);
/

Perfect Days

Hirayama conduce una vita semplice scandita da una routine perfetta. Si dedica con cura e passione a tutte le attività della sua giornata: dal lavoro come addetto alle pulizie dei bagni pubblici all'amore per i libri, le piante, la fotografia analogica e la musica rock.

()
Hirayama conduce una vita semplice scandita da una routine perfetta. Si dedica con cura e passione a tutte le attività della sua giornata: dal lavoro come addetto alle pulizie dei bagni pubblici all’amore per i libri, le piante, la fotografia analogica e la musica rock.

 

Perfect Days è il primo film giapponese, avente un regista non giapponese, ad essere nominato nella categoria Miglior Film Internazionale agli Oscar. Altra curiosità da menzionare per presentare questa pellicola è la nascita dell’idea stessa del film. Wim Wenders, una volta placatesi le precauzioni legate alla pandemia, viene invitato a Tokyo per osservare il Tokyo Toilet Project perché voleva essergli commissionato un documentario su questi nuovi bagni pubblici dislocati all’interno del quartiere di Shibuya. Wenders, tuttavia, optò per un film trovando in questo territorio (cinematografico) inesplorato qualcosa che toccava le sue corde da regista. Le riprese sono durate solo 17 giorni.
Il film è girato in 4:3 e rappresenta una boccata d’aria fresca e placida serenità. Un film introspettivo, senza nessun tipo di sconvolgimento di trama o porzione action. La routine settimanale di Hirayama viene snocciolata momento dopo momento, senza lasciare effettivi buchi vuoti ma ripercorrendo tutte le attività dell’uomo. I dialoghi sono ridotti all’osso, anzi, si potrebbero addirittura definire assenti visto che il fulcro centrale riguarda le immagini e le sequenze messe in mostra durante la visione.

You know, the potter’s secret is doing it for the first time each time, and for our man, Hirayama, it’s the same. Each day, he’s doing it for the first time. And he’s not thinking how he did it yesterday, and not thinking how he will do it tomorrow. He’s always doing it in the moment. And that’s the potter’s secret as well. And that’s what gives a whole different dignity to any repetition. (Wim Wenders)

La realtà vissuta da Hirayama è cristallizzata, sospesa nel tempo, privata di qualsiasi tipo di contesto temporale. L’uomo vive in un piccolo appartamento, ha un lavoro semplice a cui si dedica con dovizia e (nel suo piccolo) passione, i rapporti interpersonali riguardano individui che passivamente o attivamente entrano all’interno della sua routine. Ma come detto si tratta di sporadici momenti all’interno del quotidiano. Una cristallizzazione del presente che, forse, permette ad Hirayama di sopportare il passato e ciò che esso rappresenta per l’uomo.
La chiave di lettura del film cerca di darla il regista stesso: dopo i titoli di coda, infatti, compare la scritta “komorebi”, parola giapponese che si può tentare di tradurre in “la luce che filtra tra le foglie”, una sorta di messaggio di serenità, quindi. Un messaggio a tratti diametralmente opposto, a tratti visceralmente identico a “il mondo è tuo” di Scarface o a “il mondo è nostro” di La Haine. Qui c’è meno violenza e sfrontatezza nel trasmettere questo pensiero, c’è solo il tentativo di sottolineare la speranza del giornaliero, senza il sangue dei due film sopracitati.
Hirayama si è estraniato dal mondo, per sua scelta o per quella degli altri, ma riesce nella sua semplicità e con la sua dignità a ritagliarsi un posto nel quale riuscire ad essere sé stesso in tutta tranquillità.
La cristallizzazione di cui si faceva menzione poco fa è relativa anche alla tecnologia di cui la vita di Hirayama è totalmente assente. Il furgoncino che guida, in una Tokyo avveniristica, sembra dell’anteguerra. Il tempo libero dell’uomo, poi, è condito di letture di libri molto vecchi e l’ascolto di audiocassette che meticolosamente riavvolge armato di matita nel suo giorno libero. Senza dimenticare le fotografie che settimanalmente scatta al parco (il suo luogo prefissato per la pausa pranzo), armato di una Olympus, che poi porta a far sviluppare e successivamente archivia con metodo ed ordine.

Repetition as such, if you live it as repetition, you become the victim of it. If you manage to live it in the moment, as if you’ve never done it before, it becomes a whole different thing. You’re totally right. Crafts in Japan have a whole different tradition and are still lived in a different way than crafts in our Western culture, in which crafts are disappearing rapidly, dramatically. It’s really a shame. I’ve seen some of the last of their craft, trying to find somebody who was going to take it over, but they couldn’t. (Wim Wenders)

Hirayama potrebbe essere descritto, volendo generalizzare, come una sorta di figura affetta da autismo: ripetitività, comunicazione verbale e non compromessa, interessi ridotti. Ma non si tratta solo di questo: il metodismo compassato con cui affronta la vita è momentaneo e passibile di modifiche. Tuttavia il “momentaneo” di Hirayama dura da diverso tempo perché sembra stare talmente bene all’interno della sua bolla da non avere la necessità né di confrontarsi con qualcuno, né di cercare in altre persone qualcosa di imprecisato. Hirayama, nella sua semplicità, riesce a trascorrere dei “perfect days”. Perché allora allontanarsi da questa comfort zone? Una riflessione relativa al film che, appare giusto aggiungere, strizza l’occhio alle persone che non riescono a ritrovarsi all’interno di determinati dettami della società moderna (un po’ come accaduto ne La Persona Peggiore Del Mondo). Non c’è alcuno sguardo negativo o di critica verso uno stile diverso. Banalmente, Wim Wenders cerca di raccontare la semplicità della vita nella sua forma più basilare, senza fronzoli, orpelli o altro ancora.

Through entering into Hirayama’s life, we slowly enter into his way of seeing. But very seriously: every film teaches us its own perception. Some films teach us to see carelessly, others show us how to see with a loving look. (Wim Wenders)

Si è fatta menzione delle audiocassette gelosamente custodite da Hirayama sia in casa, sia all’interno del suo minivan. La musica è, in generale, il primo elemento a ritmare il film di Wenders, soprattutto se si considera che, come detto, i dialoghi sono ridotti all’osso. La canzone di Lou Reed, che dà il titolo al film, permette di dare un senso alla narrazione, ma Hirayama ogni giorno si intrattiene (nel suo percorso casa-lavoro) di un brano diverso.
Queste le canzoni presenti come soundtrack del film:

Risulta interessante poi il connubio tra assenza di dialoghi e assenza di musica, aspetto che porta Perfect Days ad appoggiarsi totalmente ai rumori d’ambiente della città di Tokyo, facendo immergere lo spettatore nella vita della metropoli in ogni singolo aspetto.
Passando al campo visivo, i sogni di Hirayama sono la porzione di storia più peculiare del film, distaccandosi dal racconto puro e semplice della vita dell’uomo, avvicinandosi a qualcosa di quasi lontanamente lynchiano. Si tratta di sequenze brevi (una manciata di secondi, niente di più) in cui compaiono composizioni astratte, in bianco e nero, una serie di esperimenti di espressionismo fotografico ad opera della moglie di Wim Wenders, Dorothea.

Oh, it’s such a perfect day| I’m glad I spent it with you| It’s just a perfect day| You just keep me hanging on| You just keep me hanging on| Just a summer’s day| Problems all left alone| Weekends on our own| It’s such fun. (Perfect Day, Lou Reed)


Perfect Days di Wim Wenders è una pellicola volutamente intima, lenta e che ama soffermarsi sul quotidiano per raccontare della felicità pur nelle piccole cose, nella vita di tutti i giorni di un addetto alle pulizie dei bagni pubblici di Shibuya.
Hirayama, nella sua organizzazione, riesce a trovare la gioia nei piccoli cambiamenti della sua ruotine: un bacio improvviso, un biglietto nascosto tramite il quale inizia a “dialogare” con una persona estranea, l’arrivo della nipote. Modifiche del suo quotidiano, ma che rappresentano boccate d’aria fresca per un uomo che vive la sua vita con una semplicità ed una umiltà uniche.
La vittoria della statuetta come Miglior Film Internazionale risulta difficile da immaginare, soprattutto per la presenza de La Società Della Neve che sembra decisamente meglio attrezzata, tuttavia Perfect Days resta un film degli Oscar 2024 da recuperare e assaporare ad ogni singola sequenza per godere, assieme ad Hirayama, dello splendore della normalità.

 

TITOLO ORIGINALE: Perfect Days
REGIA: Wim Wenders
SCENEGGIATURA: Takuma Takasaki, Wim Wenders
INTERPRETI: Kōji Yakusho, Tokio Emoto, Aoi Yamada, Yumi Asō, Sayuri Ishikawa, Tomokazu Miura, Min Tanaka
DISTRIBUZIONE: Lucky Red
DURATA: 123′
ORIGINE: Giappone, 2023
DATA DI USCITA: 04/01/2024

Quanto ti è piaciuta la puntata?

Nessun voto per ora

Conosciuto ai più come Aldo Raine detto L'Apache è vincitore del premio Oscar Luigi Scalfaro e più volte candidato al Golden Goal.
Avrebbe potuto cambiare il Mondo. Avrebbe potuto risollevare le sorti dell'umana stirpe. Avrebbe potuto risanare il debito pubblico. Ha preferito unirsi al team di RecenSerie per dar libero sfogo alle sue frustrazioni. L'unico uomo con la licenza polemica.

Rispondi

Precedente

Feud: Capote Vs. The Swans 2×04 – It’s Impossible

Prossima

Expats 1×05 – Central

error: Nice try :) Abbiamo disabilitato il tasto destro e la copiatura per proteggere il frutto del nostro duro lavoro.