04Quarto e ultimo episodio (per ora?) di questa terza stagione di American Horror Stories. Stavolta l’idea è quella di alcune conseguenze inaspettate dopo aver conosciuto un partner online. Un episodio, “Organ”, Scritto dal veterano Manny Coto (recentemente scomparso) e diretto dalla fotografa e modella Petra Collins (al suo esordio televisivo).

SELFISH WOMANIZER


Un benestante broker colleziona donne per una notte da un’app, rivelando una forte difficoltà a instaurare un rapporto con l’altro sesso, visto solo come mezzo di piacere.
Incontrata l’ennesima, si ritrova il mattino seguente senza un rene e scopre un giro di traffico di organi che serve ad alimentare una ricerca per la creazione di uno nuovo, da impiantare nel corpo femminile, rendendone la vita permanentemente appagante.
Peccato che del corpo di lui, una volta usato, ce ne si può facilmente sbarazzare. Infatti l’organo sperimentale deve crescere in corpi il più possibile perfetti per poter poi essere sistemato (letteralmente a caro prezzo) nel corpo di destinazione.

UN ELENCO DI BUONI PROPOSITI…


Andando ad elencare tutti gli spunti che la trama di questo episodio mette in campo, è evidente come molte tematiche contemporanee vengano catturate: mascolinità tossica, grandi organizzazioni segrete mondiali che manovrano nell’ombra, il nuovo femminismo, il deep web, il sesso come moneta di scambio, la sempre più disumanizzazione nelle relazioni sentimentali, ecc.
Insomma, tutto viene messo nel frullatore per dare l’idea di un discorso profondo, arrivando anche a mettere in luce quanto la ricerca del piacere sia alla base di tutte le scelte che muovono gli esseri umani.
Al di là del protagonista, il cast femminile è funzionale nel suggerire quella consapevolezza di genere che sottende a molti dibattiti contemporanei, aprendo squarci verso una concezione del potere (al femminile) molto più corporativa rispetto a quella maschile. Infatti, tutte le donne presenti nella vita del protagonista, inclusa la sua terapeuta, fanno parte del grande complotto contro gli uomini considerati maschi tossici da, sostanzialmente, eliminare.

…CHE SI RIVELANO UN BUCO NELL’ACQUA


Peccato che il tutto venga fatto senza seguire un senso logico robusto ma affidandosi solo alle buone intenzioni. Tutto avviene troppo velocemente e la facilità con cui i segreti vengono svelati denotano più una volontà di voler dire qualcosa anziché farlo raccontare dalla storia stessa.
Il problema principale però è proprio la scelta del protagonista (Raul Castillo, visto anche in Looking). Se l’intenzione era di scegliere un personaggio detestabile con il quale non empatizzare, la scelta si rivela corretta. Peccato che serve comunque qualcuno che regga il peso dell’episodio attraverso una recitazione quantomeno sufficiente, soprattutto se da personaggio negativo.
In questo caso, purtroppo, si rimane a livelli bassi e le controparti femminili (sicuramente più capaci) ne soffrono trasformando la storia in una farsa che non graffia proprio perché troppo assurda per creare un effetto di coinvolgimento.
Un episodio quindi che avrebbe potuto sviluppare spunti interessanti ma di cui rimangono solo eventi e colpi di scena ad effetto privi di una reale tridimensionalità. Un insieme di elementi volti solo a stupire (teoricamente) lo spettatore, portandolo invece ad annoiarsi.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Il cast femminile è funzionale alla storia, senza brillare in modo particolare
  • A suo modo, veder citato Eyes Wide Shut declinato come fiera dell’organo, ha il suo perché
  • Raul Castillo
  • Una trama dove le cose succedono perché devono succedere
  • Recitazioni sopra le righe che trasformano il tutto in una farsa noiosa

 

Un quarto episodio da bocciare senza alcuno dubbio. Purtroppo la discontinuità nella qualità degli episodi è una caratteristica insita e imprescindibile in una serie di racconti come American Horror Stories. “Organ” è uno di quelli che abbassano la media e di cui se ne può dimenticare l’esistenza.

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Dopo miliardi di ore passate a vedere cartoni giapponesi e altra robaccia pop anni ’80 americana, la folgorazione arriva con la visione di Twin Peaks. Da allora nulla è stato più lo stesso. La serialità è entrata nella sua vita e, complici anche i supereroi con le loro trame infinite, ora vive solo per assecondare le sue droghe. Per compensare prova a fare l’ingegnere ma è evidentemente un'illusione. Sogna un giorno di produrre, o magari scrivere, qualche serie, per qualche disperata tv via cavo o canale streaming. Segue qualsiasi cosa scriva Sorkin o Kelley ma, per non essere troppo snob, non si nega qualche guilty pleasure ogni tanto.

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