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Diabolik recensione
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Diabolik

La pellicola dei Manetti Bros è sicuramente un buon film ma una regia poco audace e le disastrose prove attoriali di gran parte del cast ne compromettono la piena riuscita.

Dal famoso fumetto di Angela e Luciana Giussani, le avventurose vicende di Diabolik, un ladro spietato che si scaglia contro banche, famiglie benestanti e persone che si sono arricchite in modo illecito, derubandole senza pietà.
L’adattamento cinematografico del fumetto delle sorelle Giussani doveva debuttare nelle sale già il 31 Dicembre 2020, ma è stato rimandato più volte a causa dell’attuale pandemia mondiale, facendo il suo debutto solo il 16 Dicembre 2021.
La pellicola è la seconda trasposizione cinematografica per il personaggio, dopo il film omonimo del 1968 diretto da Mario Bava che, rispetto all’opera filmica di oggi, si distaccava notevolmente dall’opera madre a fronte anche di un budget molto ridotto. Inoltre, è importante sottolineare come il film dei Manetti Bros tragga spunto direttamente da due numeri in particolare del fumetto: “L’Arresto Di Diabolik” e “L’Arresto Di Diabolik Remake, versione più recente scritta da Tito Faraci.

È un uomo. Ma dalle capacità straordinarie.

IL LEGAME CON IL FUMETTO


Prima di dare un giudizio a tutto tondo sul film non si può non parlare del celebre fumetto e del forte legame che c’è tra le due opere: infatti la pellicola mira direttamente alla larga platea di lettori dell’opera cartacea, non spendendo tempo in introduzioni o contestualizzazioni della storia, dando per scontato che lo spettatore sia già a conoscenza di alcuni tratti dei character e del contesto in cui i personaggi si muovono.
Alcune evidenti forzature narrative, a prima visione intollerabili, in realtà ricalcano i tratti salienti del fumetto che, occorre ricordare, risale all’inizio degli anni ’60 e non ha mai subito un processo di modernizzazione, rimanendo inalterato nonostante i tantissimi anni di pubblicazione.
Forse anche per questo, le storie del ladro hanno conquistato uno spazio così importante nel mondo del fumetto europeo grazie alla casa editrice milanese Astorina che lo pubblica ininterrottamente da allora.
L’escamotage delle maschere, perfette ed invisibili, la facilità con cui Diabolik si sostituisce alla sue vittime imitandone non solo l’aspetto ma la tonalità della voce, il fatto che nessuno si accorga di differenze fisiche come peso o altezza, le tecnologie usate dal ladro che spesso rasentano il ridicolo per quanto assurde: sono tutti elementi che stonano sul grande schermo ma sono perfettamente funzionali all’interno del fumetto.
Perfino l’utilizzo del codice morse con cui Diabolik tramite gli occhi svela il suo piano di fuga ad Eva Kant è qualcosa che a uno primo sguardo risulta totalmente assurdo ma, contestualizzando il film in relazione alla volontà di seguire gli stilemi dell’opera fumettistica, assume un significato diverso.
Non è un caso che alla stesura della sceneggiatura abbia partecipato anche Mario Gomboli, storico curatore del fumetto, per creare un’evidente sinergia tra opera filmica e opera cartacea.
Ed è qui che risiede la chiave di lettura del film che va visto e interpretato secondo la chiara volontà dei registi di rispettare i cardini principali del fumetto, anche se nonostante questa interpretazione rimangono comunque degli evidenti difetti che non possono essere ignorati.

UN BUON NOIR


La pellicola ricalca tutti gli stilemi classici dei film di genere noir e ha avuto a disposizione ben 10 milioni di euro di budget che, come quello di Freaks Out stimato intorno ai 12 milioni, rappresenta una cifra enorme per il mondo del cinema italiano. Il risultato a livello visivo è senza dubbio soddisfacente con una buona resa di un mondo immaginario ambientato durante gli anni ’60. Forse visto l’ampio budget si poteva osare di più a livello registico, per una regia buona ma che non stupisce, priva di quel guizzo in grado di dare una marcia in più al film.
A parte una breve parentesi tra le montagne di Courmayeur, la maggior parte delle scene sono girate tra Bologna e Milano, mentre Trieste è stata scelta per le scene di ambientazione marittima, segno di come i fratelli Manetti volessero dare una chiara impronta italiana al film già a partire dalle location.
L’ottima colonna sonora è stata curata da Pivio e Aldo De Scalzi, storici collaboratori dei Manetti Bros, anche con la partecipazione di Manuel Agnelli (cantante degli Afterhours) che è autore di due brani originali che segnano il suo debutto come solista.
A non deludere ci sono anche gli interpreti dei protagonisti principali, in primis Luca Marinelli. L’attore riesce a restituire allo spettatore un personaggio freddo, distaccato, quasi disumano, con il famoso sguardo in primo piano di Diabolik sul quale i registi giocano di continuo per rendere l’inafferabilità del character, sempre sicuro di sè e imprevedibile. Non il classico antieroe come si potrebbe pensare, bensì uno spietato criminale che non si fa problemi a uccidere persone innocenti se necessario per portare a termine i propri piani.
Solo l’Ispettore Ginko riesce a tenergli testa ed è interpretato da un ottimo Valerio Mastrandrea che conferisce al character un’aura seria, riflessiva ed impenetrabile, caratterizzata anche da un’evidente attenzione ai dettagli come il gesto ossessivo con cu si accende la pipa continuamente.
Menzione a parte merita la splendida Miriam Leone che interpreta Eva Kant: anche se l’interpretazione dell’attrice siciliana non è ottima e non regge il confronto con gli altri protagonisti, a livello visivo complessivamente la Leone è una perfetta Eva Kant nelle movenze e nella resa prettamente estetica del personaggio e, se si pensa al fumetto, risulta impossibile non riscontrare una somiglianza veramente straordinaria.

COSA NON FUNZIONA


Al di là di un minutaggio troppo elevato (133′) di cui si potevano tagliare almeno 15 minuti per rendere la narrazione più snella e dinamica, il problema più grande del film riguarda la pessima recitazione di gran parte del cast che, esclusi i tre protagonisti principali, non è assolutamente all’altezza della situazione. Ed è un problema che è impossibile da ignorare.
La prova attoriale di Alessandro Roja, volto del vice Ministro della Giustizia Giorgio Caron, è veramente imbarazzante al livello delle telenovelas sudamericane: nonostante l’attore romano abbia già dato prova delle sue buone doti recitative in Romanzo Criminale, qui la sua performance è disastrosa e sfiora il ridicolo.
Certo il linguaggio aulico e fortemente retrò sicuramente non aiuta (anche questo elemento tipico del fumetto), ma la sensazione è che Roja abbia esasperato alcuni tratti peculiari del character ed il risultato è pessimo.
Diversi personaggi, dal capo dei pompieri di Ghenf al capo della polizia, senza dimenticare la direttrice della banca, risultano essere assolutamente macchiettistici e fuori contesto, privi di qualsiasi realismo: non si capisce inoltre per quale motivo tali personaggi, con nomi di derivazione francese o inglese che operano a Ghenf, siano caratterizzati da una parlata da “milanese imbruttito” , riscontrabile nei peggiori cinepanettoni di Massimo Boldi.
Una scelta davvero incomprensibile che peggiora notevolmente tutta la seconda parte del film e in generale la valutazione complessiva dell’opera.


La pellicola dei Manetti Bros è sicuramente un buon film, ma una regia poco audace e le disastrose prove attoriali di gran parte del cast ne compromettono la piena riuscita. Un peccato per un film che aveva centrato in pieno l’ambientazione noir ed i tratti caratteristici dei personaggi principali, ma la cui valutazione non può andare oltre una piena sufficienza.

 

TITOLO ORIGINALE: Diabolik
REGIA: Manetti Brosio
SCENEGGIATURA: Manetti Bros, Michelangelo La Neve, Mario Gomboli
INTERPRETI: Luca Marinelli, Miriam Leone, Valerio Mastrandrea, Alessandro Roja
DISTRIBUZIONE: Cinema
DURATA: 133′
ORIGINE: Italia, 2021
DATA DI USCITA: 16/12/2021

Venera due antiche divinità: Sergio Leone e Gian Maria Volontè.
Lostiano intransigente, zerocalcariano, il suo spirito guida è un mix tra Alessandro Barbero e Franco Battiato.

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