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Empire Of Light

Sam Mendes alla regia regala un buon film meritevole sia per la fotografia che per le interpretazioni degli attori, su tutti Oliva Colman.

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Hilary è la vicedirettrice del cinema Empire, conduce una vita solitaria e priva di affetti, ma l’arrivo di un nuovo giovane collega, Stephen, le farà provare delle sensazioni ormai sopite. Hilary però ha una salute mentale instabile e in poco tempo le sue condizioni precipitano. Saranno il potere dei film e la malinconica magia dell’Empire a farla rinascere ancora.

Presentato al quarantesimo Festival del Cinema di Torino e nelle sale italiane dal 2 marzo, Empire Of Light è l’ultima fatica dell’acclamato regista britannico Sam Mendes. L’autore ha firmato la regia di pellicole pluripremiate come American Beauty, Revolutionary Road, 1917 e a detta di molti del migliore 007 degli ultimi anni, Skyfall.
Empire Of light ha racimolato una sola candidatura, quella per la migliore fotografia firmata da Roger Deakins, agli Oscar 2023 (premio poi vinto nella notte del 12 marzo da James Friend per Niente Di Nuovo Sul Fronte Occidentale), mentre la bravissima Olivia Colman, protagonista del film, è stata totalmente ignorata dalla Academy. Insieme a lei nel cast anche il giovane Micheal Ward, Colin Firth e l’ottimo Toby Jones.
L’ambientazione del film è un omaggio ai ricordi di gioventù del regista, con la storia ambientata nella costa sud dell’Inghilterra in uno dei periodi più critici della storia della Corona, quello del governo Thatcher. È il 1981 e la piaga del razzismo dilaga libera in un paese che sembra allo sbando mentre a Margate, una tranquilla città di provincia, tutto scorre senza che niente scuota la quiete quotidiana.
La produzione del film è stata affidata alla Neal street Production e a Searchlight Pictures, mentre la distribuzione in Italia è a cura di Walt Disney Studios.

LE DONNE DI MENDES


Olivia Colman che interpreta Hilary, si aggiunge al campionario di donne con problemi di salute mentale proposto da Mendes nei suoi film. Questo tema, che sembra interessare molto il regista, è un riferimento neanche troppo velato alla figura di sua madre, una donna affetta da disturbo bipolare. È chiaro che l’infanzia del regista sia stata segnata da questo avvenimento e che abbia affidato a Olivia Colman il compito catartico di portare in scena i vari aspetti della malattia e delle conseguenze di chi la vive indirettamente.
L’interpretazione dell’attrice è senza dubbio magistrale, ma d’altronde sono anni che la Colman non ne sbaglia una. Nonostante la sceneggiatura e alcune scelte di scrittura non siano entusiasmanti, Olivia Colman riesce a restituire con grande equilibrio le classiche luci e ombre di chi è affetto da questa patologia.
Il contraltare di Hilary è invece Stephen, un ragazzo senegalese cresciuto in Inghilterra, che vuole scappare dalla provincia e iscriversi al College. Assunto come bigliettaio all’Empire, la sua generosità, vitalità e in alcuni casi ingenuità, colpiranno molto Hilary che avvicinandosi a lui verrà trascinata in un vortice di emozioni di cui non saprà gestire la portata.

UNA LETTERA D’AMORE AL CINEMA (grazie Tornatore)


La storia di Hilary, Stephen e degli altri personaggi è racchiusa all’interno del cinema Empire, il cinema più importante della costa sud d’Inghilterra. Questo luogo, reso affascinante dalla fotografia di Deakins, racchiude tutta la malinconia di un passato luminoso che però non vuole cedere alle brutture del presente. L’Empire e Hilary sembrano non volersi arrendere, nonostante tutto intorno a loro dica di farlo.
Mendes, con evidenti citazioni a Nuovo Cinema Paradiso di Gabriele Tornatore, vuole omaggiare il cinema inteso come luogo salvifico sia dell’anima che del corpo. Per questo attraverso la curiosità di Stephen, Mendes porta lo spettatore dentro la cabina di regia dove Norman (Toby Jones) il macchinista, dà vita alla magia delle immagini in movimento. Lo stupore di Stephen è quello dello spettatore a cui, attraverso gli occhi del ragazzo, viene svelata l’illusione del cinema.
È sempre rischioso quando un regista si accinge a raccontare il diario dei suoi ricordi, anche se in forma non autobiografica. Il rischio è infatti quello di risultare o troppo didascalici o troppi voraci.
Empire Of Light è il risultato di una bulimia di temi che martellavano da tempo la testa del suo autore, che però ha deciso di portarli tutti in scena non amalgamandoli con sufficiente equilibrio. Lo spettatore si trova così disorientato davanti a un film che vuole affrontare argomenti come razzismo, tradimento, salute mentale, malinconia e potere salvifico dell’arte, tutti in una volta.

Si chiama Fenomeno Phi, la visione di immagini statiche in rapida successione crea l’illusione del movimento, l’illusione della vita.


Empire Of Light è un buon film che vale la pena vedere sia per la fotografia eccellente che per le interpretazioni degli attori, tra cui spicca Oliva Colman.
Sam Mendes alla regia riesce a regalare qualche scena davvero meritevole con altre più trascurabili. Il difetto della pellicola è da rintracciare nella sceneggiatura non convincente. Le tematiche sono infatti troppe e troppo intense per poter essere affrontate in uno stesso film e questo si nota sin da subito. Gli amanti del cinema verranno colpiti dall’amore che il regista ha per questo medium, sia come luogo fisico che come luogo della mente (seppur l’idea di entrare nella cabina di regia era stata già eccellentemente portata sullo schermo da Tornatore).
La storia con lo sviluppo migliore è sicuramente quella di Hilary, a cui lo spettatore si affeziona e con cui riesce a simpatizzare maggiormente. In generale, la bellissima illusione delle immagini in movimento è arrivata, anche se con qualche intoppo.

 

TITOLO ORIGINALE: Empire of Light
REGIA: Sam Mendes
SCENEGGIATURA: Sam Mendes
INTERPRETI: Olivia Colman, Michael Ward, Colin Firth, Toby Jones
DISTRIBUZIONE: Walt Disney Studios
DURATA: 113′
ORIGINE: UK, 2022
DATA DI USCITA: 03/09/2022 (UK), 02/03/2023 (Italia)

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Vivo a Milano, ma sono una romana doc, guardo tante serie tv e film e nel mio tempo libero lavoro, faccio sport e viaggio tanto.
Mi piacciono molto i cani e amo le mezze stagioni, anche se non ci sono più.

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