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Recensione È Stata la Mano di Dio film Paolo Sorrentino Netflix
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È Stata La Mano Di Dio

Recensione del nuovo film autobiografico di Paolo Sorrentino, intitolato "È Stata la Mano di Dio". Disponibile su Netflix.

Negli anni ’80 a Napoli, un ragazzo ha l’occasione di vivere uno dei sogni più grandi degli amanti del calcio, quando giunge nella sua città il goleador Diego Maradona, ma a questa grande gioia si accompagnerà una tragedia inaspettata.

 

Dopo l’exploit de La Grande Bellezza nel 2013, film che ha portato Paolo Sorrentino sul tetto del mondo, il regista napoletano ha vissuto un periodo artistico altalenante con la prova hollywoodiana di Youth – La Giovinezza e il duplice film Loro. Intanto c’è stata la positiva parentesi televisiva, dove Sorrentino ha dato ancora sfoggio dei suoi punti di forza, mostrando ancora di “avere qualcosa da dire“.
È Stata la Mano di Dio segna quindi un cambio di passo nella filmografia del regista, marchiato dal suo ritorno a Napoli, città natale sempre presente in ogni sua opera. La svolta arriva anche nel cambio di direttore della fotografia, visto che non c’è più Luca Bigazzi, storico collaboratore sin da Le Conseguenze Dell’Amore, ma arriva dietro la macchina da presa Daria D’Antonio, già DoP della serie Il Miracolo.
Nonostante il nuovo indirizzo stilistico, comunque rimangono elementi fissi della filmografia di Sorrentino, tra cui, ad esempio, la presenza di un sempre ottimo Toni Servillo nei panni del padre Saverio. Ad affiancarlo ci sono alcuni volti noti, tra cui spicca il giovane Filippo Scotti (Luna Nera), interprete dell’alter ego dello stesso Paolo Sorrentino, in quello che è in tutto e per tutto, un film autobiografico.

Fabietto, è tempo di guardare il futuro.

STORIE DI FAMIGLIA


Abbandonando il pretesto di Maradona esplicitamente sottolineato nel titolo, È Stata la Mano di Dio è un film sulla famiglia e sugli affetti familiari. L’intero primo atto è un’enciclopedia sulla classica famiglia napoletana allargata. Nella prima mezz’ora del film, infatti, colpisce proprio la capacità di creare, come avviene in tutti i film del regista-autore, personaggi secondari perfettamente definiti anche in una sola inquadratura. I vari parenti sono così tridimensionali da risultare riconoscibili in ogni famiglia, a partire dal cinico zio Alfredo fino alla spietata signora Gentile. Così le risate abbondano cogliendo anche di sorpresa lo spettatore, in un film dove Sorrentino mostra tutto lo spirito e la spensieratezza della sua infanzia.
Oltre la simpatia e la leggerezza, nel primo atto incide soprattutto il personaggio di Patrizia, interpretata da una splendida Luisa Ranieri. Su di lei si apre la pellicola, ponendo enfasi sulle sue forme, lanciando il tema della scoperta della sessualità nel giovane “Fabietto” Schisa. Una lenta scoperta, quella sessuale, che passa attraverso le donne più importanti della sua gioventù, come la Baronessa Focale (in una scena che è già un cult) e, soprattutto, con sua madre Maria. Il personaggio di Teresa Saponangelo, che offre una splendida performance variando su diversi aspetti della sfera emotiva, è un personaggio bellissimo e poetico, scritto come solo un figlio può scrivere della sua madre. Fuoriescono tutte le contrapposizioni e le difficoltà di una donna consapevole dei difetti presenti nella propria famiglia ma capace di superare tutto “minimizzando”.

A un certo punto lo chiama un giornalista, e Fellini gli fa: “Il cinema non serve a niente! Però ti distrae…”. E secondo me il giornalista gli avrà detto una cosa tipo: “Ti distrae da che cosa?”. E Fellini gli fa: “Dalla realtà. La realtà è scadente.”.

C’ERA UNA VOLTA IL CINEMA


A una seconda riflessione È Stata la Mano di Dio risulta anche un omaggio al cinema. Un lento climax riguardante la sua passione per il cinema, con la nascita del sogno di diventare “regista di film”. Non è un caso infatti la videocassetta noleggiata di C’era Una Volta in America, capolavoro di Sergio Leone uscito proprio nel 1984, anno in cui inizia il film. La VHS rimane però lì, ferma sulla televisione di casa Schisa, quasi a simboleggiare il sogno nel cassetto di Fabietto lasciato lì a prendere polvere. C’è Fellini, per cui Marchino fa un provino come comparsa, a cui Sorrentino attribuisce una delle frasi più belle di tutto il film. Il regista napoletano sembra quasi voler omaggiare, con riverenza, i grandi autori italiani che l’hanno ispirato, a cui è stato anche spesso e volentieri paragonato. Per chi diceva che La Grande Bellezza era il suo La Dolce Vita, È Stata la Mano di Dio diventa il suo Amarcord.
Tuttavia, c’è una sorprendente figura che Sorrentino decide di mostrare, elevandolo a suo primo maestro: Antonio Capuano. Capuano è un regista e scenografo napoletano, per cui Sorrentino scrisse la sua prima sceneggiatura, Polvere di Napoli del 1998. L’omaggio fatto a Capuano, in alcuni dialoghi ritenuto addirittura al di sopra di Fellini nella scena artistica napoletana di fine anni ’80, è commovente. Il giovane Fabietto confessa di aver visto solo pochi film, tra cui però un film di Capuano, consegnandogli quindi lo scettro di primo artista ad averlo ispirato ad entrare nel mondo del cinema. Anche l’interpretazione di Ciro Capano contribuisce allo scopo, risultando l’ennesima conferma di un cast diretto in maniera magistrale, risultando subito incisivo già dalla sua prima apparizione a teatro nel vedere Salomè.

Ma è possibile che ‘sta città nun te fa venì in mente niente ‘a raccuntà?

O MAMMA MAMMA MAMMA


Diego Armando Maradona è il personaggio che dà il titolo al film grazie a una chiara citazione. Tuttavia Maradona (già presente in Youth) non è altro che un pretesto per raccontare la Napoli degli anni ’80 attraverso gli occhi di Paolo Sorrentino.
Più che del Pibe de Oro stesso, il regista si focalizza, come giusto che sia, su cosa rappresentava per i napoletani l’arrivo di un calciatore come Maradona. Dopo un’attesa snervante durata un’estate intera in cui si rincorrevano voci e smentite c’è finalmente il grande annuncio. È emblematico il cambiamento nella persona di zio Alfredo (Renato Carpentieri), simbolo dell’entusiasmo che si respirava a Napoli anche solo per vedere le gesta del proprio campione con la maglia dell’Argentina.
Però, il pretesto di Maradona, fondamentale nella vita di Paolo Fabio per l’episodio che gli avrebbe cambiato la vita, si mescola con il background napoletano degli anni ’80 che Sorrentino vuole consacrare. Napoli viene osservata in mille sfaccettature, di giorno e di notte, per strade e per mari, tornando ideologicamente a casa dopo una lunga carriera artistica lontana dalla città che l’ha visto crescere. Il regista quindi pare quasi scusarsi, per non essersi reso conto di quante bellezze aveva dinnanzi agli occhi, senza il bisogno di cercarle altrove, come gli intima Capuano.
Più o meno direttamente vengono omaggiati anche i simboli della città partenopea negli anni ’80. C’è Massimo Troisi, presente nelle scenografie e le ambientazioni urbane di Napoli che ricordano i suoi Ricomincio da Tre e Le Vie del Signore Sono Finite, infatti eletto dal regista addirittura a “nume tutelare” del film. E poi c’è Pino Daniele, in una chiusa banale per certi aspetti, ma assolutamente necessaria e perfetta, in quanto quintessenza della città nell’arte, così come questo film ambisce ad essere.

Non me li hanno fatti vedere.


Paolo Sorrentino segna un cambio di passo nella sua filmografia, delineando un prima e un dopo È Stata la Mano di Dio. La fotografia di D’Antonio è ugualmente magnetica a quella di Bigazzi, ma sembra più intima e meno stucchevole. Gli attori, nessuno escluso, sono molto calati nella parte al punto che non si riesce mai a intravedere il volto oltre al personaggio. Toni Servillo, per la prima volta non protagonista in un film di Sorrentino, risulta intelligentemente messo al servizio della trama e di Filippo Scotti, facendo esplodere un’alchimia classica del più bel rapporto padre-figlio.
È Stata la Mano di Dio si presta a più letture, alcune ben visibili e altre un po’ più nascoste. La sceneggiatura, seppur con gli opportuni interventi fantasiosi, rappresenta una storia abbastanza semplice, ma d’impatto. Colpisce per la realtà e la maniera in cui le cose brutte accadono all’improvviso, senza che niente ti avvisi prima.

 

TITOLO ORIGINALE: È stata la mano di Dio
REGIA: Paolo Sorrentino
SCENEGGIATURA: Paolo Sorrentino

INTERPRETI: Filippo Scotti, Toni Servillo, Teresa Saponangelo, Marlon Joubert, Luisa Ranieri, Renato Carpentieri, Lino Musella, Ciro Capano
DISTRIBUZIONE: Netflix
DURATA: 130′
ORIGINE: Italia, 2021
DATA DI USCITA: 24/11/2021 (Cinema) – 15/12/2021 (Netflix)

Giovane musicista e cineasta famoso tra le pareti di casa sua. Si sta addestrando nell'uso della Forza, ma in realtà gli basterebbe spostare un vaso come Massimo Troisi. Se volete farlo contento regalategli dei Lego, se volete farlo arrabbiare toccategli Sergio Leone. Inizia a recensire per dare sfogo alla sua valvola di critico, anche se nessuno glielo aveva chiesto.

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