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Doctor Who – 60th Anniversary Special Part 2: Wild Blue YonderTEMPO DI LETTURA 4 min

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Non certo quanto ci si potesse attendere da un sessantesimo anniversario, proprio per questa ragione estremamente sorprendente. Un bottle episode con Newton ad aprire e nonno Wilfred a chiudere. Un episodio puramente verticale, minimal, tutto sulle spalle di David Tennant e Catherine Tate (senza neanche il Tardis), un’asettica e enorme astronave, fuori solamente il nulla.
Russell T. Davies si toglie la soddisfazione di presentare (o ripresentare) una classica avventura secondo il suo stile: profonda, molto verticale, distopica, senza disdegnare il grottesco e, perché no, un po’ di trash. Ma stavolta con un budget superiore e risultati che a livello di spettacolarità sono assolutamente evidenti.

COME “MIDNIGHT”


La mente non può non tornare alla 4×10, ovvero quella “Midnight” che aveva come protagonista il Dottore interpretato da David Tennant, guarda caso proprio nella quarta stagione in cui la companion era Donna.
Anche in quel caso si era chiusi in una navicella il solo Dottore (visto che Donna era rimasta ad una spa interstellare) insieme ad altri viaggiatori. Bottle episode anch’esso, l’intero svolgimento avveniva nell’astronave. Anche in quel caso la minaccia era assolutamente invisibile e prendeva la forma dei passeggeri (quello era un caso di “possessione”, al contrario dell’episodio in esame dove si ha invece una vera e propria replica degli originali).
L’ignoto risulta protagonista anche in “Wild Blue Yonder”, dove però la situazione, rispetto a “Midnight” è ancora più estrema: i protagonisti si trovano ai confini dell’universo, dove la luce ancora ancora non arriva, dove non esiste materia, tempo o forma di vita. Viene suggerito che tale risultato possa essere una conseguenza del Flux.
Non è solo la 4×10 a essere evocata. Sono presenti diversi elementi che hanno fatto la fortuna dell’epoca di Davies, e in particolar modo l’epopea Doctor-Donna. La tematica del doppio faceva parte proprio del finale della quarta stagione, con la metacrisi del Dottore, in cui la stessa Donna creava un’altra parte della sua persona. In questo caso specifico l’avventura strettamente verticale costituisce un’esteriorizzazione della crisi di identità soprattutto del protagonista, che si trova a riscoprire un lato felice del suo passato, con il fardello del presente e del futuro.

LA SCELTA FELICE DI RUSSELL


Il motivo primario per cui si può uscire assolutamente soddisfatti da questo episodio è rappresentato dalla scelta narrativa/strategica compiuta dal nuovo-vecchio showrunner. Russell T. Davies si aggancia e sposa totalmente la rivoluzionaria scelta narrativa compiuta da Chris Chibnall. Lo fa con il suo stile e con il volto di David Tennant. Tutto ciò rappresenta una benedizione verso il recente passato che rischiava di rimanere incastonato in un una fase poco felice dello show. Un po’ come veniva profetizzato in Community.
Il Dottore con un vecchio volto parla a Donna del Flux, si fa riferimento alla sua vita dopo essersi separati, a tutto quello che ha vissuto. Questa scelta rappresenta un simbolico abbraccio di Davies sia a Moffatt che, soprattutto, a Chibnall. Con lo stile che è piaciuto a tanti fan, lo show prenderà una direzione di consolidamento e continuità di quanto mostrato finora. Si riguarderanno le stagioni 11-12-13 con la consapevolezza che tutto aveva un senso e una direzione.
La mossa di Russell T. Davies è stata quella di uno che apprezza e vuole bene allo show, prima che a se stesso e alle sue idee. Dove la linea narrativa aperta da Chibnall porterà non è dato saperlo (nulla esclude che verrà lentamente assorbita e rinnegata), ma tale armonizzazione non può che fare bene alla serie e agli spettatori.

DAVID TENNANT, IL 14ESIMO DOTTORE


Parlare della bravura e del carisma di David Tennant sarebbe ridondante e superfluo. Non si può però non sottolineare come l’attore scozzese sia ora a tutti gli effetti il 14esimo Dottore. Al di là del naturale invecchiamento dell’interprete, salta all’occhio come lo stesso personaggio sia differente (e non solo per il cambio di gusti sessuali). Sicuramente un po’ meno sicuro di sé, con un fardello alle spalle ben più pesante (per quanto assurdo) di quello che aveva quando credeva di aver distrutto Gallifrey.
Nello sguardo del 14esimo Dottore ci sono le avventure di “Heaven Sent“, l’addio a Amy e Rory, a Clara e a Billy, la scoperta di non provenire da Gallifrey, un’ulteriore distruzione del suo pianeta di origine. Ci sono molte personalità in più e tutto ciò traspare da sguardi, esitazioni e una personalità leggermente differente, pur in un volto iconico che sarebbe stato facilissimo scimmiottare al cento per cento.
Simbolo di ciò: Donna che dice che solo gli stupidi direbbero “Allons-y”.

 

THUMBS UP THUMBS DOWN
  • Struttura e atmosfera a Bottle Episode
  • Evocazioni del recente passato
  • Tutto l’episodio sulle sapienti spalle di Tennant e Tate
  • Il commovente incontro finale con Wilfred (l’attore è scomparso nel tardo 2022)
  • Praticamente nulla

 

Russell T. Davies ha studiato molto, ha abbracciato lo stile, le scelte e le idee dei suoi successori/predecessori e probabilmente è pronto ad aprire una nuova età dell’oro della serie.

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Approda in RecenSerie nel tardo 2013 per giustificare la visione di uno spropositato numero di (inutili) serie iniziate a seguire senza criterio. Alla fine il motivo per cui recensisce è solo una sorta di mania del controllo. Continua a chiedersi se quando avrà una famiglia continuerà a occuparsi di questa pratica. Continua a chiedersi se avrà mai una famiglia occupandosi di questa pratica.
Gli piace Doctor Who.

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